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Dal Sarca ai boschi trentini alla laguna veneta: il maltempo visto dal satellite. Il tecnico: ''E' arrivata la neve ma per il legname è meglio''

Andrea Bertagnolli spiega che ''fino a giugno la qualità del legname dovrebbe essere intatta. Si può tranquillamente pensare di operare fino a mille metri, ma in caso di inverno nella media anche fino ai 1.500 metri". Intanto l'Eurac elabora le immagini dallo spazio che raccontano quel terribile fine ottobre

Di Luca Andreazza - 20 novembre 2018 - 19:10

TRENTO. "La neve non ci fermerà, fino a giugno abbiamo margine per recuperare il legname. Siamo tutti operativi", così Andrea Bertagnolli, tecnico forestale della Magnifica Comunità della Valle di Fiemme che monitora da vicino la situazione in valle. Situazione che viene controllata anche dai ricercatori dell'Eurac, forniti in esclusiva a Il Dolomiti, che usano il satellite Sentinel 2 e che mostra chiaramente la portata di fango e detriti del Sarca, l'area della Valle di Fiemme e Fassa, ma anche il cambio di "colore" della Laguna.

 

La stima degli alberi schiantati nel corso del maltempo è di circa 200 mila metri cubi e il territorio è in piena attività per raccogliere e lavorare quanto più legname possibile. "Siamo ancora in fase di definizione dell'ordine di grandezza dei danni in quanto abbiamo ancora tre vallate non accessibili. Le ditte già operative per il taglio programmato degli alberi sono state ovviamente dirottate per gestire l'emergenza. L'intenzione - aggiunge il tecnico - è quello di accelerare prima dell'arrivo della stagione invernale, ma comunque l'impegno prosegue per tutto il periodo più freddo. Si può tranquillamente pensare di operare fino a mille metri, ma in caso di inverno nella media si può auspicare di arrivare fino ai 1.500 metri circa di quota".

 

I primi fiocchi sono già scesi in Trentino e questo aiuta a conservare il legname a terra. Le basse temperature e la neve diventano una "coperta" per evitare il proliferare di funghi e proteggere le caratteristiche tecnologiche degli alberi.

 

"Fino a maggio e giugno - aggiunge Bertagnolli - il legname si mantiene in ottime condizioni. L'inverno comporta problemi per quanto riguarda la raggiungibilità delle zone, ma ci si organizza per proseguire nei lavori, magari in aree come Lavazè, Trodena e San Lugano dove il terreno più ghiacciato può facilitare l'utilizzo dei mezzi meccanici". 

 

La Magnifica Comunità è in pieno fermento e pianifica ulteriormente le operazioni. Gli operai verranno probabilmente spostati in segheria mentre le ditte del territorio e forse alcune realtà extra-provinciali, se necessario, continuano incessantemente nel recupero del legname.

 

"E' fondamentale - dice la Magnifica Comunità - lavorare il materiale per bilanciare l'abbassamento, in parte già in atto, dei prezzi sul mercato. In questi giorni le aziende hanno iniziato a conferire già la prima merce. Nei prossimi giorni avremo il quadro più completo sul legname recuperato e quello ancora a terra".

 

Come noto l'ondata di maltempo si può catalogare tra gli eventi più gravi e vasti dal 1966. E una serie di immagini pre e post alluvione a livello satellitare mostrano la portata dell'evento climatico, questo il lavoro dei ricercatori di Eurac Research. Una base di partenza elaborata da Claudia Notarnicola, Bartolomeo Ventura e Andrea Vianello per successivi approfondimenti in grado di delineare lo stato di salute dell'arco alpino.

 

"In questi fotogrammi - commenta Ventura dell'Eurac Research - si possono vedere le portate dei fiumi e i danneggiamenti del patrimonio ambientale. Questo è il primo step: queste immagini vengono poi ulteriormente elaborate e analizzate per calcolare l'indice di vegetazione e il conseguente cambi in aree forestale in questo caso specifico, ma anche in linea generale gli accumuli di neve, lo stato dei ghiacciai, l'umidità del suolo e tanti altri dettagli per comprendere l'evoluzione dei cambiamenti climatici".

Le fotografie del Sentinel Alpine Observatory (Sao) di Eurac, elaborate anche per la Laguna (Qui link), le zone di Fiemme e Fassa (Qui link) e l'area del Garda (Qui link) mostrano un po' tutte le principali caratteristiche avvenute a cavallo dell'ondata di maltempo. Una panoramica giornaliera di tutto l'arco alpino per studiare e monitorare il territorio in modo costante e strutturale.

 

"Abbiamo a disposizione - dice il ricercatore - un database di serie storiche per preparare dei modelli previsionali dei cambiamenti sulla base dei trend già certi: nel caso specifico del maltempo siamo davanti ad un evento simile ai Monsoni, caldo protratto e poi improvvisi temporali molto forti. In questa occasione si sono aggiunte forti raffiche di vento".

E nelle immagini di Eurac Research si possono vedere già i primi segni lasciati sul territorio, compresi gli arcobaleni. Una comparazione semplice, nella quale si può vedere un Sarca azzurrino diventare marrone e scaricare nel Garda fango e detriti, ma anche la tanta neve scesa sulle valli di Fiemme e Fassa, torrenti e rivoli ingrossati, così come, un po' più attentamente, si possono scorgere le porzioni degli alberi schiantati. Tutto al netto del passaggio dalla primavera all'autunno.   

 

"Non è stato facile trovare le immagini adatte - conclude Ventura - soprattutto nei giorni successivi al maltempo per la presenza di nuvole a coprire le zone. Vero che aveva smesso di piovere, ma la bassa pressione si è protratta a lungo e quindi le prime foto utili sono del 26 settembre e del 15 novembre scorso. Per questa ragione non siamo riusciti a documentare l'apertura della galleria Adige-Garda, ma questa base di partenza permette tantissimi analisi per raccogliere importanti indicazioni di danni ambientali e paesaggistici, così come comprendere l'evoluzione dei cambiamenti climatici in atto".

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