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Olimpiadi 2026, l'Italia schiera il tridente Cortina-Milano-Torino, ma c'è anche Predazzo. Saltano Bolzano e Piné

L'Alto Adige invece è già fuori dai giochi. Ieri il Coni ha incassato il via libera alla candidatura congiunta Cortina-Milano-Torino del Cio, ma nei prossimi mesi il Comitato nazionale è costretto a limare le divergenze per arrivare compatti 

Di Luca Andreazza - 01 agosto 2018 - 19:53

TRENTO. L'Italia schiera il tridente. Ora è ufficiale, il Coni candida Cortina, Milano e Torino "per un progetto innovativo per garantire un equilibrio tra le rispettive competenze territoriali mediante il rafforzamento della coesione e del rispetto tra le aree individuate per lo svolgimento dei Giochi e l’individuazione di soluzioni che diano le maggiori possibilità di successo della candidatura per l’Italia intera".

 

Questa decisione, unanime, cambia in parte le carte in tavola alle nostre latitudini: l'Alto Adige è già fuori dai giochi, mentre il sogno di mezza estate prosegue per Predazzo e la Valle di Fiemme, cade invece Pinè.

Le location sono ora chiamate a redigere un dossier per la selezione a livello Cio e gli sci passano ai piedi del Comitato internazionale per la decisione finale prevista a settembre 2019 nella sessione di Milano.

 

Oltre alla candidatura tricolore, in competizione anche Calgary (Canada), Erzurum (Turchia), Sapporo (Giappone) e Stoccolma (Svezia). Nel frattempo, dopo le manifestazioni d'interesse, Graz (Austria) e Sion (Svizzera) si sono sfilate dalla corsa ai cinque cerchi.

 

Ieri il Coni ha incassato il via libera alla candidatura congiunta Cortina-Milano-Torino del Cio, ma nei prossimi mesi il Comitato nazionale è costretto a limare le divergenze. Il tridente sembra aver provocato qualche malumore.

 

Sulla carta sono tutte a disposizione, ma non mancano frecciate sulla forte ingerenza politica per arrivare alla non-decisione di scegliere tra i tre dossier. Se Torino non vuole giocare il ruolo di stampella, anche Milano si è mostrata perplessa: l'intenzione sembrerebbe quella di mettere sul piatto campi gara e impianti, senza voler partecipare alla governance. Una sfida anche per giocare un ruolo di primo piano o capofila.

 

Il Coni e Giovanni Malagò prendono tempo. I conti si fanno alla fine, prima è necessario aggiudicarsi i giochi, solo poi si può pensare alla governance e nel frattempo si può lavorare a ricucire le posizioni tra le candidate vincitrici per quella che rimane una candidatura forte e molto sperimentale. 

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