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| 25 ott 2018 | 18:38

Gli Alpini scrivono a Mattarella e Conte: ''Il 4 novembre torni ad essere festa nazionale''

A 100 anni dalla fine della Grande Guerra Sebastiano Favero invia una lettera al presidente della Repubblica e al presidente del consiglio 

Gli Alpini scrivono a Mattarella e Conte: Il 4 novembre torni ad essere festa nazionale''
di Redazione

TRENTO. ''Si ripristini la festività del 4 novembre'', lo chiede l'Associazione nazionale alpini tramite il suo presidente, Sebastiano Favero, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del consiglio Giuseppe Conte e al ministro della difesa Elisabetta Trenta

 

Il 4 novembre sarebbe la festa dell’unità nazionale e delle forze armate, l’anniversario dell’entrata in vigore del cosiddetto armistizio di Villa Giusti del 1918, col quale si fa coincidere in Italia la fine della Prima guerra mondiale. Dunque esattamente 100 anni fa si chiudeva una delle pagine più dolorose della storia del mondo, la Grande Guerra, e si celebrò la vittoria delle forze armate italiane contro l'Impero austroungarico.

 

Il generale Armando Diaz, comandante delle forze armate italiane scrisse nel bollettino: ''La guerra contro l’Austria-Ungheria che l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. […] I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza''.

 

L’armistizio, com'è noto, fu un quasi sconfitta per l’Italia che mirava all’annessione di Trentino, Tirolo meridionale, Venezia Giulia, dell’intera penisola istriana (esclusa Fiume), una parte della Dalmazia, alcune isole dell’Adriatico, la città albanese di Valona, l’isola di Saseno e il bacino carbonifero di Adalia in Turchia, oltre alla conferma della sovranità su Libia e Dodecaneso. In realtà quel che ottenne fu molto meno, le nazioni della Triplice Intesa decisero di non concedere all’Italia tutti i territori promessi: da qui la ''vittoria mutilata'' di d'annunziana memoria.

 

E allora è il Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini Sebastiano Favero a scrivere alle massime autorità dello Stato. Ecco la sua lettera

Ill.mo Signor Presidente,
                                    il 4 novembre del 1918, con la firma dell’armistizio a Villa Giusti, si è concluso uno degli eventi più tragici nella storia d’Italia, che da un lato ha portato alla completa unificazione del territorio italiano, ma dall’altro è costato la vita a centinaia di migliaia di giovani italiani immolatisi sui fronti della Grande Guerra.

I nostri Padri già dal 1919 istituirono, nella giornata del 4 novembre, la Festa delle Forze Armate e dell’Unità d’Italia, unendo in questo modo, indissolubilmente, il sacrificio di così tanti uomini in armi e la riunificazione della nostra Nazione. Questa giornata fu decretata Sacra e festiva per consentire a tutti di recarsi nei luoghi della memoria e tributare un doveroso e riconoscente omaggio a tutti i Caduti, là dove anche le più alte cariche dello Stato si sono sempre recate in muto pellegrinaggio e raccoglimento. Poi, nel 1976, un improvvido provvedimento legislativo relegò questo giorno della memoria a celebrazione di second’ordine, aggregandolo alla prima domenica di novembre.

Signor Presidente, a nome degli oltre 350.000 Soci ed Amici dell’Associazione Nazionale Alpini, La prego di farsi promotore nel ripristino della festività nella giornata del 4 novembre, ridando la legittima autorevolezza ad una data che rappresenta il sacrificio di tanti italiani in armi, ieri come oggi, e richiama a tutti gli Italiani l’identità in una Patria ed ai suoi valori.

Certo che saprà interpretare il nostro sentimento di devozione nei confronti dei nostri Padri che seppero costruire la nostra Nazione, Le porgo i più distinti saluti.

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