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Al film sul rapporto tra genitori e figli omosessuali si presenta anche il parroco: "Attraverso l'accettazione della realtà le famiglie si rigenerano"

L'iniziativa promossa da Agedo del Trentino ha visto la partecipazioni del decano di Mori don Augusto Pagan: "I genitori che hanno promosso l'iniziativa hanno dimostrato generosità, e di questo li ringrazio"

Di db - 16 ottobre 2017 - 11:19

TRENTO. Forse non bisognerebbe nemmeno parlarne, lasciare che questi piccoli miracoli accadano all'ombra dei riflettori per non essere dati in pasto al dibattito pubblico e al commento facile che spesso segue a notizie come questa. Ma ne parliamo, perché a dispetto di tutto e di tutti la battaglia per l'inclusione e la dignità delle persone dev'essere raccontata.

 

Un gruppo di genitori trentini di figli e figlie omosessuali e transgender un anno fa ha fondato un'associazione, l'Agedo. La settimana scorsa hanno organizzato la visione di un film alla biblioteca di Mori e, attraverso una pubblicità fatta col passaparola, hanno riempito la sala.

 

Alla proiezione di "2 volte genitori" - il documentario che racconta le storie tra genitori e figli di fronte al coming out -  c'era il sindaco, e c'era pure il parroco che si è poi intrattenuto con quei genitori, soddisfatto della risposta della sua comunità: “C'erano tante persone, questo è molto positivo”.

 

Abbiamo visto un film molto toccante – racconta il sacerdote – che parla del rapporto tra genitori e figli. Genitori e figli che assieme fanno un cammino per prendere coscienza della realtà e affrontarla insieme. Non si è parlato di teorie sull'omosessualità, quelle sono relative: si è parlato del cammino, a volte sofferto, per ristabilire rapporti di comprensione all'interno della famiglia”.

 

Quasi sorpreso che gli si chiedesse il motivo della sua presenza ad un incontro così 'particolare', don Augusto Pagan spiega che “la comunità deve esserci quando si affrontano i temi della famiglia, della sofferenza che in alcune situazioni essa può vivere”.

 

Lui non si appella al motto ormai famosi, in tema di omosessualità, di papa Francesco, quel “Chi sono io per giudicare” che un po' ha cambiato lo sguardo della Chiesa sull'omosessualità. Quel motto sembra dato per scontato. 

 

Siamo persone, perbacco – afferma convinto – e a quell'iniziativa ho visto persone che attraverso l'incontro con i loro figli ritrovano unità, si rigenerano come famiglie. Un percorso doloroso, a volte, e per questo ho partecipato. Perché prima ancora delle parole del papa è il Vangelo che me lo insegna”.

 

Mario Caproni, il presidente della sezione trentina di Agedo, ha spiegato che questo film, dopo il successo riscontrato a Mori, vorrebbe portarlo in visione soprattutto nelle valli trentine, oltre a Trento e Rovereto. “E' importante che questo messaggio di incoraggiamento ai genitori e ai figli tocchi anche le realtà più lontane, quelle che non sempre sono raggiunte da iniziative come questa”.

 

E anche su questo don Pagan gli dà ragione: “Arrivare alla comunità è sempre molto importante. I genitori che hanno promosso l'iniziativa hanno dimostrato generosità, e di questo li ringrazio. Le comunità devono potersi confrontare con questo appuntamento perché queste iniziative servono anche per educare a non discriminare, perché ancora oggi le persone vengono additate nei paesi e questo non è giusto. Ma sono convinto che ci sia in atto un processo di cambiamento, che da questo punto di vista le cose cambieranno”. 

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