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Il papa apre sulle unioni civili. Don Farina: "Come cristiani non abbiamo il diritto di imporre agli altri il nostro modo di vivere. L'importante è il rispetto per le persone"

Dopo le affermazioni di papa Francesco sulle famiglie omosessuali, il mondo cattolico si interroga, tra gli attacchi dei più conservatori e le tante attestazioni di approvazione. Don Marcello Farina: "Parole bellissime. Come cristiani non abbiamo il diritto di imporre agli altri il nostro modo di vivere. La cosa che conta di più è il rispetto per le persone"

Di Marianna Malpaga - 24 ottobre 2020 - 11:55

TRENTO. “Un intervento dirompente e, a mio modo di vedere, bellissimo”. Così don Marcello Farina, classe 1940, per anni docente di filosofia al liceo e all’Università di Trento e insignito quest’anno dell’Aquila di San Venceslao (massima onorificenza cittadina), definisce l’intervento di papa Francesco sulle unioni civili nel documentario “Francesco” di Evgeny Afineevsky, presentato alla Festa del cinema di Roma il 21 ottobre. In “Francesco”, Bergoglio afferma che le persone omosessuali hanno “diritto a una famiglia”, perché sono “figli di Dio”. “Quello che dobbiamo creare – aggiunge il Papa – è una legge di convivenza civile in modo che siano tutelati legalmente. Io mi sono battuto per questo”.

 

Don Farina, come saranno accolte le dichiarazioni di Bergoglio nel mondo ecclesiale? Finora si è già vista una certa chiusura…
"Non è così semplice far accogliere il pluralismo delle etiche e delle morali a una comunità che per tanti secoli ha costruito e diffuso una sola morale. Quindi non è facile nemmeno farle accogliere chi non ha gli stessi punti di vista su sesso, amore e convivenza. Perciò credo che accogliere le dichiarazioni del Papa sia una grande fatica per una parte della comunità cristiana. Per un’altra, penso che si tratti invece di un passaggio dovuto. Ad ogni modo non abbiamo, come cristiani, il diritto di imporre una modalità di vita che gli altri devono percorrere. Per me quello di papa Francesco è un passaggio bellissimo, proprio perché indica qual è la strada da percorrere: il rispetto per le persone, che è poi il punto di partenza per ogni altro discorso. Le regole vengono dopo, ma il punto di partenza è sempre quello".

 

Il Papa parla di unioni civili. Il matrimonio, specifica, rimane quello tra uomo e donna…
"Sì, ed è una cosa che può pensare qualsiasi persona. La vita si attua attraverso l’unione di uomo e donna. Ma ciò non vuol dire che l’amore abbia solo quest’espressione".

 

Le parole di Bergoglio non stupiscono: si era già notata una certa apertura verso le coppie omosessuali…
"Sì. L’ho letta e intravista in un documento molto bello, la Evangelii Gaudium, prima esortazione apostolica di papa Francesco. Ma c’è qualche accenno anche in Amoris Laetitia, la seconda grande lettera di Bergoglio".

 

Secondo lei questo passaggio potrà portare alcune persone ad avvicinarsi alla Chiesa?
"Si può pensare che un certo mondo possa dire: 'Finalmente anche la comunità cristiana si apre alla diversità'. Io sono più problematico da questo punto di vista. Il distacco dalla Chiesa è molto diffuso e radicato, e non sarà certamente solo quest’intervento papale ad aggiungere folle al mondo cristiano".

 

Di che cosa c’è bisogno, quindi?

"È necessario che la comunità cristiana continui a sottolineare e difendere la dignità delle persone e la libertà di coscienza. Questo è ciò che la Chiesa può continuare a dire nel mondo d’oggi, in cui questi due punti non sono proprio così praticati dal mondo laico, che non è 'un giardino', perché la disumanità è dentro la vita quotidiana: le violenze e le ingiustizie appartengono a questo tempo".

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