Gioco o azzardo? In provincia un genitore su due non è informato sui rischi nascosti dietro ai videogiochi online. "Fondamentale investire in informazione"
Dall'analisi del campione provinciale, che ha coinvolto 1778 genitori(il 78 per cento donne) con un’età media di 45 anni, emerge infatti un quadro complessivamente positivo sul piano educativo, ma con significative aree di vulnerabilità. Infatti, un genitore su due ha poca consapevolezza dei rischi connessi ai videogiochi. Il tema sarà al centro dell’incontro dal titolo “Gioco o azzardo? Gaming, gambling e salute mentale nei giovani”, in programma giovedì 22 gennaio alle 18 a Palazzo Benvenuti

TRENTO. Quali sono i rischi nascosti del gioco online? Da una ricerca realizzata dall'università di Trento, emerge che nella nostra provincia un genitore su due ha poca consapevolezza dei rischi connessi ai videogiochi.
Il gioco d’azzardo e l’uso dei videogiochi rappresentano oggi una delle principali sfide emergenti per la salute mentale dei giovani. Riconosciuti come una dipendenza patologica a livello clinico, può avere conseguenze negative e significative sulla vita delle persone, incidendo sul funzionamento cognitivo, sociale ed emotivo.
Il tema sarà al centro dell’incontro dal titolo “Gioco o azzardo? Gaming, gambling e salute mentale nei giovani”, in programma giovedì 22 gennaio alle 18 a Palazzo Benvenuti, in via Belenzani 12.
Il progetto, è stato finanziato dalla Fondazione cassa rurale di Trento, concretizzandosi in un podcast dedicato alle nuove forme di dipendenza: diciassette episodi, in cui esperti e studiose del settore sono stati intervistati da studenti e
studentesse del dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive.
Negli ultimi anni, il gioco si è spostato sempre più online, con applicazioni, piattaforme digitali e videogiochi accessibili tramite smartphone rendono queste attività facilmente fruibili anche da bambini e adolescenti, spesso in assenza di adeguati sistemi di controllo. In molti casi si tratta di giochi che prevedono microtransazioni, acquisti in-app per progredire nei livelli o meccanismi di vincita in denaro e ricompense virtuali.
Questi fattori aumentano l’esposizione dei più giovani a rischi che, per età e livello di maturità, non sempre sono in grado di riconoscere e gestire, rendendo urgente un rafforzamento delle attività di informazione, prevenzione e sensibilizzazione rivolte a famiglie, educatori e cittadini.
Il lavoro è condotto dall’Addiction Science Lab dell’Università di Trento, gruppo di ricerca al dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Ateneo che approfondisce le sfide poste dalle ultime dipendenze per individuare soluzioni innovative di prevenzione, diagnosi e trattamento.
"Il gioco digitale è ormai parte integrante della quotidianità dei giovani, ma alcuni meccanismi economici nascosti, come microtransazioni e loot box, possono trasformare un’attività ludica in un comportamento a rischio", spiega Ornella Corazza, professoressa di psicologia clinica e direttrice dell’Addiction Science Lab, che giovedì presenterà i risultati di una ricerca che ha coinvolto Italia e altri dieci Paesi europei, con un focus specifico anche sulla provincia di Trento. "La nostra ricerca mostra come la consapevolezza delle famiglie sia spesso parziale, anche in contesti educativamente attenti come quello trentino".
Dall'analisi del campione provinciale, che ha coinvolto 1778 genitori(il 78 per cento donne) con un’età media di 45 anni, emerge infatti un quadro complessivamente positivo sul piano educativo, ma con significative aree di vulnerabilità.
Solo il 17,2 per cento di chi è stato coinvolto nello studio dichiara di non aver mai sentito parlare di monetizzazione nei videogiochi, ma quasi uno su due (45,6 per cento) non sa cosa siano le loot boxes, uno dei meccanismi più controversi e potenzialmente assimilabili al gioco d’azzardo. Si tratta di contenitori virtuali che durante un videogioco possono essere acquistati, con denaro reale, per ricevere altri oggetti virtuali e poter proseguire la partita.
Circa il 70 per cento dei genitori afferma di non utilizzare microtransazioni: tra chi le utilizza, il 90 per cento spende meno di una volta al mese, con una spesa media di 7,15 euro, al di sotto delle soglie di rischio. Tuttavia, secondo la ricerca, questi dati indicano anche che non sempre il controllo è del tutto consapevole e che alcune spese possono avvenire senza un reale monitoraggio familiare.
"Un genitore su due non è pienamente informato sui meccanismi economici più rischiosi presenti nei videogiochi apparentemente gratuiti", sottolinea Ornella Corazza. "Questo rende fondamentale investire in informazione, prevenzione e dialogo, non solo con i ragazzi e le ragazze ma anche con gli adulti di riferimento".












