Olimpiadi 2026, il Governo le boccia, ma Cortina e Milano rilanciano. Zeni: ''Il Trentino è a disposizione''
I presidenti di Lombardia e veneto serrano i ranghi: "Non buttiamo via questa opportunità, manteniamo i nervi saldi e andiamo avanti". Il presidente della provincia di Belluno: "Se manca Torino spiace, ma la candidatura resta forte"

TRENTO. "Questa proposta non ha il sostegno del governo e come tale è morta qui", queste le parole di Giancarlo Giorgietti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che chiude la partita del tridente Cortina-Milano-Torino.
In Lombardia e Veneto però non demordono e serrano i ranghi. "Non buttiamo via questa opportunità - commenta Roberto Padrin, presidente della provincia di Belluno -. La candidatura resta forte e siamo convinti di poterci giocare le nostre carte fino in fondo. Si può andare avanti, Milano e Cortina hanno esperienza e capacità a livello internazionale".
Spunta così l'ipotesi "Milano-Cortina 2026" un po' perché l'Italia ci crede, le Olimpiadi invernali non sono così distanti (sulla carta l'Europa è favorita e quindi la rivale sembra solo Stoccoloma), e un po' per non buttare via la terza candidatura consecutiva, dopo il "No" di Mario Monti a Roma 2020 e quello (ancor più sanguinoso) di Virginia Raggi a Roma 2024.
Giochi in quel caso praticamente in tasca: questi precedenti potrebbero pesare per un credito a livello di Cio (già scomodato per capire se il tridente fosse percorribile) che potrebbe finire per molto tempo a venire. "Non c'è mai nulla di scontato - dice Padrin - ma la candidatura congiunta con Milano resta importante e siamo convinti che si può andare a bersaglio".
Anche il Trentino guarda con interesse: Predazzo e la Valle di Fiemme rientrano nel tridente. "La proposta Veneto, Trentino e Alto Adige era quella più innovativa - commenta l'assessore Luca Zeni - una proposta alpina capace di unire i territori, a basso costo per l'infrastrutturazione già presente e quindi sostenibile. Noi comunque siamo sempre a disposizione perché le Olimpiadi sarebbero un'opportunità unica di posizionarci al centro del mondo".
Uno stop del governo che comunque preoccupa. "La speranza - sottolinea l'assessore - è quella che prevalgano le ragioni di merito e sviluppo, anziché quelle politiche come in questo caso, politica che dovrebbe restare fuori per far fronte comune: il Trentino resta comunque a disposizione se la partita dovesse andare avanti come sembra".
Davanti al rischio di far perdere all'Italia la terza candidatura consecutiva, ecco la decisione di estromettere Torino e la rapida predisposizione di un piano B da presentare mercoledì 19 settembre a Losanna: Attilio Fontana e Luca Zaia, rispettivamente presidente di Lombardia e Veneto, si sono compattati per proseguire insieme lungo questo percorso.
"Arrivati a questo punto è impensabile gettare tutto alle ortiche. La candidatura va salvata - spiega Luca Zaia - manteniamo i nervi saldi: siamo disponibili a portare avanti questa sfida insieme. Se Torino si chiama fuori, ci dispiace, ma a questo punto restano due realtà: andremo avanti".
"Il tempo della tattica è terminato. L'occasione è troppo importante per lasciarsela sfuggire - aggiunge Zaia - quindi ribadiamo ancora una volta in maniera inequivocabile che Veneto e Lombardia hanno come unico traguardo quello di portare in Italia le Olimpiadi invernali del 2026. Possiamo garantire all'Italia una candidatura qualificata: Veneto e Lombardia è un binomio di due regioni che sono il motore trainante dell'intero Paese".
Benestare anche del sindaco di Milano, Giuseppe Sala: "La proposta di Fontana e Zaia - commenta il primo cittadino - merita un rapido approfondimento, questa soluzione può funzionare".
Balza però sul tavolo la questione dei finanziamenti. "Se Lombardia e Veneto - dice Giorgetti - vogliono andare insieme, si devono fare carico anche in termini di oneri. In caso di tridente il governo avrebbe messo le garanzie, in questo caso non ci saranno".
"I budget - evidenzia Padrin - previsti da Cortina e Milano non sono proibitivi, anzi la proposta resta sostenibilissima. Ci impegneremo per coinvolgere i privati, anche se credo che davanti a un dossier serio e puntuale il governo comparteciperà all'organizzazione dei Giochi 2026. Restiamo fiduciosi: vogliamo portare a casa le Olimpiadi".
Una candidatura iniziata a marzo scorso, tre manifestazioni d'interesse, poi tre masterplan pronti sul tavolo, quindi il Coni a cucire e delineare una candidatura comune "per un progetto innovativo per garantire un equilibrio tra le rispettive competenze territoriali mediante il rafforzamento della coesione e del rispetto tra le aree individuate per lo svolgimento dei Giochi e l’individuazione di soluzioni che diano le maggiori possibilità di successo della candidatura per l’Italia intera".
Una partita, come anticipato, che era arrivata a scomodare il Cio per capire se la strada del tridente fosse una soluzione: via libera del Comitato internazionale per redigere un dossier da valutare insieme alle altre candidature, Stoccolma (Svezia), Calgary (Canada) e Erzurum (Turchia), mentre Graz (Austria), Sapporo (Giappone) e Sion (Svizzera) si sono sfilate.
Vero, il Coni aveva incassato l'ok di Cortina, Milano e Torino a questa soluzione, anche se erano rimaste alcune divergenze da limare e qualche mal di pancia da gestire, soprattutto i malumori piemontesi, i quali avrebbero voluto correre da soli e quelli del capoluogo meneghino per essere almeno capofila.
Una candidatura singola, quella di Torino, all'apparenza la più debole del lotto. Troppo recente l'edizione del 2006 e troppo recente anche la giravolta pentastellata a affossare la "vittoria annunciata" di Roma per la kermesse estiva a cinque cerchi 2024.
Anche in questo caso filtrava molto ottimismo in sede Coni, il tridente sembrava forte e affascinante, tanto da far considerare la candidatura italiana in pole position. Le Olimpiadi dovrebbero tornare in Europa e l'unica rivale attendibile è Stoccolma. Ora restano in due a cercare di contendere i Giochi e l'obiettivo resta a vista. La decisione finale prevista a settembre 2019 nella sessione di Milano.













