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Quattro milioni di alberi abbattuti e 15 mila metri cubi di legname rimossi per liberare la strada, il sopralluogo in Valle di Fiemme e Fassa

Non solo problemi alla viabilità, un punto messo in luce è quello della sicurezza di lavoratori, alberghi e amanti della montagna. Tra le ipotesi quello di prevedere impianti di larici. Per il rimboschimento serviranno una cinquantina di anni

Pubblicato il - 16 gennaio 2019 - 21:05

TRENTO. Sono 4 i milioni di alberi abbattuti nelle valli di Fiemme e Fassa a causa dell'ondata di maltempo che si è abbattuto tra fine ottobre e inizio novembre, cioè 3 milioni e 400 mila metri cubi tariffari che corrispondono a circa 2 milioni di materiale fatturato su un territorio che rappresenta circa un quarto di tutto il Trentino. 

 

Numeri enormi, che possono inquadrare la portata dell'evento eccezionale che ha interessato la nostra Provincia, se si tiene conto che nell'intero Trentino si preleva mediamente ogni anno mezzo milione di metri cubi, corrispondente a 300 mila metri cubi netti.

Queste le valutazioni della Commissione, guidata da Ivano Job (Lega), composta da Alessio Manica (Partito democratico), Claudio Cia (Agire), Gianluca Cavada (Lega), Lucia Coppola (Futura), Pietro De Godenz (Upt), Mattia Gottardi (Civica Trentina), Luca Gugliemi (Lista Fassa), Giorgio Leonardi (Fi), Alex Marini (Movimento 5 Stelle) e Ugo Rossi (Patt) e accompagnata da Raffaele De Col (coordinatore per gli eventi legati al maltempo) e Maurizio Zanini (responsabile del servizio foreste e fauna della Provincia) a passo Manghen, val Cadino, Lavazè, Pampeago, Predazzo e Moena.

 

Il primo problema che la Provincia si è trovata ad affrontare è stato quello della viabilità. Molte piante sradicate dal vento avevano occupato le strade, impedendo e intralciando la circolazione. Gli sforzi spesi nei primi mesi e ancora in corso, sono per il ripristino della viabilità che in certi casi andrà del tutto ripensata, come nel caso della val Cadino, dove per liberare cinque chilometri di strada si sono movimentati oltre 15 mila metri cubi di legname: i consiglieri della Commissione speciale sono stati i primi a percorrere quel tratto dall'ottobre scorso.

Altro aspetto rilevante, sul quale tecnici e commissari hanno posto l'attenzione, è quello della sicurezza. La sicurezza in primo luogo per i lavoratori che si trovano ad operare in aree spesso impervie, lungo pendenze impossibili, in condizioni di estremo disagio. Sicurezza delle infrastrutture, in particolare gli alberghi, a tutela dei quali sono state già messe in atto azioni urgenti come opere di protezione paravalanghe e paramassi e stabilito un protocollo che in certi casi prevede come estrema ratio lo sgombero in condizioni meteorologiche particolari.

 

Non da ultimo, la sicurezza per le persone che percorrono i boschi che a seguito di questo evento risultano completamente trasformati e dunque spesso irriconoscibili. In questo senso si sta lavorando ad un piano di comunicazione da inviare alle famiglie per sensibilizzare ciascuno su un problema che non può essere trascurato.

 

Altro capitolo, di estrema importanza per l'economia del territorio, quello della collocazione del legname. E' inevitabile che questa immissione forzata di materiale sul mercato vada gestita con la massima attenzione e secondo un piano di utilizzo che prevede tecniche di vendita a prezzi competitivi. Questo sarà un passaggio importante, anche perché la vicina regione Veneto si trova in condizioni simili e dunque l'offerta è davvero molto aumentata e in maniera improvvisa.

 

Nei prossimi mesi la Commissione intende avviare un'operazione di ascolto di tutti i soggetti interessati, che prevede anche un confronto con gli amministratori del Veneto per condividere esperienze e fare tesoro a vicenda delle possibili soluzioni.

Diverse idee ci sono anche sul fronte della ricostituzione del paesaggio. E' chiaro che il rimboschimento dovrà avvenire in maniera ragionata, su gruppi di piante che abbiano un'autonoma stabilità e bassa densità, lavorando fin dal principio sulla struttura del bosco per evitare l'effetto domino.

 

Si è parlato di impianti di larice perché rispetto all'abete rosso - che si introduce naturalmente - offre maggiori garanzie di stabilità e si avvantaggia della condizione di luce piena con ritmi di accrescimento più rapidi. In ogni caso, per lo sgombero del materiale schiantato la Provincia valuta che serviranno tre anni di lavoro. Per il rimboschimento invece serviranno almeno una cinquantina di anni.

 

Lungo il percorso la Commissione ha incontrato Marco Larger, sindaco del Comune di Castello-Molina di Fiemme, lo scario della Magnifica Comunità Giacomo Boninsegna e Stefano Cattoi, direttore della Segheria di Ziano di Fiemme, la sindaca di Tesero Elena Ceschini, il sindaco di Cavalese Silvano Welponer, la sindaca di Predazzo Maria Bosin e altri amministratori locali. La prossima tappa è prevista in Val di Sole.

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