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E' nato il Giulio Ferrari Rosé, dopo 11 anni di affinamento si candida a diventare l'icona delle bollicine italiane rosé

Proposto in sole 5000 bottiglie, ciascuna custodita in un raffinato cofanetto, è dedicato all'alta ristorazione e alle enoteche più esclusive in Italia e nel mondo

Di Nereo Pederzolli - 25 September 2018 - 12:54

TRENTO. E’ più in là. Dei suoi ‘fratelli gemelli’. Ma vuole chiudere un cerchio di qualità trentina decisamente coinvolgente. Che la famiglia Lunelli presenta con gran spolvero, dedicando all’ultimo gioiello il tributo che diventa tripudio. E’ il Giulio Ferrari Rosé 2006, un Trento DOC unico per eleganza e suadenza. A partire dal suo colore, quel rosa gentile che rievoca sensazioni sopite. Timbro rosa cristallino, altrettanto netto, vivido, complesso in bocca. Insomma, un fuoriclasse della sua categoria, lungamente ‘studiato’ dallo staff di Casa Ferrari, dai ‘patriarchi’ Gino, Franco e Mauro, dai quattro giovani Matteo, Camilla, Marcello e Alessandro, con la regia di Ruben Larentis, l’enologo che può vantare di aver elaborato – nella sua trentennale esperienza – oltre 100 milioni di prestigiose bottiglie ‘briose’.

 

Giulio Ferrari Rosé, poco meno di 6 mila bottiglie, il pinot nero a farla da padrone (l’apporto dello chardonnay è preciso quanto minoritario, seppur decisivo) spumante lasciato riposare per oltre 10 anni suoi lieviti. Per giungere alla presentazione ufficiale, ieri sera, nella suggestiva cornice di Villa Margon, gli affreschi d’inizio Cinquecento perfettamente in sintonia con la veste di un ‘Rosé’ destinato a incidere sul comparto della spumantistica, non solo trentina. Scenografia d’eccezione, tra musica e delicate prelibatezze. Con il color rosa a farla da padrone.

 

“Una sfida con il tempo che diventa anche una sfida imprenditoriale a coronamento di un progetto dedicato al fondatore della nostra maison. E’ una tappa importante in una storia d’amore che dura da oltre 40 anni. Siamo orgogliosi di portare un rosé e le bollicine sulle tavole di tutto il mondo”, racconta Matteo Lunelli.

 

“Fare uno spumante con il pinot nero in prevalenza non è facile. E’una sfida con se stessi, ma pensiamo di aver centrato l’obiettivo. Lo dimostra la vibrante intensità di questo Rosé. In grado di sfidare ulteriormente qualche altra stagione’. Ruben Larentis lo sottolinea – durante l’assaggio in anteprima - a quanti chiedono precisazioni tecniche, alla schiera di giornalisti ospiti di Ferrari per l’occasione.

 

Lo ribadisce pure Marcello Lunelli, descrivendolo con parole più affettive che tecniche. Rosé nuovo per stile e pienezza, che riesce subito a stimolare le nostre sensazioni con splendidi bagliori ramati, regalando immediate piacevolezze, con note fruttate che ricordano spezie e il tamarindo. Con una persistenza gustativa che ha dell’incredibile.

 

Un Trento DOC fuoriclasse, che a Villa Margon ha deliziato la cerchia di critici, enotecari e ristoratori ospiti alla cena di gala curata dalla brigata di cucina di Alfio Ghezzi. Abbinandolo ad un piatto a base di capriolo con rosalpina e pastinaca, piatto portante di una sequenza che vedeva in apertura alcune sfizioserie a base di funghi e uno strepitoso raviolo di gallina, burro e zafferano. Primi piatti in sintonia con il ‘fratello gemello’ del Rosè, un Giulio Ferrari 2007.

 

Tributo e tripudio, si diceva. Perché questo Rosé dei Lunelli vuole essere la massima espressione del pinot nero di montagna e si candida a diventare l’icona delle bollicine italiane legate al fascino delle rose.

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