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Il Dolomiti e il suo direttore Pianesi vincono il Premio Porro concorso dedicato ai giovani giornalisti

Il concorso dedicato alla memoria del docente della facoltà di sociologia di Trento, studioso del mondo dei media, tra i padri dei Corecom aveva come titolo: “Profili, storie di persone che raccontano il nostro tempo”. Il nostro direttore ha vinto con due inchieste sul caso dello stupro di Maso Ginocchio 

Di Giuseppe Fin - 06 dicembre 2018 - 19:45

TRENTO. Alla fine il primo premio è andato a il Dolomiti e al nostro direttore Luca Pianesi. E' stato assegnato, infatti, quest'oggi il prestigioso premio giornalistico dedicato alla memoria di Renato Porro, docente alla facoltà di sociologia di Trento, studioso del mondo dei media, uno dei padri dei Corecom e fondatore, negli anni '90, di Indaco, istituto di formazione per giornalisti e studiosi dei mezzi di comunicazione. L'edizione 2018 del premio, promosso dal Corecom e destinato a giovani giornalisti, è andato al nostro direttore e quindi anche a "Il Dolomiti", per due articoli dedicati ad un fatto di cronaca nera accaduto nel parco di Maso Ginocchio lo scorso anno: lo stupro, da parte di un gruppo di connazionali, di una ragazza di colore.

 

''Un lavoro di ricostruzione - questa in sintesi la motivazione per il primo posto - libero da pregiudizi che ha seguito un filo semplice: il rispetto dello stato di diritto''. Infatti nei due articoli pubblicati chiedevamo semplicemente il ''beneficio del dubbio'' che sempre dovrebbe esserci in un qualsiasi caso di cronaca e giudiziario, anche il più efferato (QUI I DUE ARTICOLI: Violenza di gruppo di Maso Ginocchio, dov'è il beneficio del dubbio? Dal tentato suicidio in carcere di uno degli accusati al racconto di chi lo ha conosciuto prima dell'arresto. Violenza di gruppo a Maso Ginocchio, scagionato Kenneth il ragazzo che aveva tentato il suicidio per il quale chiedevamo il beneficio del dubbio). Il premio era riservato ai giovani giornalisti, praticanti e pubblicisti (nati dal 1978 in avanti) che abbiano pubblicato tra l’1 ottobre 2017 e il 30 settembre 2018 sui giornali quotidiani o sui giornali on line o su riviste periodiche o trasmesso sulle emittenti radiotelevisive operanti in Trentino, un articolo o un servizio incentrato su storie individuali paradigmatiche di problemi e tematiche più generali, capaci di illuminare moti e sentimenti profondi che percorrono il nostro attuale modo di vivere, la nostra società e la comunità locale.

 

Secondo posto a Fabio Peterlongo che, su "Trentino Mese" ha scritto un articolo dal titolo "Il libro è un amico paziente" che racconta la vita di una figura molto nota e apprezzata a Trento: Maria Benigni. Libraia che, con la sorella, nel lontano 1939 aprì la libreria, che si trova a due passi da piazza del Duomo. Un piccolo tempio del libro che rappresenta non solo un pezzo nobile della cultura trentina, ma anche una paziente linea di resistenza nei confronti di Amazon e della spersonalizzazione della cultura. Al terzo posto la storia di una donna trentina straordinaria pubblicata su Vita Trentina da Marco Mazzurana. "La frau dell'integrazione", questo il titolo del pezzo, nel quale il giovane giornalista racconta la vita di Silvia Burrini, emigrata a 16 anni in Germania, del suo lavoro come assistente sociale alla Caritas al servizio degli emigrati italiani, del suo impegno, che continua ancora oggi a 77 anni, per aiutare i ragazzi nella loro vita scolastica perché, come ha detto, ha ancora voglia di combattere per il riscatto delle nuove generazioni.

 

Questi i premiati, ma il premio Porro è stata l'occasione di ricordare lo studioso e l'uomo e di parlare dell'importanza di una professione, il giornalismo, in alcuni casi in difficoltà di fronte ai nuovi media, ma pur sempre centrale per la vita di una democrazia e ormai pronto ad essere ripensato anche in chiave digitale. Importanza sottolineata nel suo intervento dal Presidente del Consiglio, Walter Kaswalder. ''Per i giornalisti - ha affermato - come per chi fa politica la cosa più importante dev'essere la libertà. Libertà anche economica per resistere alle pressioni che ci sono sia in politica che nel giornalismo. La stampa – ha detto ancora – deve avere persone libere perché ha il compito, fondamentale, di criticare il potere e di far conoscere la realtà. Anche quella del nostro Consiglio provinciale".

 

E infatti, proprio per questo, il Dolomiti è l'unica testata che ha rifiutato i contributi provinciali dedicati al mondo dell'informazione proprio per evitare dipendenze più o meno dirette dalla politica locale. Kaswalder ha espresso parole di incitamento al Corecom per l'organizzazione del premio Porro. Iniziativa, ha assicurato, che avrà l'appoggio della presidenza. Enrico Paissan, a nome dell'Ordine dei giornalisti, ha ricordato la figura umana di Renato Porro, uomo buono e mite; il suo impegno febbrile per far inserire nella legge che ha istituito l'Autorità per le telecomunicazioni, i Corecom che presero il posto dei Corerat, organismi che avevano un raggio d'azione meno vasto e meno incisivo. Ma, ha sottolineato Paissan, Porro va ricordato anche per il suo contributo alla Carta di Treviso, uno dei pilastri dell'Ordine dei giornalisti. Infine, ripercorrendo la storia professionale del docente di sociologia delle comunicazioni di massa ha ricordato Indaco, la scuola di giornalismo di comunicazione della quale, ha concluso Paissan, si sente la mancanza e che venne chiusa, a metà anni '90, da una giunta provinciale presieduta, paradossalmente, da un giornalista.

 

Il professor Marino Livolsi, ex presidente delle Corecom Toscana, non ha voluto fare una commemorazione dell'amico e collega. Ha proposto, invece, quella che ha definito una simulazione di ricerca che sicuramente avrebbe interessato lo studioso scomparso: il rapporto tra ragazzi e social, internet, tutto ciò che passa e attraverso qualsiasi strumento, sul web. Mezzi rivoluzionari che hanno fatto saltare tutte le categorie, che ci hanno condotto in un mondo di mezzo dopo il quale, ha detto il sociologo, ci sarà una informazione e comunicazione nuova società. Mezzi, però, pericolosi lasciati in mano ai ragazzi, che possono non lasciare spazio alla riflessione, renderli soli anche se sempre connessi, senza memoria. In questo quadro, ha detto Livolsi, la scuola si sta sempre più allontanando dalla realtà delle nuove generazioni e quindi crescono individui che si formano malgrado la scuola. Critica severa, ma non apocalittica, ha sottolineato Livolsi che però si è chiesto perché nelle università non si studia un fenomeno di tale portata.

 

Infine, prima della premiazione, l'intervento di Renzo Maria Grosselli, storico giornalista dell'Adige, noto per le sue pagine dedicate a figure umane trentine e che hanno interessato il Trentino. Una testimonianza, a tratti poetica com'è nel suo stile, voluta dagli organizzatori del premio perché il tema di quest'anno era quello della narrazione di storie umane rappresentative del nostro tempo. Grosselli ha ripercorso la sua vicenda personale che lo ha condotto alla ricerca dell'umano, in una prima fase dell'uomo e delle donne di una montagna aggredita dalla modernità.

 

Il mondo dei vinti, che si è spostato poi nelle città: gli immigrati, le diversità, le solitudini. Una scrittura che ha sempre cercato la profondità, il desiderio di giustizia, la parola vera, quella del dialetto che sa aderire alle cose. Parole intense che Grosselli ha voluto dedicare alla memoria di Franco Filippini recentemente scomparso. Con l'edizione del Premio Porro 2018, come ha ricordato il presidente, il professor Carlo Buzzi si è concluso il lavoro del Corecom del Trentino per la quindicesima legislatura. 

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