Emergenza valanghe, dopo l'abbattimento degli alberi a rischio un territorio grande come 7.000 campi da calcio in Trentino
Sono circa 3.950 le aree di potenziale distacco, 1.250 considerate significative. Fugatti ha voluto incontrare gli esperti e la protezione civile per fare il punto e programmare interventi di monitoraggio
TRENTO. Sono a rischio valghe 4.900 ettari, l'equivalente di circa 7.000 campi da calcio, su circa 3.950 aree di potenziale distacco delle quali 1.250 considerate significative. Il tutto, ovviamente, dopo la devastante ondata di maltempo che ha distrutto una cosa come 2 milioni e 800 mila metri cubi di alberi (una quantità pazzesca spazzata via in poche ore quando il prelievo annuale in Trentino è di 500 mila metri cubi). Il territorio è stato trasformato da quanto accaduto negli ultimi giorni di ottobre e nuove potenziali fonti di rischio valanghe si sono aggiunte a quelle che già si conoscevano. Per questo il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, ha voluto incontrare i presidenti delle Commissioni locali valanghe e la protezione civile, per fare il punto sulla situazione e programmare il futuro.
“L’esperienza che avete accumulato in anni di attività sul campo – ha detto il presidente – sarà particolarmente utile per tutta la comunità anche in questa fase. Sono certo che anche grazie alla vostra professionalità, che si somma a quella degli altri operatori del sistema trentino della Protezione civile, potremo affrontare i tempi e gli impegni che ci attendono continuando a dare sicurezza ai trentini”. Adesso, con il contributo degli esperti, ogni situazione di potenziale rischio dovrà essere verificata puntualmente, anche considerando le precipitazioni nevose che si verificheranno.
“I recenti eventi meteorologici – ha sottolineato l’ingegner De Vigili presidente della Protezione civile - hanno messo a dura prova il territorio e impegnato duramente il Dipartimento e non solo. Superate le fasi dell’emergenza, ci aspetta ancora molto lavoro da fare, con la collaborazione di tutti”. Alberto Trenti, direttore di MeteoTrentino, ha ricordato come quello che si è abbattuto sul Trentino, per quantità di precipitazioni e per intensità delle raffiche di vento, sia l’evento meteorologico più pesante degli ultimi 150 anni.
Alessandro Wolynski, direttore dell’Ufficio pianificazione, selvicoltura ed economia forestale, ha fornito le cifre sugli schianti ricordando che le zone più colpite sono le valli di Fiemme e Fassa, ma anche Valsugana e Tesino, Primiero Alta Valsugana, pinetano, il territorio degli Altipiani. Fenomeni rilevanti si sono avuti anche a Folgaria, Terragnolo, in Val di Ledro, in Rendena e Giudicarie. Entro il mese di gennaio, ha ricordato, sarà completato un piano di intervento, che comprenda recuperi e ripristini, tenuto conto che un bosco si considera efficiente per la trattenuta della neve se ha un grado di copertura di almeno il 50%.
I nivologi della Provincia autonoma di Trento Marco Gadotti e Sergio Benigni hanno parlato delle nuove aree di distacco e delle situazioni di maggior rischio. All’incontro hanno partecipato anche Anselmo Cagnati, responsabile dell’Ufficio valanghe di Arabba, e Alberto Lucchetta, direttore del Dipartimento sicurezza del territorio dell’ARPA del Veneto.












