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Stimoli vibrazionali e "piante mutanti" di Pinot Meunier: i segreti della Fondazione Mach alla Notte dei Ricercatori

La realtà di San Michele all'Adige ha presentato il progetto a zero impatto ambientale per indurre le 'cicaline' in confusione sessuale. I ricercatori: "Nessuna manipolazione Ogm. Solo tecniche cisgeniche per coltivare bandendo chimica, nel rispetto della vite"

Di Nereo Pederzolli - 02 ottobre 2017 - 16:40

TRENTO. Stimoli vibrazionali? No, non è una nuova stramberia di perversione a sfondo sessuale. E’ un progetto d’alta ricerca vitivinicola. Quella che – tra le tante, magari più autorevoli seppur meno 'stimolanti' – ha tenuto banco nella recentissima Notte dei Ricercatori.

 

Con la postazione della Fondazione Mach, a fianco della serra tropicale del Muse, continuamente attorniata da una schiera di curiosi. Perché si potevano vedere, anteprima assoluta, sia un modello di vite assolutamente sperimentale che una tecnica di coltura incredibilmente innovativa. Andiamo per ordine.

 

La vite in questione è l’esemplare del Progetto Microwine, cioè un mutante di Pinot Meunier che produce in continuazione tutto il ciclo dell’uva: tralci della stessa pianta (contemporaneamente) con parti in fiore e altre con minuscoli grappoli d’uva.

 

Fasi fenologiche contemporanee – spiega Stella Grando, docente della nuovissima Università della Vite inaugurata a San Michele all’Adige. Un modello avanzato di ricerca viticola per capire come ottenere nel prossimo futuro piante resistenti alle malattie, pronte e preparate ad affrontare il cambio climatico, lo stress idrico, l’esigenza di avere uve sane per vini sempre più buoni.

 

"Nessuna manipolazione Ogm. Solo tecniche cisgeniche – ribadisce il giovane ricercatore Max Trenti, alle prese con le domante del pubblico presente al Muse – per coltivare bandendo chimica, nel rispetto della vigorìa della vite e dunque gustare il buono e il pulito del vino".

 

Spiegazioni scientifiche e una pratica dimostrazione: quella vibrazionale. I tralci della vite sperimentale sono infatti sostenuti da sottili cavi di acciaio, come in uso nei vigneti più tradizionali. Solo che questi fili sono alimentati da un marchingegno che li scuote, li fa appunto vibrare.

 

Sollecitazioni quasi impercettibili, al nostro tatto, ma devastanti per certi microscopici parassiti, in primis le cosiddette 'cicaline'. Le vibrazioni confondono il maschio che non riesce a individuare la femmina e dunque, aggirandosi nei vigneti, brancola nel vuoto, da solo, senza poter accoppiarsi.

 

Escamotage a zero impatto ambientale, con benevoli, importanti ripercussioni sulla salubrità vegetativa del vigneto.

 

Ricerca e sperimentazione che nella Notte dei Ricercatori ha presentato pure alcuni risultati operativi, i riscontri di un vigneto di quasi due ettari allestito sulla collina sopra San Michele all’Adige, in località Weizacher, dove da qualche mese si stanno analizzando le onde vibrazionali nella confusione sessuale delle cicaline.

 

Risultati disponibili dalla vendemmia del prossimo anno. Progetti tra il C3A dell’Ateneo trentino e il Centro di Ricerca della Fondazione Mach, con il costante impegno di uno staff di sperimentatori – Malnoy, Anfora, Mazzoni e Nieri -  pronti a mettere a disposizione dei viticoltori tecniche e varietà di viti assolutamente innovative. Per nuovi stimoli sensoriali legati al vino del futuro. Un percorso tutto da scoprire. Magari sfruttando proprio i benefici degli studi sulle ‘viti mutanti’ e le tecniche di confusione vibrazionale.

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