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Soccorso alpino tra spaccature e voglia di ripartire: ''Andiamo avanti per passione senso di responsabilità e umiltà ma dobbiamo ricompattarci intorno al buonsenso''

Tra inchieste e qualche polemica di troppo un gruppo di soccorritori, che coinvolge personalità di spicco e ha rappresentanti di tutta la provincia, vuole arrivare compatto alle tornate elettive previste per la prossima primavera. Uno scontro tra Guelfi e Ghibellini, mentre prende corpo l'ipotesi della terza via

Di Luca Andreazza - 06 dicembre 2018 - 05:01

TRENTO. "Proviamo profonda amarezza per la vicenda che coinvolge il presidente Adriano Alimonta e il vice Ezio Parisi. Lascia l'amaro in bocca", queste le parole di un gruppo di volontari del Soccorso alpino, che si rivolgono a Il Dolomiti per lanciare un appello e cercare di ricomporre le diverse fratture e frizioni. L'intento di questo gruppo, che coinvolge personalità di spicco e ha rappresentanti di tutto il Trentino, è arrivare compatto alle tornate elettive previste per la prossima primavera tra febbraio (delegati di zona che entrano nel consiglio direttivo) e marzo per la carica alla presidenza.

 

La grana nel Soccorso alpino è scoppiata a febbraio scorso dopo un blitz della guardia di finanza. Nei guai Adriano Alimonta e Ezio Parisi, così come alcuni consiglieri nel direttivo, chiamati a rispondere per alcune presunte irregolarità tra la fornitura delle divise, affidata senza gara d’appalto, e le indennità di istruttore e tecnico elisoccorso di presidente e vice, che sarebbero vietate dallo statuto del Soccorso alpino nazionale, ma non da quello trentino (Qui articolo).

 

E le diverse correnti sono in movimento per trovare un quadra, ma l'aria sembra essere pesante e frammentata tra le varie stazioni del Soccorso alpino. Scontro tra Guelfi e Ghibellini, mentre prende corpo l'ipotesi della terza via, una figura capace di mediare e compattare. "I rapporti sono effettivamente un po' sfibrati - dicono i volontari - si deve ritornare a dialogare per il bene comune".

 

Un Soccorso alpino, che nonostante la "decapitazione" dei vertici, si è mosso alla grande nei momenti di maggiore difficoltà durante l'ondata di maltempo: si sono spesi e presi responsabilità in tutto il Trentino, senza dimenticare quegli interventi quotidiani a salvare vite e mettere in sicurezza gli escursionisti. Una macchina che è funzionata in modo perfetto, praticamente con il pilota automatico

 

"Andiamo avanti per passione - evidenzia il gruppo - senso di responsabilità e umiltà. Ognuno cerca di fare la sua parte, al servizio del territorio. Ora è necessario superare la politiche interne e rispolverare il buonsenso: non c'è la ricetta perfetta, la soluzione non è dietro l'angolo, ma dobbiamo essere trasparenti e propositivi per trovare le giuste contromisure".

 

Un'inchiesta partita dopo un esposto presentato da un capostazione per segnalare alcune presunte irregolarità per l'affidamento della fornitura delle divise, senza gara d'appalto, e spreco di soldi pubblici. Una vicenda sollevata da diverse stazioni, in Primiero e Val di Fassa in particolare.

 

Bene ricordare che il Soccorso è giuridicamente un’associazione di diritto privato, che però incassa circa un milione e 500 mila euro di contributi provinciali, praticamente la totalità degli introiti, e svolge una funzione pubblica. Questi i motivi che avrebbero dovuto spingere l'ente a indire una gara per le divise. 

 

E' un'indagine è articolata ed entra nel vivo per la parte dell'indebita percezione di compensi da parte di Alimonta, come presidente per 85.850 euro e come tecnico di elisoccorso, istruttore provinciale e guardia attiva per 56.610 euro, e Parisi per un importo complessivo di 18.600 euro, che per la procura sarebbe stato d'accordo con lo stesso Alimonta. Il tutto contro gli interessi economici dello stesso Soccorso alpino.

 

"Non dobbiamo giudicare questa inchiesta - spiegano i volontari - ma lasciare che la magistratura faccia il giusto corso nel pieno rispetto di tutti". Nella partita è poi entrata la Corte dei conti sull'acquisto delle divise di rappresentanza per 148 mila euro, cioè 1.200 maglioni e 1.200 camicie acquistate nel maggio 2017. A finire nei guai anche nove membri del consiglio direttivo in quanto avrebbero partecipato e votato, favorevolmente, i presunti reati contestati. 

 

Un comportamento finito nel mirino anche del Soccorso alpino nazionale che avrebbe messo in luce come l'attribuzione economica sarebbe illegittima: vietata dal regolamento generale nazionale che non consente ai soci titolari di cariche elettive, ad eccezione di capostazione o vice capostazione, in possesso della qualifica di tecnico elisoccorso o equivalente, di svolgere funzioni operative, salva autorizzazione del Consiglio nazionale.

 

Si deve ricucire anche il rapporto a livello nazionale. "Ci è sempre stata garantita grande autonomia. Ora dobbiamo avere delicatezza - concludono i volontari - pazienza e competenza per ristabilire un dialogo. In generale si devono evitare uscite sguaiate contro magistratura e Soccorso alpino nazionale: dobbiamo guardare al nostro interno e ripartire. I valori del Soccorso alpino sono importantissimi e si devono tenere presenti".

 

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