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I lupi arrivano in città a Trento. Dall'ululato in Piazza Duomo all'applicazione che "parla" con loro

Il Muse lancia due iniziative per celebrare la presenza di questo straordinario animale sulle nostre Alpi. Ecco la mostra open air 'Lupi in città!' e la nuova chat Facebook 'Wolfbot'

Di Cinzia Patruno - 01 dicembre 2017 - 21:12

TRENTO. La mostra open air 'Lupi in città!' e la nuova chat Facebook 'Wolfbot': questi i nomi delle due iniziative patrocinate dal Museo delle Scienze di Trento dedicate al lupo e al suo ritorno naturale sul territorio alpino. Nonostante le polemiche destate in Trentino ma non solo per il rinnovato insediamento di questo carnivoro e le conseguenti misure per il contenimento dei danni, il lupo è considerato un animale 'culturale', dotato di una forte struttura sociale e un modo di vivere molto simile all'uomo. Definito, nel corso dell'incontro, una sintesi tra un animale totemico (da imitare) ed un animale tabù.

 

Entrando nel merito della mostra d'arte 'Lupi in città!' possiamo lasciarci pervadere dell'aura più romantica che il lupo porta con sé. A partire dal 1 dicembre, le città di Trento dà spazio a otto opere d'arte, installazioni di giovani artisti selezionate da una giuria d'eccezione su oltre 140 proposte artistiche presentate. Il tema, naturalmente, è il lupo e, in qualche modo, il suo ritorno nella vita dell'uomo. La mostra, aperta fino al 7 gennaio 2018 nelle vie del centro, è organizzata dal Muse, con la collaborazione del Mart di Trento e Rovereto, della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, della Galleria Civica di Trento e con il patrocinio del Comune di Trento. Le installazioni degli artisti – visive ma anche sonore – saranno visibili o udibili negli angoli più inaspettati della città, ma segnalate da una piccola cassa in legno che recita alcuni aforismi in italiano inglese e tedesco.

Le opere d'arte che portano l'attenzione del pubblico al rapporto delicato ma di grande ispirazione tra l'uomo e il lupo sono collocate nei seguenti punti: via S. Vigilio, via Mazzini, vicolo Benassuti, via Roma, via Galilei, corso III Novembre, largo Pigarelli, nel sottopasso di via Taramelli, nel sottopasso che porta al Muse e alla Galleria Civica e Hotel Venezia, rispettivamente in via Belenzani e piazza Duomo.

 

E 'Lupi in città!' è protagonista anche di 'Wolfbot', la nuova applicazione Messenger (il servizio di messaggistica istantanea firmata Facebook) che offrirà agli utenti informazioni sul museo ma non solo: permetterà di scoprire Trento attraverso le otto opere d'arte in un gioco interattivo basato sull'esplorazione degli angoli del capoluogo. Saranno le voci degli otto artisti l'anima pulsante di questa guida digitale alla scoperta di Trento: attraverso l'ascolto dei loro messaggi audio, gli utenti saranno in grado di scoprire indizi trovando la chiave per rispondere alle domande del software 'Wolfboth'. E se l'applicazione ci chiede "Hai paura dei lupi?". Rispondiamo sì. E ci dà ragione ma, essendo una macchina, l'argomentazione è razionale: "Ti capisco ma sai, negli ultimi cento anni, nelle Alpi, non c'è mai stato alcun attacco del lupo all'uomo".

 

Life Wolfalps è un progetto europeo nato quattro anni fa per accompagnare il ritorno naturale del lupo sul territorio alpino, dopo un centinaio d'anni di assenza, e alla diffusione di un messaggio per cui questa specie dev'essere vista come una risorsa, un valore per la comunità. Il progetto si occupa di questioni pratiche come il monitoraggio della specie, la gestione degli stakeholder (principalmente allevatori e cacciatori) e la prevenzione del danno, ma anche si una parte di comunicazione che viene coordinata dal Muse di Trento. "La Provincia – spiega Carlo Maiolini, responsabile del progetto 'Wolfalps' -, che è supporter del progetto, sta dando una grandissima mano per quanto riguarda il monitoraggio ordinario. Il progetto ha dato alla Provincia la possibilità di confrontarsi con realtà alpine che hanno a che fare con questa specie già da molto più tempo, come l'ente di controllo delle Alpi marittime in provincia di Cuneo, dove il lupo c'è da vent'anni. E' quindi fondamentale, in questo momento, avere questa rete di connessione alpina, in cui anche i tecnici possano confrontarsi. La Provincia sta mettendo in atto tutte le strategie per la gestione della specie, anche anticipando molto – abbiamo iniziato a lavorarci nel 2013, quando qui in Trentino, di lupo, ancora non se ne parlava – l'arrivo. Chiaramente adesso il fenomeno è esplosivo. Siamo stati molto provvidenziali: abbiamo cominciato a trattare il lupo poco prima che arrivasse, ma era noto da tantissimo tempo agli studiosi che questa specie si stava espandendo".

 

 

Di fascino indubbio, il lupo, ma di difficile gestione soprattutto in casi come questo, nei quali il ritorno della specie sul territorio alpino è del tutto naturale. Un caso molto diverso dal discusso progetto Life Ursus. "Abbiamo difficoltà nel comunicare questa diversità – spiega Maiolini -. L'orso è stato reintrodotto tra la fine degli anni Novanta e l'inizio degli anni 2000. Anche quello era stato avviato con delle indagini demoscopiche con cui la Provincia si era premurata di capire se il territorio fosse favorevole o meno alla reintroduzione della specie. Sull'orso c'è questo 'peccato originale' che c'è stata una reintroduzione, in qualche modo tutto quello che ne è conseguito è nato dalla volontà di reintrodurre una specie, cosa che qui non c'è, perché il ritorno del lupo è del tutto naturale, con le sue zampe".

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