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Sanità, alta soddisfazione per i servizi, ma il Trentino Alto Adige cala nella graduatoria nazionale e risulta essere 'influenzata'

La nostra Regione scende di quattro posizioni. Bene i risultati parziali in 'soddisfazione', 'disagio economico' e 'speranza di vita'. Male per 'risultati d'esercizio', ma incide Bolzano

Di Luca Andreazza - 31 marzo 2018 - 06:01

TRENTO. E' l'Emilia Romagna la Regione in testa per efficienza del sistema sanitario e strappa il primato al Piemonte, che scende di dieci posizioni. Le Marche e il Veneto compiono un bel balzo in avanti e si collocano rispettivamente in seconda e terza piazza.

 

Ai piedi del podio la Toscana, mentre alle spalle ecco Umbria e Lombardia. Questo il lotto delle migliori in materia sanità. E il Trentino Alto Adige? Bene, ma non benissimo. Se la soddisfazione è alta in termini di servizi erogati (secondi in questo indicatore, dietro solo alla Valle d'Aosta), la nostra Regione scende di quattro posizioni e si inserisce in ottava posizione tra Friuli Venezia Giulia e Lazio

Il termometro della sanità mostra un Trentino Alto Adige 'influenzato', mentre le Regioni 'malate' sono Campania, Sardegna, Calabria, Sicilia e Molise. 

 

Diverse le voci prese in considerazione da Demoskopika per realizzare la classifica, si va dalla 'soddisfazione servizi sanitari' alla 'mobilità attiva', dalla 'mobilità passiva' al 'risultato d'esercizio'. E ancora 'Disagio economico', 'Spese legali', 'Costi politica' e 'Speranza di vita'.

 

Un calo per il Trentino Alto Adige, che però ottiene risultati parziali di assoluto prestigio. La nostra Regione brilla, infatti, per 'speranza di vita' e 'disagio economico'. Giù invece per 'risultato d'esercizio'.

 

Si parte dall'ultimo dato, sono nove su venti i sistemi regionali capaci di ottimizzare le risorse finanziare disponibili per garantire l'efficienza del comparto. E in questo caso il Trentino Alto Adige è relegato nelle posizioni meno virtuose con un disavanzo pari a 216,8 euro pro capite, cioè 230 milioni di euro: solo 1,8 milioni di euro ascrivibili alla Provincia di Trento, mentre la quota più rilevante è di Bolzano con 227,8 milioni di euro.

Bene invece l'indice per 'speranza di vita' che vede il Trentino Alto Adige saldo in vetta, davanti a Marche e Veneto. Questo studio utilizza il numero medio di anni che una persona può aspettarsi di vivere al momento della nascita, quale indicatore per misurare l'efficacia dei sistemi regionali. 

Nel 2017 le spese legali per liti, da contenzioso e sentenze sfavorevoli, sostenute dal comparto sanitario italiano ammontano a 175 milioni di euro, che si traducono in 480 mila euro al giorno. Sono le strutture sanitarie meridionali quelle più litigiose, mentre la nostra Regione si posiziona tra quelle più 'tranquille' con appena 0,5 euro di spesa pro capite per 572 mila euro di spese legali.

Sul fronte del management delle aziende ospedaliere, il mantenimento delle strutture sanitarie è costato a livello italiano oltre 357 milioni di euro per un +14,8% rispetto al 2016, pari a 311 milioni di euro.

 

A livello locale, a emettere più mandati di pagamento, in termine pro-capite, per indennità, rimborsi, ritenute erariali e contributi previdenziali per gli organi istituzionali sono state le strutture della Sicilia con 11,6 euro di spesa pro-capite (58,4 milioni di euro). Seguono a distanza Lombardia con 9,5 euro e Trentino Alto Adige con 8,5 euro per 9 milioni di euro.

L'indicatore del 'disagio economico' esprime in termini percentuali, la quota di famiglie in condizioni di disagio economico per le spese sanitaria out of pocket (farmaci, case di cura, visite specialistiche). Il Trentino Alto Adige, in compagnia delle Marche, strappano il ranking migliore in graduatoria parziale: il 2,7%, cioè 12 mila nuclei famigliari trovano in questa condizione.

Il dato è che nel 2017, inoltre, ben 13,5 milioni di italiani, pari al 22,3%, hanno rinunciato a curarsi per motivi economici, per le lunghe liste di attesa e perché, non fidandosi del sistema sanitario della regione di residenza, non hanno potuto affrontare i costi della migrazione sanitaria ritenuti troppo esosi. Un comportamento ancora significativamente preoccupante nonostante una rilevante contrazione rispetto al 2016 del -11,8%.

 

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