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| 05 apr 2018 | 18:00

Pergine ha scelto la dicitura ''responsabile'' sul libretto degli studenti, Rossi (e la Lega) chiedono si torni a ''genitore''

In realtà dietro alla scelta dell'Istituto comprensivo "Due" ci sono delle ragioni tecniche. Dal 2014, infatti, è entrato in vigore il concetto di ''responsabilità genitoriale'' e la dirigente ha aggiornato la terminologia ma per la Provincia è bene tornare indietro

Pergine ha scelto la dicitura responsabile'' sul libretto degli studenti

TRENTO. L'Istituto Pergine Due dovrà fare un passo indietro. Va bene l'autonomia scolastica e quindi la libertà, per un dirigente, di compiere delle scelte in merito all'organizzazione interna della scuola, ma i genitori restano genitori e l'idea di introdurre nel libretto degli studenti le diciture "responsabile uno e responsabile due" non è piaciuta all'Ugo Rossi assessore all'istruzione, come non è piaciuta alla Lega e a Borga.

 

Negli scorsi giorni le interrogazioni di Maurizio Fugatti e il question time dell'esponente di Civica Trentina hanno visto arrivare la seguente risposta del presidente della Provincia (che da quando è cambiato il vento ed ha vinto il centrodestra si sta appiattendo sempre più sulle posizioni del carroccio nel silenzio assordante del Pd e dei rappresentanti del centrosinistra): "Si condivide la valutazione degli interroganti in merito all'adeguatezza dell'espressione il genitore o chi ne fa le veci. L'amministrazione provinciale darà pertanto indicazioni all'istituzione scolastica interessata".

 

In realtà a livello tecnico ha ragione la dirigente scolastica di Pergine Due e qui non ci sono "minacce gender" o altre questioni etiche che tengano. Il concetto di "genitore o chi ne fa le veci" è stato, infatti, superato dal decreto legislativo 28 dicembre 2013 n. 154, entrato in vigore il 7 febbraio 2014 che prevede il concetto di "responsabilità genitoriale" scalzando quello della "potestà genitoriale" superando le accezioni di padre e madre e introducendo quella di responsabili genitoriali, come tra l'altro è già in uso in ambito europeo. Una categoria che va a comprendere chiunque eserciti questo tipo di "responsabilità" compresi i genitori delle unioni civili e quelli che "nascono" dopo divorzi e nuovi matrimoni.

 

Insomma è quel che si dice un classico passo in avanti. Un adeguamento tecnico alle norme. Non ci sono, in questo caso, questioni etico-politiche da difendere ma un semplice stare al passo con i tempi (anche perché ai duri e puri della famiglia anche la dizione "genitore" non piace perché preferirebbero "mamma e papà" in questo caso sì andando a penalizzare oltre alle unioni civili tutte quei bambini i cui genitori, per un motivo o per l'altro, si sono lasciati, divorziati o dopo un lutto si sono rifatti una vita). A livello politico c'è l'ennesimo ok dato dal presidente alla linea tracciata dalla Lega. A livello sociale c'è semplicemente un passo indietro fatto fare a chi era un passo avanti.

 

 

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