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| 21 ott 2017 | 20:26

Come moderne pasquinate appaiono sui muri delle piazze e delle strade: sono le poesie del Mep

Il Movimento per l'Emancipazione della poesia si batte con manifesti e fogli appesi in giro per la città per "rimettere al centro quella che loro ritengono essere l'arte per eccellenza". Come gli autori delle pasquinate anche loro si muovono di notte e restano anonimi (meglio si firmano con una sigla)

Come moderne pasquinate appaiono sui muri delle piazze e delle strade: sono le poesie del Mep

TRENTO. Moderni "Pasquino" si aggirano nella notte e attaccano sui muri, i bidoni, le bacheche della città brevi poesie, frasi ad effetto, romantici pensieri firmati da una lettera e un numero. Sono giovani appassionati di poesia convinti che questa "ad oggi non possiede, nella volgare società contemporanea, il ruolo che dovrebbe, per ragioni culturali e storiche, spettarle. E non perché essa non sia ancora portatrice della capacità di comunicare e suscitare emozioni, sentimenti e fantasie - scrivono sul loro sito internet - quanto perché, sebbene si continui a scriverla, non si continua a leggerla, preferendo basso e vuoto intrattenimento a più nobili e faticosi esercizi d’animo e di pensiero".

 

Si chiamano Mep che significa Movimento per l'Emancipazione della Poesia e agiscono in tutta Italia proprio per diffonderla, rimetterla al centro, permetterle di "tornare ad occupare il ruolo egemone che le compete sulle altre arti - scrivono ancora - e al contempo di non lasciarla esclusivo appannaggio di una ristretta élite, ma di riportarla alle persone, per le strade e nelle piazze". Il Mep nasce nel 2010 a Firenze e fa la sua prima apparizione a Trento nel 2015. La prima "firma" è quella di "G16", un ragazzo del '92 che ha dato il via al gruppo locale. Questi poeti si firmano con una lettera e un numero perché vogliono restare anonimi, underground. 

 

Come dicevamo dei "Pasquino 2.0". Anche lì ad agire erano anonimi scrittori, poeti, dissacratori. Sotto la statua di Piazza Pasquino a Roma, per secoli, sono apparse frasi istrioniche e rime pungenti, capaci di dare voce al popolo e di dire quello che nessuno, all'epoca, poteva dire. Apparivano di notte, venivano affisse su dei cartelli sotto la statua o poco lontano ed erano rigorosamente underground. Alcune pasquinate rimasero celebri. Quella contro Papa Urbano VIII Barberini (prima metà del '600) che recitava: "Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini". O quella contro Mussolini e il fascismo che per accogliere Adolf Hitler e stupirlo aveva fatto ampio ricorso alle scenografie: "Povera Roma mia de travertino/ te sei vestita tutta de cartone/ pe’ fatte rimira’ da ‘n imbianchino/ venuto da padrone!". E grande uso delle pasquinate si fece all'epoca di Pio VI (metà '700), messo sullo stesso piano di Alessandro VI (Borgia): "Per raggiro di nobile ruffiana,/ primo ministro eletto fu di Stato;/ otre di vino, Apicio effeminato,/ disonor della porpora romana./ Senna tripudi e al nuovo candidato/ cittadinanza invii repubblicana./ Ma Pietro esclama, pensieroso e mesto:/ Povera Roma in braccio a un altro Sesto!".

 

Quelle del Mep sono vere poesie. Ieri abbiamo trovato quella di S.44: "Un amico ha preso una dose/di coraggio, traditrice, lo inganna. S'è imbattuto in una donna/ delle peggio, infelice, la Giovanna./ Un amico e la consorte / Cullati da abbindolatrice ninnanana.". E quella di T.12 intitolata Arte: "Gocce di un vaso rotto/ Caduto nel pianto, / Per mano della / Vita dipinta / Di scuro / Colore". E ancora, in Piazza Italia, "Insieme": "Prima che sopra/ ci crescano gli alberi, / stringiamoci un poco, / ché qui / tira un gran vento.".

  
"Gli atti coi quali intendiamo fare ciò sono molteplici e non disdegniamo la prepotenza di alcuni di essi - concludono i ragazzi di Mep per spiegare la loro azione - poiché contrariamente a una lenta e pacifica opera di sensibilizzazione, azioni di forte impatto sono in grado di sortire immediatamente il proprio effetto. Cerchiamo, laddove possibile, di far perno su quella proprietà intrinseca della parola scritta per la quale risulta impossibile per chiunque getti su di essa lo sguardo non leggerla, in quanto la parola si fa leggere e decodificare nel momento stesso in cui viene vista".

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