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Di assegno unico riceve 62 euro al mese, scrive a Mattarella che gli risponde e per sicurezza gli ''manda'' i carabinieri a Terlago

Giuseppe Adinolfi (62 anni) è senza lavoro e da inizio anno è nella stessa situazione visto che l'innovativa misura antipovertà della Pat si sta rivelando, per lui, assolutamente inutile: "Possibile che l'unico politico che sembra ascoltarmi è il presidente della Repubblica? Quelli provinciali non si degnano di rispondermi" 

Di Luca Pianesi - 19 marzo 2018 - 12:40

TRENTO. "Praticamente ho avuto più ascolto dal presidente della Repubblica Mattarella che dall'assessore Olivi". Così Giuseppe Adinolfi il 62enne disoccupato, che di assegno unico provinciale percepisce la bellezza di 744 euro, all'anno, del quale vi avevamo raccontato a metà gennaio. Ieri mattina al suo campanello hanno suonato i carabinieri chiedendogli: "E' lei che ha scritto al presidente della Repubblica? Può venire in caserma più tardi?".

 

Ma andiamo con ordine. No, non avete capito male: Giuseppe percepisce 744 euro, all'anno. La manovra antipovertà introdotta in pompa magna dalla Provincia di Trento a inizio 2018, infatti, gli garantisce ben 62 euro al mese. Lui con quelli dovrebbe vivere "e c'è qualcuno che prova a fare parallelismi con il reddito di cittadinanza? Ma siamo matti? Mi dite io come faccio a mangiare? Come faccio anche solo a uscire di casa?".

 

La situazione, va detto, per Giuseppe, dopo che l'avevamo intervistato, un pochino s'era smossa. "Gli assistenti sociali mi hanno ascoltato - spiega - e quanto meno è intervenuta la Comunità di Valle che in questi mesi sta pagando l'affitto all'Itea. Ma io, praticamente, è come se fossi ai domiciliari. Con 62 euro al mese non posso permettermi nemmeno di uscire. Mi arriva il pacco della caritas, ogni 15 giorni, ma è davvero poco. Sono disperato, vorrei lavorare, darmi da fare, non voglio perdere la mia dignità e quindi ho chiesto aiuto anche al presidente della Repubblica". Giuseppe ha, infatti, scritto a Mattarella per spiegargli la situazione e la massima carica dello Stato gli ha risposto con una lettera intestata (e firmata dal capo del servizio). 

 

"Gentile signor Adinolfi - vi si legge - mi riferisco alla lettera a lei indirizzata al Presidente della Repubblica. Comprendo, mi creda, le difficoltà che si trova ad affrontare e desidero, perciò, informarla che ho inteso rimettere il suo scritto all'attenzione e alle valutazioni del competente Commissariato del Governo per la Provincia di Trento, per le consentite iniziative che potranno essere intraprese in sede locale. Colgo l'occasione per inviarle cordiali saluti".

 

 

 

"Il tempo però è passato ma non si è smosso nulla - prosegue Adinolfi -. Io ho provato più volte a contattare l'assessore Olivi ma niente, non ho mai avuto risposta. Intanto ho fatto tutto quello che c'era da fare per i percorsi di accompagnamento, ho inviato curriculum, fatto colloqui e chiesto di accedere al Rei, il reddito di inclusione promosso dal Governo italiano. Ebbene qui in Trentino al momento è inaccessibile perché Comunità di Valle e Provincia si rimbalzano le responsabilità e non si capisce chi deve pagare cosa. Sono in lista per il Progettone e anche in buona posizione ma al momento non si sa nulla. Insomma spero nel futuro ma i problemi sembrano insormontabili già nel presente. Allora, arrabbiato, ho riscritto a Mattarella l'unico politico che ha dimostrato attenzione".

 

La mail era dura, ma a suo modo rispettosa. Citava la Costituzione. Però c'erano anche degli aspetti di allarme "la mia vita finirà a 62 anni e la responsabilità sarà di tutta la classe politica di questo paese (...) w la Repubblica Italiana".

 

 

Non si sa se la mail è stata letta dallo stesso Mattarella o dai suoi dirigenti fatto sta che ieri i carabinieri si sono recati a casa di Adinolfi e gli hanno suonato: "E' lei che ha scritto il messaggio al presidente della Repubblica?". "Io mi sono molto spaventato - racconta Giuseppe -. Sai, ti suonano al campanello alle 9 del mattino e ti dicono 'siamo i carabinieri', un po' ti preoccupi. Invece sono stati molto gentili. Mi hanno chiesto di recarmi in caserma verso le 10, a Lasino e a loro ho riraccontato la mia storia. Insomma quel che posso dire è che ho avuto più attenzione dal presidente della Repubblica Italiana che dai nostri politici locali. Spero davvero mi ascoltino anche loro perché l'assegno unico, così com'è, non funziona". 

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