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| 21 dic 2025 | 14:16

Andrea Crisanti demolisce l’Università: "Il sistema è marcio e i concorsi decisi in partenza. Non si può fare tutta la carriera nello stesso ateneo"

"Senza un intervento strutturale, continueremo a perdere credibilità. Poi non stupiamoci se i ragazzi se ne vanno all’estero e non tornano più”

Andrea Crisanti demolisce l’Università: Il sistema è marcio e i concorsi decisi in partenza

Prima le accuse urlate in Senato, poi la battaglia sui social per ribadire il concetto. E' un fiume in piena Andrea Crisanti, microbiologo, docente all’università di Padova e all’Imperial College di Londra e oggi senatore del Partito Democratico.
 

E' lui che, nelle ultime ore, ha lanciato accuse pesantissime all'intero sistema universitario italiano sostenendo, senza mezze parole che “In quarant'anni di carriera non sono a conoscenza di un singolo concorso di cui non si sapesse in anticipo il vincitore”.

 

Un concetto durissimo, urlato nell'aula del Senato senza remore e un video del suo discorso che è stato visto da quasi tre milioni di persone e rilanciato migliaia di volte. Della trasparenza dei bandi universitari Crisanti ha fatto una battaglia personale e lo ribadisce nuovamente un con post scritto di suo pugno e che punta il dito contro un sistema che, secondo il docente “umilia il talento”.

 

“La nomina a professore ordinario all’Università di Verona del figlio dell’ex rettore dell’ateneo è la dimostrazione di quanto ho denunciato in Senato: ogni concorso è fatto su misura per qualcuno – scrive Crisanti sui suoi profili - Riccardo Nocini è infatti stato l’unico candidato al concorso indetto dall’Università veneta e, a soli 33 anni - a distanza di due anni dal conseguimento della specializzazione - è diventato professore ordinario di otorinolaringoiatria presso il Dipartimento che era stato diretto proprio dal padre Pier Francesco Nocini, poi diventato anche rettore dell’ateneo”.

 

“Questo caso – prosegue Crisanti - è l’ennesimo esempio di un sistema marcio dalle fondamenta: ormai tutti sanno che si fanno i bandi ad personam, nessuno si stupisce più.  I bandi, invece, devono essere aperti: un professore non può studiare, fare ricerca, fare la specializzazione e poi diventare professore a contratto e infine ordinario sempre all’interno della medesima Università, all’estero questa cosa è rarissima”. “Senza un intervento strutturale, i nostri atenei continueranno a perdere credibilità. Poi non stupiamoci se i ragazzi se ne vanno all’estero e non tornano più”, conclude Crisanti.

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