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Lupo come "risorsa" turistica? A Belluno ci si sta provando. L'esperto: "Da noi si fomentano ancora paure ingiustificate"

Il Parco Dolomiti Bellunesi sta portando avanti "Il sentiero dei lupi", un progetto di fototrappolaggio che vuole valorizzare l'animale anche dal punto di vista turistico. Paolo Scarian ci ha provato anche in Val di Fassa: "Se siamo capaci di vedere nel lupo non un problema ma un'opportunità abbiamo già fatto un grandissimo passo avanti. In Trentino vengono ogni anno milioni di visitatori, perché non provarci?"

Foto di Cristian Verra dal gruppo "Fiemme e Fassa il ritorno del Lupo"
Di Arianna Viesi - 05 febbraio 2020 - 19:43

TRENTO. Da circa un anno il Parco nazionale Dolomiti Bellunesi ha avviato un programma di fototrappolaggio scientifico del lupo per seguirne gli spostamenti e promuoverne la cultura. "Il sentiero dei lupi" (QUI PAGINA), questo il nome del progetto portato avanti dai fotografi naturalisti Bruno Boz, Ivan Mazzon e Roberto Sacchet, ha come obiettivo primario il monitoraggio degli esemplari presenti sul territorio bellunese e, in seconda battuta, la loro valorizzazione a fini (anche) turistici. 

 

Il lupo, insomma, può diventare una (preziosissima) risorsa per il territorio e per chi, quel territorio, lo abita o lo percorre. I tre reporter bellunesi hanno installato fototrappole lungo i sentieri montani e hanno così potuto raccogliere dati importanti sulle abitudini e sui movimenti dell'animale che confluiranno, a breve, in un sito web dedicato e in un documentario

 

Quella del ritorno dei grandi carnivori è questione che fa discutere e divide. Solitamente si viaggia su due poli opposti: c'è chi, nel lupo, vede un problema da risolvere e chi, invece, ci vede un'opportunità da cogliere. Quello da cui non si può prescindere è una corretta informazione che può essere garantita soltanto da chi, dati alla mano, fornisce notizie certe e verificate evitando distorsioni e allarmismi (QUI ARTICOLO). 

 

Quello che si sta cercando di portare avanti nel Parco delle Dolomiti Bellunesi poggia proprio su questi presupposti. Anzi, il progetto "Il sentiero dei lupi" fa un passo in più e cerca di inserire il lupo in un quadro più ampio che punta dritto alla promozione turistica del territorio (promozione che, ovviamente, non va a ledere o disturbare l'animale).

 

"Anche nella nostra provincia - spiega Paolo Scarian, esperto e appassionato di lupi nonché amministratore del gruppo "Fiemme e Fassa il ritorno del Lupo" - si è tentato di fare una cosa simile. Il lupo, infatti, può diventare uno straordinario volano anche per il turismo se si parte da una corretta informazione e cultura".

"L'idea - continua - era partita già l'anno scorso. Con il nostro gruppo avevamo deciso di organizzare una due giorni in Val di Fassa che potesse coinvolgere anche i turisti. Spesso, infatti, abbiamo sentito dire che la presenza del carnivoro avrebbe in qualche modo dissuaso i turisti dal frequentare le nostre valli. Ci siamo così attivati, insieme all'accompagnatore di media montagna Flavio Delli Zotti, per questo evento. Eravamo riusciti a coinvolgere anche Duccio Berzi, uno dei massimi esperti di lupo, che si era detto disposto a salire in Val di Fassa dalla Toscana. Il primo giorno si sarebbe dovuta tenere una serata informativa aperta ai valligiani mentre il secondo giorno gli esperti avrebbero accompagnato i turisti sulle piste battute dai lupi per osservarne le tracce, magari trovarne gli escrementi o imbattersi in qualche predazione. Ci sembrava un bel modo, insomma, per diffondere anche tra i turisti la cultura di quest'animale e aiutare le persone a comprenderlo e a capire, soprattutto, che non costituisce in alcun modo una minaccia per l'uomo. Anzi, le parti sono invertite".

 

Scarian usa sempre il condizionale perché, purtroppo, l'iniziativa poi non è andata in porto. "Tutto si è arenato perché il comune di Campitello non ci ha concesso i finanziamenti necessari e, quindi, abbiamo proseguito per altre strade".

 

L'idea di promuovere la cultura del lupo anche tra i turisti, però, non ha abbandonato il gruppo che, ora, si dice pronto a portare avanti questo progetto. "L'ideale - spiega Paolo Scarian - sarebbe organizzare un percorso ad hoc. In Val di Fassa c'è un branco e nella bassa Val di Fiemme ce n'è un altro. I lupi arriveranno a colonizzare le due vallate, e poi tutto il Trentino. E' un dato di fatto. Dobbiamo imparare a conviverci e, dato che c'è, sarebbe bello valorizzarlo anche dal punto di vista turistico, non dimenticandosi di continuare a informare correttamente la popolazione. Il lupo non è pericoloso per le persone ma bisogna sapere come comportarsi in caso di avvistamento o di avvicinamento casuale".

 

Quella del turismo legato a questo animale pare non sia una novità e che, in altre parti d'Italia dove la cultura del lupo (per ragioni storiche) è ben più radicata, sia una formula vincente. "In Val di Fassa, ogni anno, arrivano migliaia e migliaia di turisti. Nessuno di loro è mai stato avvicinato da un esemplare. Potremmo prendere come esempio il Parco Nazionale d'Abruzzo dove esistono iniziative simili. Accompagnare i turisti in questo tipo di percorsi significa promuovere il territorio e far conoscere una specie preziosa per il suo ecosistema e, ingiustamente, demonizzata".

I percorsi sarebbero ovviamente gestiti da guardie forestali e personale esperto. E non si tratterebbe certo di un "safari" in salsa alpina: il lupo è animale molto schivo e conoscerne abitudini e consuetudini non deve certo andare a lederne habitat e benessere. "Ovviamente gli esperti non accompagnerebbero le persone in zone sensibili ma solo sui sentieri battuti dai lupi dove l'animale transita prevalentemente di notte. Il lupo si sposta molto ed è difficilissimo incontrarlo. C'è da dire, però, che i lupi sono abbastanza pigri e opportunisti: percorrono strade forestali e sentieri già battuti e, soprattutto, marcano il territorio e tornano a rimarcare i luoghi in cui sono passati".

 

L'attività di monitoraggio, portata avanti da forestali e semplici appassionati, è in tal senso fondamentale per tener sotto controllo il ritorno (relativamente recente) di questo animale nelle nostre valli. "Anch'io - spiega l'esperto - faccio parte di un gruppo di monitoraggio. Ovviamente questo tipo di attività deve essere fatta con l'autorizzazione della forestale che sa sempre dove posizioniamo le nostre fototrappole e a cui passiamo tutti i nostri dati. Il nostro è un lavoro fatto per passione, non riceviamo alcun compenso per questo".

 

"Da noi si fomentano ancora paure ingiustificate, spesso anche da parte della politica. La questione lupo è partita con il piede sbagliato dell'ignoranza. Io sono un semplice appassionato che, nel tempo, è diventato esperto. Con Cristina Canal abbiamo fondato il gruppo Facebook dove cerchiamo di portare avanti una corretta cultura del lupo al di fuori degli organi d'informazione provinciali che spesso sono carenti in tal senso. Progetti come quello delle Dolomiti Bellunesi o del Parco d'Abruzzo sono progetti volti a mitigare l'atrito che, immotivatamente, spesso si crea tra uomo e animale. Sono progetti, soprattutto, favorevoli ad entrambi: al lupo che viene capito e all'uomo che capisce il lupo. Questo bisognerebbe fare, indipendentemente dalle leggi nazionali che possono applicarsi contro i fenomeni predatori".

 

"Se siamo capaci di vedere nel lupo non un problema ma un'opportunità - conclude l'esperto - abbiamo già fatto un grandissimo passo avanti. In Trentino vengono ogni anno milioni di visitatori, perché non provarci? Noi, come gruppo, andremo avanti con le nostre serate informative e se troveremo l'appoggio di qualche amministrazione comunale proveremo a riproporre l'iniziativa cosicché tutti, turisti compresi, possano camminare davvero sui sentieri dei lupi". 

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