Andrea Crisanti demolisce l’Università: "Il sistema è marcio e i concorsi decisi in partenza. Non si può fare tutta la carriera nello stesso ateneo"
"Senza un intervento strutturale, continueremo a perdere credibilità. Poi non stupiamoci se i ragazzi se ne vanno all’estero e non tornano più”

Prima le accuse urlate in Senato, poi la battaglia sui social per ribadire il concetto. E' un fiume in piena Andrea Crisanti, microbiologo, docente all’università di Padova e all’Imperial College di Londra e oggi senatore del Partito Democratico.
E' lui che, nelle ultime ore, ha lanciato accuse pesantissime all'intero sistema universitario italiano sostenendo, senza mezze parole che “In quarant'anni di carriera non sono a conoscenza di un singolo concorso di cui non si sapesse in anticipo il vincitore”.
Un concetto durissimo, urlato nell'aula del Senato senza remore e un video del suo discorso che è stato visto da quasi tre milioni di persone e rilanciato migliaia di volte. Della trasparenza dei bandi universitari Crisanti ha fatto una battaglia personale e lo ribadisce nuovamente un con post scritto di suo pugno e che punta il dito contro un sistema che, secondo il docente “umilia il talento”.
“La nomina a professore ordinario all’Università di Verona del figlio dell’ex rettore dell’ateneo è la dimostrazione di quanto ho denunciato in Senato: ogni concorso è fatto su misura per qualcuno – scrive Crisanti sui suoi profili - Riccardo Nocini è infatti stato l’unico candidato al concorso indetto dall’Università veneta e, a soli 33 anni - a distanza di due anni dal conseguimento della specializzazione - è diventato professore ordinario di otorinolaringoiatria presso il Dipartimento che era stato diretto proprio dal padre Pier Francesco Nocini, poi diventato anche rettore dell’ateneo”.
“Questo caso – prosegue Crisanti - è l’ennesimo esempio di un sistema marcio dalle fondamenta: ormai tutti sanno che si fanno i bandi ad personam, nessuno si stupisce più. I bandi, invece, devono essere aperti: un professore non può studiare, fare ricerca, fare la specializzazione e poi diventare professore a contratto e infine ordinario sempre all’interno della medesima Università, all’estero questa cosa è rarissima”. “Senza un intervento strutturale, i nostri atenei continueranno a perdere credibilità. Poi non stupiamoci se i ragazzi se ne vanno all’estero e non tornano più”, conclude Crisanti.












