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Oltre il 67% dei turisti vede positivamente il ritorno di lupi e orsi: “Il segreto per una buona convivenza sta nel trasmettere efficacemente le informazioni”

Museo di scienze naturali dell'Alto Adige, Eurac e Unitn insieme per studiare i grandi carnivori, anche in relazione con le attività outdoor. L’esperta: “Gli animali sanno bene dove e quando passano le persone, limitando di conseguenza gli spostamenti nelle ore intensamente frequentate da escursionisti e corridori”

Di Laura Gaggioli - 29 novembre 2020 - 19:28

BOLZANO. Orsi, lupi e linci sono stati al centro dellevento online organizzato dal Museo di scienze naturali dell’Alto Adige per approfondire il tema della relazione che intercorre fra le attività sportive all’aperto e le interferenze con le esigenze degli animali selvatici. Questa è stata anche l’occasione per presentare una serie di ricerche, condotte sul territorio regionale, sull’argomento. 

 

Negli ultimi anni il numero di persone che pratica attività outdoor è in costante crescita, ma al contempo stanno aumentando anche i grandi carnivori presenti sul territorio. Se il ritorno degli orsi è stato frutto di un articolato progetto di reinserimento, i lupi stanno ripopolando l'arco alpino spontaneamente. 

Davide Righetti, tecnico faunistico della provincia di Bolzano, ha fato sapere che l’attività di monitoraggio dei lupi sta procedendo molto bene, nonostante la pandemia abbia bloccato il lavoro dei volontari. "Per il 2020 non ci dovrebbero essere considerevoli variazioni quantitative - ha commentato il tecnico - l'attività di censimento della popolazione di questi animali è uno strumento fondamentale per la corretta gestione dei grandi carnivori".

 

Dal canto suo, Clara Tattoni, collaboratrice dell’Università di Trento, ha illustrato il mondo delle fototrappole attraverso dati provenienti da numerosi studi incrociati: “Le fototrappole e i controlli remoti si sono dimostrati un ottimo strumento per studiare il comportamento dei lupi e degli orsi in Trentino, senza andare a interferire direttamente con la vita dell’animale”.

 

La presenza dell’uomo per lappunto, ha un grande effetto sul comportamento animale, soprattutto nell’orso, attivando fughe e atteggiamenti protettivi in particolare quando si va a interferire con la sfera biologica quale gravidanza, allattamento e approvvigionamento. “Le fototrappole hanno dimostrato che gli animali sanno bene dove e quando passano le persone - spiega la collaboratrice - ne conoscono abitudini e comportamenti e di conseguenza limitano i loro spostamenti nelle ore intensamente frequentate da escursionisti e corridori”. 

 

La ricerca ha rilevato l’esistenza di una fascia oraria in cui gli animali si astengono dalle loro attività abitudinarie per evitare l’incontro con l’uomo, entrando in azione solo la sera dopo le 17 fino alle prime ore del mattino, quando non c’è traccia dell’essere umano. “E’ fuori questa fascia oraria - ha aggiunto Tattoni - che solitamente avvengono gli incidenti, come quello che ha coinvolto un carabiniere assalito da un orso in estate. Ci vedono come grandi predatori, per questo con poche regole possiamo uscire indenni da un incontro ravvicinato con un plantigrado”.

 

Quando si passeggia è importante tenere i cani al guinzaglio, perché altrimenti potrebbero sorprendere l'animale appartato o intento alla cura dei piccoli. Inoltre, è meglio andare a camminare nelle ore centrali della giornata e tenere comportamenti prevedibili seguendo sentieri tracciati, emettendo rumori che possano anticipare la presenza umana. In caso di incontro è importante mantenere la calma, non correre o alzare la voce, evitare gesti inconsulti o, al limite, sdraiarsi proteggendo la testa, sono questi i piccoli accorgimenti da tenere per una pacifica convivenza tra uomo e animali selvaggi.

 

Questa convivenza però, può portare anche a dei vantaggi, come i benefici economici derivanti da un turismo consapevole. Julia Stauder, collaboratrice scientifica di Eurac Research, ha elaborato uno studio per valutare la percezione dei turisti sul ritorno dei lupi, orsi e altre specie selvatiche.

In più del 60% dei casi le persone che sono state sottoposte a un'intervista si sono espresse positivamente sul ritorno dei grandi predatori in montagna. Non solo perché gli stessi intervistati dichiarano di non vivere la presenza delle reti di protezione dei pascoli, o dei cani di guardia delle greggi, come elementi di disturbo paesaggistico. “Il segreto per una buona convivenza - ha sottolineato la ricercatrice -  sta nel trasmettere efficacemente informazioni e conoscenze a turisti e operatori del settore, trasmettendo e rilanciando la cultura e la gestione delle pratiche montane”. 

 

La stessa indagine ha rilevato che molte persone sarebbero interessate a partecipare ad attività come l’osservazione diretta, il riconoscimento di tracce o escursioni tematiche. Pur essendo ancora una sorta di nicchia il turismo ecologico rappresenta un settore in forte crescita e sempre più persone tengono conto di questi aspetti quando devono scegliere la meta delle loro vacanze. L’ecoturismo infatti, può avere effetti economici molto positivi, aumentando sia la tolleranza tra le specie sia la distribuzione dei benefici sulle comunità locali. Per ottenere certi risultati però, è necessario mettere in pratica una gestione sostenibile dell'ecosistema. 

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