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| 28 gen 2019 | 13:32

La polizia per l'educazione di genere? Barbara Poggio: ''Il fascino della divisa non basta a scalfire quei modelli alla base delle violenze''

La prorettrice dell'Università interviene sul tema dopo che i corsi di formazione sono stati sospesi (''presumibilmente - spiega - l'approfondimento terminerà quando non ci sarà più tempo per riattivare le iniziative sospese'') e il questore ha annunciato che corsi simili saranno tenuti dalle forze dell'ordine

La polizia per l'educazione di genere?

TRENTO. Mentre le firme raccolte su Change.org sono arrivate oltre quota 9.000, in poco più di due settimane, continuano (se davvero sono mai iniziati) gli approfondimenti dell'assessora Segnana sul tema dell'educazione di genere e nulla si muove su questo fronte. La sensazione è che nulla accadrà e corsi già finanziati verranno stralciati per una imposizione della politica basata su preconcetti e ignoranza in materia. Intanto, però, è stato il questore Garramone, la scorsa settimana, a spiegare che tra le novità in arrivo c'è un protocollo in collaborazione con Provincia e dipartimento della conoscenza per promuovere e sviluppare dei percorsi educativi rivolti ai giovani.

 

"Ho già parlato - ha detto il questore - con il presidente Maurizio Fugatti e l'assessore Mirko Bisesti per portare avanti questa iniziativa. Non vogliamo sostituirci a quanto già previsto, ma mettere a disposizione le nostre competenze a favore dei giovani, il futuro della società". I corsi sono incredibilmente simili a quelli che portavano avanti le educatrici dei percorsi di genere (quindi lezioni contro il bullismo, contro la violenza di genere, per promuovere rispetto e cultura tra maschi e femmine) quindi il sospetto che la strada sia ormai tracciata si fa ancor più concreto.

 

Sul tema interviene via Facebook Barbara Poggio prorettrice dell'Università di Trento con delega alle politiche di equità e diversità e docente di sociologia dei processi economici e del lavoro: ''La notizia è che a portare avanti i percorsi per prevenire la violenza di genere potrebbero non essere più formatrici e formatori esperti sulle relazioni di genere, ma la polizia, uno dei corpi delle forze dell'ordine maggiormente impegnati sul piano della repressione del fenomeno. Pare infatti sia questo il nuovo orientamento della giunta provinciale (nonostante non sia ancora stato portato a termine l'approfondimento sui percorsi attuati fino ad oggi, che presumibilmente terminerà quando non ci sarà più tempo per riattivare le iniziative sospese)''.

 

''Va detto - prosegue Poggio - che in Trentino negli ultimi anni, nell'ambito di una più generale azione di promozione alle pari opportunità e contrasto alla violenza di genere portata avanti dalla precedente giunta, è stato fatto un lavoro importante di coordinamento e sensibilizzazione tra i vari attori del territorio, tra cui le forze dell’ordine, per la prevenzione della violenza contro le donne. Questo fa sì che oggi esse siano in grado di agire con maggiore consapevolezza e attenzione di fronte a casi di violenza. Tuttavia, nel momento in cui viene chiesto loro di entrare nelle scuole per lavorare sul rispetto e la gestione delle relazioni, mi chiedo quali saranno le competenze richieste e l'approccio utilizzato''.

 

Per Barbara Poggio ''la letteratura scientifica sulla violenza di genere evidenzia con chiarezza che alla base di tali fenomeni vi sono cause di natura culturale, individuabili soprattutto nella visione asimmetrica del rapporto tra donne e uomini, che ha profonde radici storiche, ma che continua ad essere riprodotta e rinforzata, in particolare attraverso i messaggi mediatici. In tal senso - prosegue la docente - le iniziative di prevenzione dovrebbero concentrarsi soprattutto sulla promozione di rapporti più paritari e di rispetto per le differenze, così come sullo sviluppo di una consapevolezza critica rispetto a quanto viene veicolato dai media. Spero sinceramente che chiunque verrà incaricato di svolgere questo delicato compito, lo possa fare a partire da queste premesse e disponendo di competenze pedagogiche approfondite. Perché, purtroppo, temo che la forza e il fascino della divisa non possano essere di per sé sufficienti a scalfire quei modelli e quelle pratiche di genere così profondamente consolidate (spesso anche all’interno delle stesse forze dell’ordine - basti pensare che in Polizia le donne sono solo il 15%), che sappiamo essere alla base della violenza di genere''.

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