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A Bolzano pronta la scritta sopra il Duce a cavallo. Il consigliere provinciale Knoll: "l'Italia per l'Alto Adige rappresenta un fardello"

Sul bassorilievo che celebra il Regime apparirà una scritta a led bianchi di Hannah Arendt: "Nessuno ha il diritto di obbedire". Intanto nel weekend è andato in scena il congresso dei Südtiroler Freiheit che chiedono il doppio passaporto come in Ungheria

Di L.P. - 23 ottobre 2017 - 21:48

BOLZANO. "Nessuno ha il diritto di obbedire". Sarà questa la scritta a led che dal 5 novembre sarà illuminata sopra il bassorilievo del duce a cavallo sulla facciata del palazzo degli Uffici finanziari a Bolzano. Una frase di Hannah Arendt sull'opera del sudtirolese Hans Piffrader in onore del Regime. Un intervento definito di "depotenziamento" di quella che, nei fatti, è comunque un'opera storica e d'arte. Il bassorilievo, in pieno stile classico come fosse una moderna colonna Traina narra l'epopea del fascismo: dalla prima guerra mondiale alla marcia su Roma per arrivare agli anni del consenso. E' composta da una serie di lastre di marmo lunghe 36 metri e alte 5 e al centro campeggia una figura di Mussolini a cavallo con ai suoi piedi il motto “credere, obbedire, combattere”. Un'opera, tra l'altro, cominciata negli anni del fascismo ma completata nel dopoguerra addirittura nel 1957.

 

Ma il vento cambia. La società si evolve e per un monumento storico che verrà "modificato" (ma c'era il rischio che addirittura venisse eliminato quindi, tutto sommato, la via di mezzo scelta dalla Provincia pare ancora dignitosa) c'è chi, indomito, prosegue a testa bassa ripetendo come un mantra gli stessi concetti. E' il caso del partito di Eva Klotz, il Südtiroler Freiheit, che nel weekend ha fatto il suo congresso-show in chiave anti-italiana. Il consigliere provinciale altoatesino Sven Knoll ha ribadito che "l'Italia per l'Alto Adige rappresenta un fardello che causa danni di carattere politico ma anche economico all'Alto Adige e deve perciò essere superato" e quindi ha richiamato al secessionismo.

 

Poi è stato affrontato, anche con una certa enfasi, il tema del doppio passaporto per i sudtirolesi (tema che, tolta qualche residuale minoranza, è ampiamente superato in Austria). Il Südtiroler Freiheit non demorde e al congresso è stato portato addirittura l'esempio dell'Ungheria (uno degli Stati più malvisti in Europa, che con Orban è diventato il cuore nero del Vecchio Continente ma allo stesso tempo uno dei Paesi più nel mirino di Europol e antiterrorismo proprio per i problemi legati alle compravendite dei passaporti) che - è stato detto - permette ai propri ex cittadini di ottenere il passaporto di Budapest pur essendo divenuti cittadini austriaci

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