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Merano capitale del vino: protagonisti 950 produttori. Massima attenzione ai cambiamenti climatici e alla viticoltura ecosostenibile

Il Merano Wine Festival è riuscito a dar forma al concetto ‘eccellenza enologica’, con proposte di vini esclusivi, riserve per una elite di consumatori

Di Nereo Pederzolli - 11 novembre 2018 - 11:12

MERANO. Parafrasando slogan craxiani degli Anni 80 è una Merano da bere. Talmente presa d’assalto da vere e proprie orde enofameliche in preda all’irrefrenabile bramosia dell’assaggio da trasformarsi in una sorta di chiassoso girone dantesco.

 

Dove il vino diventa – anche e oltre le aspettative degli stessi organizzatori – un miraggio. Da gustare. Ad ogni costo. Senza neppure fare i conti con il centinaio di euro legato al prezzo del biglietto d’ingresso. L’importante è esserci. Per poter dire di aver assaggiato il meglio del panorama enoico, non solo nostrano.

 

Una kermesse indubbiamente affascinante, improntata sulla pressante richiesta di fornire non solo informazioni, ma stimolare sogni. Ecco, il Merano Wine Festival è riuscito a dar forma al concetto ‘eccellenza enologica’, con proposte di vini esclusivi, riserve – è il caso di dire - riservate ad una elite di consumatori. Che per qualche giorno possono vivere in simbiosi con gli stessi 950 produttori, con i protagonisti della rassegna in riva al Passirio.

 

Dove tutto è ostentato, dove l’apparenza conta ancor più della sostanza. In un tourbillon d’iniziative che partono dal vino, contaminano il concetto di cucina, entrano in sintonia con questioni etiche, stimolano pure riflessioni sul futuro del buon bere, chiamano in causa sistemi di produzione, sfruttamento di territorio, valori agricoli in contrasto con certi estetismi estremi. Il tutto per cercare di dare risposte sempre più qualificate ad una schiera di accorti visitatori.

 

Migliaia di buongustai, pronti a cimentarsi nelle disquisizioni enologiche più azzardate. Incuranti della ressa, della calca agli ingressi, di spazi – seppur affascinanti come il Salone Kurhaus e le strutture appositamente installate sulle vie adiacenti – sempre troppo stretti, per certi versi insufficienti.

 

Merano da bere, Merano mèta e traguardo, sempre più ambita. Che coinvolge tutte le strutture del Burgraviato, che stimola migliaia d’aziende italiane a cimentarsi con la preselezione: sottoporsi al giudizio per essere inseriti tra i protagonisti.

 

Impossibile sintetizzare in poche righe i riscontri che le aziende trovano a Merano. Neppure citare i premi che il MWF assegna ai più meritevoli, ai vini che Helmuth Koecher e il suo variegato quanto competente staff assegnano. Nell’elenco i più rappresentativi, in tutti i sensi: 34 vini Platinum 2018, al top dei ‘The WineHunter Awards’.

 

Citazioni doverose – solo per onorare le novità trentine più interessanti di questa 27.esima edizione meranese – agli spumanti classici di Maso Martis e quelli di Lucia Letrari. Assieme alla Cuvèe dell’Abate 2008 di Abate Nero e l’immancabile, fascinoso San Leonardo ‘13 dei Guerrieri Gonzaga.

 

Esclusività e innovazione. Con massima attenzione ai cambiamenti climatici, alla viticoltura ecosostenibile. Per quest’ultima ecco l’anteprima dei vini PIWI, quelli da uve che resistono alle malattie delle piante senza dover chiedere aiuto alla chimica. Proposte da giovani enologi trentini, Nicola Biasi su tutti, con il suo vino da uve Johanniter – Vin de la Neu – prodotto sul versante che porta all’eremo di San Romedio, in alta val di Non.

 

Poi convegni su come cambierà il panorama viticolo nei prossimi decenni. Nel 2050 si potrà ancora avere uve sane in pianura? Secondo stime dei climatologi, le più blasonate zone viticole del mondo, Australia e Italia comprese, saranno costrette a ridurre le aree coltivabili con percentuali ’da paura’: tra il 25% e il 70%. Costringendo i vignaioli a scommettere su nuove varietà di viti, per vini tutti da interpretare. Il biologico, i vini naturali, la contrapposizione con i concetti della cisgenica, la scienza che scardina concezioni esoteriche applicate da schiere sempre più compatte di biodinamici o cultori della naturalità più estrema.

 

Interrogativi che per ora non hanno certezze nelle risposte. Ma che a Merano riescono a richiamare l’attenzione anche di tanti ‘assatanati’ di vini esclusivi. O quanti tentano di partecipare – data l’affluenza – a tutta una serie di ‘masterclass’, banchetti gastronomici, degustazioni di variegate specialità alimentari presentate da 120 artigiani del gusto.

 

Il vino in ogni sua declinazione. Lasciando spazio ai rosati, ai dolci, a quelli che hanno radici in terreni vulcanici, per poi passare alle ‘bollicine’, champagne (martedì) compreso.

Tantissime le iniziative collaterali. Quelle che fanno da corollario al Mwf. Anche per queste, citazioni sintetiche, per eventi che meriterebbero lunghe disquisizioni e altrettante minuziose descrizioni.

A partire dall’anteprima in scena ad Appiano nella suggestiva Cantina San Michele. Dove è stato presentato Appius 2014, strepitoso vino bianco elaborato dalla genialità enologica di Hans Terzer, uno dei più osannati bianchisti d’Italia. Un blend tra chardonnay, pinot bianco e grigio con un tocco di sauvignon, per un vino che da qualche anno ha stimolato tutte le cantine sudtirolesi a cimentarsi in vinificazioni d’assoluto valore, vini decisamente d’alto livello, in grado di competere con il mondo.

Appius emblema, vino apripista.

 

Talmente innovativo, pure provocatorio, che ha dato il via a sincere competizioni. Subito raccolte dalle cantine sociali che stanno facendo la storia del vino, quella di Terlano ad esempio. Poi la Colterenzio, solo per citare le più in vista. Ma stimolo che nessuna cantina trentina – per ora – ha voluto raccogliere.

 

In compenso, in ambito trentino, solo gli Endrici della Cantina Endrizzi hanno abbinato al Mwf una giornata di degustazione nella loro storica maison. ‘Vecchi territori, nuovi volti’ il tema dell’incontro. Ospitando alcune aziende emergenti, ancora poco note. Come i vini naturali della Filanda de Boron, quelli nonesi di Laste Rosse e l’emergente Corvèe della Valle di Cembra. Vini che hanno affiancato le loro novità a marchio Endrizzi, il Golalupo, pinot nero e il Leoncorno, da uve teroldego.

 

E ancora, sempre per chiudere sulle anteprime legate al Mwf, ecco il convivio organizzato da Franz Haas nella sua cantina di Montagna. Dove tutta la sua famiglia – Luisa Manna assoluta ‘patronne’ – ha messo a tavola una schiera di produttori che si possono definire tranquillamente il Gotha del Vino italiano. Piemonte, Toscana, Veneto e altre zone d’elite, con personaggi altosonanti che vanno dai Maculan di Breganze ai giovani figli di Giacomo Bologna, per non parlare delle adesioni di Angelo Gaia, Aldo Vajra e la presenza di vignaioli come Mario Pojer, protagonisti come Alois Lageder, Hans Terzer, Anselmo Guerrieri Gonzaga e tutta una pattuglia di cantinieri che condividono visioni, che concretizzano sogni. Come quelli che in questi giorni si possono assaggiare a Merano.

 

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