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''Quel gabbiotto con dentro i poliziotti non serve proprio a niente''. Il ricercatore che ha studiato piazza Dante: ''Soldi sprecati''

Il professor Charlie Barnao, fino al 2009 docente all'Università di Trento, spiega che la casetta da 220 mila euro che il Comune costruirà all'interno dei giardini è soltanto una risposta repressiva che non porterà nessun effetto sul piano delle politiche sociali: "Quelle che ormai sono delegate alla Polizia"

Di Donatello Baldo - 09 settembre 2018 - 06:01

TRENTO. Il Comune, sollecitato dalla Provincia, ha deciso di realizzare una casetta in piazza Dante che possa diventare un presidio permanente contro il cosiddetto 'degrado'. Contemporaneamente, il bando per l'assunzione di 14 nuovi agenti di Polizia locale ha chiuso le iscrizioni e i nuovi assunti andranno a rimpolpare la task-foce che sempre del 'degrado' si dovrà occupare.

 

Di questo ne abbiamo parlato con Charlie Barnao, ricercatore che da sempre si occupa di etonografia, devianze e sociologia urbana e che a Trento, fino al 2009, ha insegnato all'Unversità di Trento. La città la conosce molto bene, e della città conosce soprattutto piazza Dante e i senza dimora. Su di loro ha scritto due libri, "Hotel Millestelle" e "Sopravvivere in strada, Elementi di sociologia della persona senza dimora"​.

 

Professor Barnao, il Comune ha deciso di costruire una casetta in piazza Dante, per risolvere il problema della sicurezza.

Mi vengono in mente tante cose, tanti ricordi di una città che ho vissuto per anni. E c'è un filo che unisce tutto. Trento è stata anticipatrice di politiche di 'militarizzazione del territorio', ovviamente una militarizzazione simbolica ma che ha il suo peso in tutto questo.  

 

A cosa si riferisce?

Mi ricordo quando la sede dell'Assessorato alle politiche sociali era sullo stesso piano della Polizia Locale, a dividere i due corridoi c'era una parete di vetro, come se gli agenti potessero tenere sotto controllo l'accesso. Anche questa simbologia è forte, ma il problema era anche pratico: non capivano come mai i senza dimora non si presentassero ai colloqui, come mai - nonostante la città pullulasse - non andassero ma a chiedere aiuto in sede...

 

Dice che la decisione di mettere la casetta faccia parte della stessa logica?

Le radici di questi interventi sono queste. Il Trentino è anche la Provincia che mette disparità di accesso alle case popolari, con gli autoctoni avvantaggiati rispetto ad altri. Insomma, il simbolico è importante nella relazione con gli stranieri e Trento ha sempre voluto sottolineare la differenza, diciamo. Diversamente da chi il razzismo e l'esclusione li promuovono apertamente, ma gli atti simbolici, ripeto, hanno il loro valore.

 

Dice che le cose non sono cambiate da allora?

Mi sembra proprio di no. Quello che non si capisce è che per poter intervenire nelle zone di marginalità, dentro piazza Dante, bisogna conoscere, studiare, capire i fenomeni. Altrimenti le soluzioni sono queste. Dispendiose e inefficaci.

 

Niente casetta allora? Il problema non lo risolve?

Bisogna stare vicino alle situazioni, ma per osservarle. Invece si mette un gabbiotto con dentro la polizia. Lì dentro, nel gabbiotto, ci dovrebbero stare gli assistenti sociali, gli operatori, i volontari, anche i ricercatori che dallo studio del fenomeno riescano a capire come intervenire sui bisogni di chi vive in strada, e di conseguenza per risolvere quei piccoli problemi che danno la percezione di insicurezza.

 

Dicono che il gabbiotto, come lo chiama lei, serve proprio per dare anche la percezione della sicurezza di piazza Dante.

Ma sempre e comunque si deve partire dalla risposta ai bisogni delle persone che vivono in strada. Qui invece la risposta non viene data al bisogno ma agli elettori che credono di superare l'insicurezza - che diciamolo: è una percezione errata - con un gabbiotto in piazza. E anche i vigili urbani in più...

 

Non va bene, non servono secondo lei?

Le fornisco dei dati. Lo sa che l'italia è uno dei Paesi con il più alto numero di poliziotti per numero di abitanti? Abbiamo 650 agenti ogni 100 mila abitanti. In Francia sono 390, in Germania 305, in Spagna 488, in Inghilterra e Galles 387, negli Stati Uniti 360 ogni mille abitanti. Insomma si spende un sacco per la sicurezza e, come in questo caso, sono soldi buttati al vento.

 

Tanti poliziotti ma pagati poco, bisogna dire anche questo.

Sì, diciamolo, perché è vero. Ma soprattutto sono pagati per mansioni che non dovrebbero svolgere, per cui non hanno competenze, per cui non hanno alcun addestramento. Con le persone senza dimora, con i migranti e con tutto il mondo della marginalità sociale l'intervento dovrebbe essere quello delle politiche sociali, non della Questura. Ma tutto è ribaltato: ai poliziotti chiediamo di fare gli assistenti sociali e gli assistenti sociali diventano poliziotti.

 

Rimane il dato dell'insicurezza percepita. Piazza Dante è ormai il simbolo di questa situazione.

Ma cosa c'è in piazza Dante? Ci sono gli spacciatori come negli anni in cui ero a Trento? Beh, l'attività illecita non si ferma così. Nel periodo della mia ricerca in piazza Dante, negli stessi momenti in cui la polizia metteva in atto perquisizioni a tappeto in tutta la piazza, con cani e una volta addirittura con un elicottero, lo spaccio continuava ad esserci, magari poco più in là. 

 

Ma questo dello spaccio è un problema sociale rilevante?

Non sono un esperto di intervento repressivo, non mi sono occupato di dipendenza da stupefacenti. Ma una delle ultime ricerche che ho svolto a Trento era sull'abuso di alcol. Il problema principale è quello, anche e soprattutto negli adolescenti. Non dico di sottovalutare il fenomeno del consumo e dello spaccio di sostanze, ma relativizziamo: se continuiamo a preoccuparci come fenomeno sociale di quella decina di spacciatori...

 

Che cosa succede?

Beh, il rischio è quello di spostare altrove il problema reale. In tema di dipendenze, lo ripeto, il problema è l'abuso di alcol. E poi non è una novità che gli stranieri sono oggetto di una maggiore attenzione. 

 

In che senso? Significa che se a spacciare fossero i trentini non ci sarebbe tutto questo allarme?

Gli immigrati diventano il capro espiatorio, e questo succede ancora di più adesso. Oggi tutto questo diventa ancora più esplicito per il clima generale, anche politico, per la presenza di un governo dichiaratamente contrario all'integrazione. 

 

Ma rimane il problema di piazza Dante. I Trentini si lamentano anche per il puzzo di pipì che effettivamente in estate toglie il fiato quando si attraversa la zona dei giardini. 

E dov'è il cesso? Perché questa è la domanda. Dove vanno, al Grand Hotel Trento a fare la pipì? In stazione che comunque costa un euro? Se non c'è alternativa la pipì la fanno al parco, ovvio. Sarà brutto ma è così. Ma la soluzione è così semplice: un vespasiano. La domanda che ora dovrebbe farmi è questa: perché non viene messo il vespasiano?

 

Beh, allora si dia anche la risposta.

C'è la tendenza a rendere la città difficile per certe categorie, in questo caso i senza dimora e le persone che vivono in strada: dormitori con pochi posti letto, pochi servizi, in alcune città addirittura le panchine su cui è impossibile sdraiarsi. E so che a Trento agli immigrati al parco stanno dando multe, che il Comune manda la nettezza urbana per buttare le coperte nella spazzatura.

 

E' vero, è successo poche settimane fa...

Ma c'è anche la burocrazia, che viene usata per scoraggiare, per limitare i diritti di senza dimora e migranti: per l'accesso all'accoglienza serve prima un domicilio, come fosse facile per un senza dimora avere un tetto sulla testa. Queste sono tutte iniziative repressive, che fanno il paio con il gabbiotto in piazza Dante. 

 

Tornando alla casetta...

Il gabbiotto con dentro la Polizia locale? Non serve a nulla, soldi sprecati. Quello sarà fisso, mentre le persone hanno le gambe. Se riuscirà a fermare lo spaccio in quella piazza, lo spaccio si trasferirà in un'altra. Tornerà in Santa Maria. E allora che facciamo, un altro gabbiotto? Altri 250 mila euro? 

 

 

 

 

 

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