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''No al Centro di Rimpatrio per i migranti'', l'appello delle associazioni: ''Hanno diritto all'accoglienza''

Pubblicato sul portale di Melting Pot Europa dalle realtà sociali altoatesine e trentine, Sos Bozen, Antenne Migranti e Collettivo Mamadou, il documento è contrario all’apertura di un Cpr e favorevole alla regolarizzazione dei migranti/profughi già presenti sul territorio italiano

 

Pubblicato il - 08 ottobre 2018 - 15:05

TRENTO. "L’ipotesi ventilata di aprire un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), o centro di espulsione, non può essere considerata come una soluzione praticabile. Questi centri non sono altro che luoghi di controllo e segregazione di essere umani - si legge nell'appello lanciato da SOS Bozen, Antenne Migranti e Collettivo Mamadou -  i quali hanno come unica 'colpa' quella di essere privi di titolo di soggiorno".

 

"Anche se buona parte dell’opinione pubblica, condizionata e impaurita da campagne mediatiche mistificatorie, giustifica ed accetta tutto questo considerandolo come il male minore - osservano le associazioni - noi vogliamo continuare a sostenere i valori dell’accoglienza e della solidarietà tra persone e la necessità di ripensare le politiche nazionali ed europee in tema di immigrazione per allargare il diritto fondamentale alla libera circolazione anche ai cittadini non comunitari".

 

L'iniziativa arriva all'indomani delle dichiarazioni del ministro Salvini che, come il suo predecessore Marco Minniti, punta sulla necessità di dotare tutte le regioni di un Cpr. Di questo si è parlato tra il titolare del Viminale e il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher, all'interno dell'incontro della Conferenza dei presidenti delle Regioni e delle Province Autonome.

 

Ma non solo, perché "nelle ultime settimane sia Kompatscher che il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi hanno rilasciato dichiarazioni allarmistiche riguardo i richiedenti protezione internazionale che, nei prossimi mesi, forse riceveranno un diniego e si troveranno, conseguentemente, fuori dal circuito dell’accoglienza".

 

Dichiarazioni che hanno inoltre creato confusione attorno alla situazione delle persone richiedenti asilo. "Nonostante abbiano quasi tutte diritto a ricevere accoglienza in un centro dedicato - come da dettato di legge - di fatto devono dormire in strada, erroneamente definite come 'irregolari' che 'non possiedono alcun titolo di assistenza'”.

 

Della presenza di numerosi persone costrette a dormire letteralmente sotto un ponte, ne abbiamo parlato anche noi su queste pagine, più volte. A Trento, dalle stime fatte da volontari e operatori, e dalle testimonianze degli stessi migranti, il numero di richiedenti esclusi dall'accoglienza sfiorerebbe il centinaio

 

"L’idea che queste persone, perché di persone si tratta - sottolineano le associazioni - possano mettere a rischio la sicurezza pubblica per la loro semplice presenza o per una irregolarità nel soggiorno è un ragionamento politico che vuole criminalizzare le persone in base allo status giuridico e non in base a reati commessi".

 

Per i promotori dell'appello "queste dichiarazioni allarmistiche e la volontà di affermare 'regole chiare per i rimpatri' sono state avallate anche dal governatore del Trentino Ugo Rossi ed esposte da Kompatscher il 10 maggio 2018 a Roma alla Conferenza delle Regioni".

 

"Come gruppi e associazioni che operano sul territorio regionale - si legge nell'appello - chiediamo di continuare a lavorare su politiche basate sul rispetto dei diritti umani e su politiche sociali e di accoglienza che favoriscano un’effettiva inclusione sociale di persone comunque presenti sul territorio da anni. Politiche, quindi, che sostengano un accompagnamento sociale che dia strumenti per prevenire la caduta nella marginalità in tutte le sue forme e sfaccettature".

 

L'appello, pubblicato dal portale di Progetto Melting Pot Europa, è già stato raccolto da numerose realtà sia trentine che sudtirolesi. E' possibile sottoscriverlo inviando una mail a sosbozen@gmail.com.

 

 

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