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Stefano Bizzotto a Trento per il Giro del mondo in una coppa: ''Maradona e Pelè, Tardelli e Buffon: storie, aneddoti e chicche''

Appuntamento di lusso alle 18.30 di lunedì 21 maggio alla Sala Rusconi del Coni in via della Malpensada 84 a Trento. Il noto telecronista in dialogo con Carlo Martinelli. Un articolo pubblicato anche nel nuovo magazine Dinamico: D-Sport (Qui rivista completa)

Di Luca Andreazza - 20 maggio 2018 - 19:02

TRENTO. Appuntamento di lusso alle 18.30 di lunedì 21 maggio alla Sala Rusconi del Coni in via della Malpensada 84 a Trento.

 

L'ospite d'eccezione è Stefano Bizzotto, giornalista e telecronista Rai Sport, in dialogo con il giornalista e scrittore Carlo Martinelli per presentare il libro "Giro del Mondo in una coppa. Partite dimenticate, momenti indimenticabili dell'avventura Mondiale" (edito il Saggiatore).

Un riassunto della storia recente, un “Secolo breve” raccontato attraverso il calcio e la voce calda e conosciuta del noto telecronista per 330 pagine coinvolgenti e appassionanti. Un articolo pubblicato anche nel nuovo magazine Dinamico de Il Dolomiti: D-Sport che raccoglie anche un'analisi del prossimo mondiale da parte di Stefano Bizzotto (Qui rivista completa).

 

“E' un insieme di racconti – commenta Bizzotto – alcuni molto conosicuti e altri particolari, come la nazionale dell'Uruguay arrivata allo stadio in autobus alla prima finale di sempre di quella Coppa del Mondo tanto voluta da Jules Rimet”.

 

Un viaggio tra aneddoti, curiosità e storie: tante chicche da scoprire e rivivere. Alcuni entrano nella narrazione dalla porta principale, altri da quella di servizio. E non mancano le sconfitte azzurre contro la Corea del Nord (gli allenamenti, il motivo per il quale a Inghilterra '66 non risuonarono gli inni, il vero lavoro di Pak Doo Ik e tanto altro) e quella del Sud.

 

“Si parte dal 1930 – dice il telecronista - quando le nazionali raggiungevano i Paesi ospitanti dopo estenuanti navigazioni e palloni finiti anzitempo nell'Oceano, fino ai giorni nostri: gli occhi bassile lacrime di Buffon sono purtroppo l'ultima immagine, un capitolo che ovviamente non avrei voluto scrivere”.

 

Sono ventuno le edizioni della Coppa del Mondo e si attraversa la storia tra il leggendario gol di Maradona all'Inghilterra, il Brasile di Garrincha e Pelé, l'Unione Sovietica e l'urlo di Tardelli a riempire le strade di una notte italiana.

 

“L'idea iniziale – spiega Bizzotto – era quella di realizzare una trasmissione televisiva, ma la difficoltà è quella di reperire le immagini. Un esempio? Le reti segnate dal 1930 al 2014 sono 2.379, ma non ci sono foto che immortalano la prima di sempre, quella di Lucien Laurent”.

 

Ventitré uomini, ventitré storie, ventitré cuori che battono in campo, arbitro compreso. “I Mondiali – prosegue il giornalista - non sono solo un evento, ma sono vite, anche degli spettatori. Incontri mancati con il destino, grandi e piccoli momenti di tragedia, generosità e trionfo”.

 

E allora si parla anche di Andrés Escobar: ucciso nel 1994 dopo l'autorete contro gli Stati Uniti e l'eliminazione della Colombia. Ma anche dell'Argentina mondiale, mentre la gente sparisce nel nulla. Spazio alla vicenda di Fritz Walter, capitano della Germania nel 1954.

 

“Un calciatore – ricorda il telecronista - conosciuto personalmente per un evento voluto da quella fabbrica di idee di Candido Cannavò. E' una storia che si intreccia anche per la moglie bellunese, Italia Bortoluzzi: interprete al servizio delle truppe francesi di stanza sul suolo tedesco”.

 

Dopo gli impegni sul fronte, Walter venne incarcerato in un campo di prigionia, quando l'Armata rossa occupò la parte orientale dell'Europa. “Walter - prosegue - era destinato ai gulag in Siberia. I sovietici preparavano convogli da cento persone, ma quella sera erano 'soltanto' 34 e allora decisero di aspettare”.

 

E qui entra in campo la casualità. “ Si salvò – racconta Bizzotto - perché alcuni soldati giocavano a calcio e ogni tanto il pallone arrivava nelle sue zone. Colpiti dalla sua eleganza nel tiro organizzarono una partita tra prigionieri e guardie. Il soldato si ricordò di averlo già visto e disse ai russi che non era tedesco, ma austriaco”.

 

Gli ha salvato la vita, mentre i suoi compagni ritornarono quattro anni dopo e nemmeno tutti. Walter tornò a giocare nel Kaiserslautern per vincere due campionati tedeschi e alzare la Coppa del Mondo.

 

Non manca la storia della nascita dei cartellini rossi e gialli al semaforo, ma anche l'aneddoto di Manuel Ferreira, capitano dell'Argentina, che preferisce sostenere un esame universitario di giurisprudenza, ma anche la vicenda di Joe Gaetjens, eroe di Haiti e autore della storica rete degli Stati Uniti all'Inghilterra, imprigionato e ucciso dal regime. Un ultimo capitolo parla invece di quelle stelle indiscusse che non hanno mai preso parte ai Mondiali.

 

“Personaggi – evidenzia il telecronista – come Alfredo Di Stefano, alcuni giocatori del Grande Torino e quelli del Manchester United a causa del disastro aereo di Monaco del 1958”.

 

Dalla lucina azzurrina dei televisori tra le vie deserte alle voci metalliche delle telecronache fino all'era social. Un mondo del calcio completamente rivoluzionato.

 

“Ora – conclude Bizzotto – è tutto più artificiale, ci sono più filtri e interessi. Prima i contatti con allenatori e giocatori erano più diretti, ma l'epoca moderna è iniziata già nel 1974, quando i nazionali della Germania Ovest minacciarono di non partecipare al Mondiale: mancava l'accordo sui premi”.

 

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