Il prestigioso premio Masi alle personalità che promuovono pace, fratellanza e progresso civile
Il premio promosso da un’azienda vitivinicola storica della Valpolicella, con iniziative imprenditoriali in Friuli, ma anche in Argentina e nel Trentino, tra i pregiati filari della Tenuta dei Conti Bossi Fedrigotti di Rovereto

GARGAGNANO VALPOLICELLA. E’ un premio per ribadire come il vino deve essere anche e specialmente non solo buono da bere: deve diventare uno strumento per condividere giusti pensieri. E azioni umanitarie. Senza barriere, spalancando porte alla solidarietà tra i popoli. Portando aiuti alla gente della Siria, paese che subisce una guerra devastante, quasi inimmaginabile.
E’ questo il tema più simbolico del Premio Masi 2018, manifestazione giunta alla sua 37esima edizione, promossa dall’omonima Fondazione di un’azienda vitivinicola storica della Valpolicella, con iniziative imprenditoriali in Friuli, ma anche in Argentina e nel Trentino, tra i pregiati filari della Tenuta dei Conti Bossi Fedrigotti di Rovereto.
Premio a personalità di spicco, che hanno messo la loro vita al servizio dello Stato, della cultura, della letteratura. Personalità che diffondono un messaggio di progresso civile, fratellanza e pace tra i popoli.
Ecco perché tra i premiati spicca il Cardinale Mario Zenari, Nunzio apostolico in Siria, impegnato nello scenario di una lunga e atroce guerra ad alleviare sofferenze e lutti con spirito umanitario che trascende valutazioni di appartenenza. Assieme a lui hanno ricevuto l’ambito riconoscimento – con la plateale firma sull’enorme storica botte di Amarone - Ferdinando Camon, Christian Greco, Carlo Nordio, Gerard Basset.
Con specifiche motivazioni. Il Civiltà Veneta, conferito ai simboli dell’eccellenza della “gente veneta” nei campi della cultura, delle scienze e dell’imprenditoria, è stato assegnato al padovano Ferdinando Camon, "singolare esempio di scrittore provinciale ed europeo insieme" come sottolinea la giuria del Premio, presieduta dalla scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti.
E ancora: Premi al direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco, vicentino, "egittologo e archeologo di fama internazionale", e al magistrato trevigiano Carlo Nordio, "luminosa figura di servitore della giustizia, mai disgiunta da umanità e garanzia dei diritti costituzionali". Attribuito invece “alla straordinaria carriera e opera” del Master of Wine anglo-francese Gerard Basset il Premio Internazionale Civiltà del Vino.
Ricordando l’antico rito della firma della botte, oggetto originale del Premio, Sandro Boscaini, vice presidente della Fondazione Masi e presidente di Masi Agricola, ideatore del Premio, ha ribadito a IlDolomiti.it, come il vino del Triveneto, dal mare alle vette trentine, abbia sempre contribuito a diffondere scambi culturali oltre che commerciali. "Non ha senso creare barriere tra le comunità".
Bisogna proseguire in azioni di condivisione. Non a caso la filosofia che lega i protagonisti dell’edizione 2018 è il valore del saper fare, in un mondo sempre più orientato solo al raccontare.
Mai come quest’anno l’antico detto veneziano che recita “saper fare e far sapere” interpreta le personalità dei premiati. Per la prima volta il “Grosso D’Oro Veneziano” viene interamente devoluto al progetto di sostegno agli ospedali in Siria, perché è nostro dovere aiutare l’immensa necessità che c’è in questa terra. Siamo sempre più convinti che la cultura costituisca la chiave per aprire le porte in tutto il mondo”.
Il Cardinale Zenari ha denunciato le drammatiche conseguenze belliche sulla popolazione siriana. Chiedendo aiuto umanitario.
Lo ha ribadito nel corso della premiazione e anche in un colloquio con i giornalisti, evidenziando come l’orrore della guerra sia in netto contrasto con l’amenità della Valpolicella, nei poderi che circondano le cantine Masi, con vigneti nella proprietà viticola già di proprietà di Dante Alighieri e ora gestita in sinergia con gli eredi del sommo poeta, i Serego Alighieri.
"E pensare che in Siria, prima dei bombardamenti, la vite era un simbolo di vera unione – sottolinea il Nunzio apostolico - Una bellezza che oramai è stata completamente devastata. Speriamo che un Premio come questo riesca a portare anzitutto aiuto ai bisognosi. E pure a mantenere vivo, almeno nel ricordo, il valore simbolico della vite coltivata in Siria".
La somma di denaro del Premio Grosso D’Oro Veneziano, sarà devoluta a sostegno di tre ospedali no-profit siriani (due a Damasco uno ad Aleppo) aperti a tutti senza distinzione di appartenenza.






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