Transizione energetica, per la sfida dell'accumulo la risposta “made in Trentino”: ecco la batteria a idrogeno e manganese di Ges
Il nuovo prodotto presentato oggi a Rovereto: la batteria manganese idrogeno di Green energy storage rappresenta una novità nel panorama dell'accumulo di energia - sempre più centrale con il diffondersi delle fonti rinnovabili

ROVERETO. “Questo nuovo prodotto è l'avanguardia dell'avanguardia; la frontiera tecnologica del settore”. L'annuncio è di quelli importanti e arriva direttamente da Rovereto – dagli spazi di Trentino Sviluppo in Progetto Manifattura – dove questa mattina è stata presentata una novità destinata a giocare un ruolo strategico nella transizione energetica in Italia (e non solo): la nuova batteria a manganese-idrogeno di Green energy storage.
A parlare è Matteo Mazzotta, ceo di Ges – società fondata a Trento nel 2015 da Salvatore Pinto (oggi presidente), che progetta e sviluppa batterie a flusso per le applicazioni stazionarie nelle sue sedi di Trento, alla Fondazione Bruno Kessler, e Rovereto, in Progetto Manifattura – nel raccontare a il Dolomiti i dettagli di questa innovazione, “made in Trentino” e finanziata con l'accesso a fondi per 61,5 milioni di euro dall'Unione europea e gestiti dal Mimit, pensata in particolare per facilitare l'accumulo dell'energia prodotta da impianti rinnovabili. Ma procediamo con ordine.
“Oggi – dice innanzitutto il responsabile – ci troviamo in un contesto generale nel quale per una serie di ragioni, a partire dalla transizione energetica imposta dalla crisi climatica, il mondo chiede di avere delle batterie, dei sistemi che immagazzinino quindi e poi rilascino energia, che possano avere una durata lunga”.
Un mercato, dunque, sempre più strategico in questa fase ma nel quale attualmente manca una proposta in grado di coniugare ecosostenibilità, concorrenza a livello economico e una lunga durata di vita del prodotto: “E questo – dice ancora Mazzotta – è stato il punto di partenza per la nostra innovazione: abbiamo inventato una nuova batteria a flusso che dura più a lungo ed è più efficiente dei diretti competitor, grazie all'utilizzo della chimica del manganese e all'immagazzinamento dell'idrogeno”.
Il processo di funzionamento, naturalmente, è estremamente complicato. Al netto dei tecnicismi però – e per fornire un'idea generale di cosa si stia parlando – si può immaginare un sistema che, grazie all'immissione di una data quantità di energia che deve essere conservata, permette di generare elettrochimicamente l'idrogeno partendo da un particolare composto del manganese – la “ricetta” è stata brevettata da Ges ed è il frutto di lunghi anni di ricerca – per poi restituire la carica necessaria reintroducendo l'idrogeno estratto nel ciclo. Il tutto, appunto, in un “pacchetto” economicamente vantaggioso ed ecosostenibile. Scendendo nel dettaglio, dal punto di vista tecnologico, la batteria si basa su una struttura a flusso che disaccoppia energia e potenza, permettendo di dimensionare in modo indipendente la capacità di accumulo e la potenza erogata. L’energia viene immagazzinata appunto sotto forma di idrogeno, autoprodotto all’interno del sistema, eliminando la necessità di approvvigionamenti esterni e riducendo complessità operative e costi.
Certo insomma, non si tratta della tradizionale batteria di uso comune: “L'applicazione per il nostro prodotto – continua Mazzotta – è principalmente stazionaria, non quindi per tecnologia di uso comune o per automobili, e legata all'accoppiamento ai grandi impianti di energia rinnovabile. La ragione è semplice: oggi un'importante percentuale dell'energia prodotta, per esempio, dagli impianti fotovoltaici in Italia viene 'buttata'. Pensiamo alle fasi di picco: a mezzogiorno, in una giornata estiva serena, si può spesso verificare un disallineamento tra la produzione energetica e la richiesta della rete, con conseguenti sprechi. In questa fase si inseriscono dunque i sistemi di accumulo, per i quali è stato tra l'altro da poco creato un nuovo mercato di aste”.
E maggiore sarà la diffusione delle rinnovabili, maggiore sarà la necessità di accumulare l'energia prodotta: “Non possiamo comandare sole e vento. Conservare l'energia rende invece anche queste fonti programmabili. La nostra sfida è stata di affrontare la questione con tre priorità ben chiare: lavorare in maniera green, con un prodotto eco-sostenibile e con un costo finale accessibile”. La nuova tecnologia, in definitiva, permette di immagazzinare energia per molte ore o giorni (il cosiddetto long-duration storage), superando i limiti strutturali delle batterie agli ioni di litio – come quelle che si trovano, per esempio, nei telefoni o nelle auto elettriche – progettate prevalentemente per applicazioni di breve durata.
Particolarmente rilevante è la scelta di utilizzare il manganese – materiale abbondante, a basso costo e con una filiera di approvvigionamento solida e presente in Italia e in Europa – grazie al quale le batterie di Ges possono bypassare filiere estrattive ben più complicate, spesso dominate dalla Cina e al centro di tensioni geopolitiche ormai di lungo corso con gli Stati Uniti: meno del 10% dei componenti della batteria è costituito da materie prime critiche. Proprio in Cina infatti è da poco entrata in funzione la più grande batteria di flusso al vanadio del mondo, un'alternativa al prodotto elaborato da Ges e che utilizza un metallo considerato raro - il vanadio appunto - al posto del manganese. La batteria svelata oggi a Rovereto però, dicono i tecnici di Ges, è fino a tre volte più vantaggiosa, garantendo un'elevata densità energetica per una batteria a flusso, un'efficienza superiore al 75% e, soprattutto, una vita utile che supera i 10mila cicli - fino a 25 anni. Il tutto con un costo livellato di accumulo significativamente inferiore rispetto alla tecnologie oggi dominanti.
“La presentazione della batteria manganese-idrogeno ha segnato un passaggio fondamentale per Ges e per l'intero ecosistema dell'energia – spiega Salvatore Pinto, fondatore e presidente della società –. Questa tecnologia è il risultato di anni di ricerca e di una visione industriale orientata a rendere lo storage di lunga durata una leva concreta per la transizione energetica e per la competitività del sistema Paese”. L'obiettivo, aggiunge Mazzotta: “E' contribuire alla costruzione di una filiera italiana ed europea dello storage, capace di ridurre la dipendenza da tecnologie e materie prime extra-Ue”.
Ha partecipato alla presentazione, con un video-messaggio, anche il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Picchetto Fratin, che ha parlato del tema degli accumuli come di un “elemento chiave” nella fase di transizione energetica: “Lo sviluppo di soluzioni avanzate per l'accumulo di energia è essenziale per la sicurezza energetica del Paese. Tecnologie come quella di Ges rendono più forte l'Italia in Europa e valorizzano l'investimento pubblico in innovazione e ricerca industriale”.
Il percorso di Ges, come anticipato, si è sviluppato interamente in Trentino – nonostante i molti partner della società, tra i quali si contano comunque anche Manica per la parte chimica, UniTrento ed Fbk, oggi siano dislocati in diverse parti d'Italia e d'Europa –, all'interno di un sistema di ricerca e innovazione sul quale il vicepresidente della Pat, Achille Spinelli, ha voluto mettere l'accento. “Il percorso di Green Energy Storage – ha detto – nata nei laboratori di Fbk e cresciuta in Progetto Manifattura, rappresenta perfettamente il nostro sistema della ricerca e dell'innovazione, una realtà capace di trasformare la ricerca d'eccellenza in soluzioni industriali concrete. Con questa nuova batteria a idrogeno, il Trentino dimostra di saper guidare la transizione energetica, creando sinergie tra competenze, sostegno provinciale e visione imprenditoriale, per generare soluzioni tecnologiche sostenibili, sicure e competitive. Un modello che continueremo a potenziare anche attraverso il nuovo Polo Idrogeno di Rovereto, futuro luogo di incontro tra ricerca e impresa, che consoliderà il nostro territorio come hub strategico per le tecnologie di frontiera, capace di generare sviluppo e crescita”.
L'ingresso nel mercato per il prodotto è atteso nel 2027, ma già oggi l'interesse intorno alla nuova batteria è alto: "Abbiamo già diversi contatti - dice ancora Mazzotta - che ci chiedono con insistenza quando la batteria sarà disponibile. L'obiettivo per noi è continuare a crescere sul territorio e stiamo ragionando anche per un futuro sito produttivo in Trentino: ad oggi lavorano con noi 25 persone e vogliamo continuare a dare il nostro contributo a un sistema nel quale siamo cresciuti e nel quale crediamo".












