Vino, annata da record (+24% di produzione) con rischio speculazione. Spopolano le bag in box e arriva la cisgenetica
Si chiude l'anno ed è tempo di bilanci. In Trentino dati molto confortanti e per Goffredo Pasolli ''i legami con il territorio sono molto marcati e la qualità percepita dagli stessi consumatori'' quindi le speculazioni da sovraproduzione non dovrebbero riguardarci. Frenano le esportazioni, sale la Spagna e tengono le bollicine da Prosecco. Ma il futuro è già adesso. Ecco cosa succederà e cosa è successo

TRENTO. Vino per le feste, tra bilanci e prospettive. Con produzione record, nuovi vitigni e altrettanti modi di acquistare e poi vino in confezioni moderne come il bag in box, mentre continua l’innovazione varietale e schizza alle stelle il prezzo stratosferico delle uve più ricercate fino a 1000 euro al quintale. In questi giorni di feste, mentre sulle tavole degli italiani il consumo di vino cresce a dismisura – nel mese di dicembre si registra una spesa del + 230% rispetto a qualsiasi altro mese dell’anno – per le aziende vitivinicole è tempo di chiudere i bilanci annuali e la certezza, per tutti, è che la vendemmia 2018 verrà ricordata come una vendemmia da record.
Uva per quasi 53 milioni di ettolitri, la stima nazionale di Assoenologi. Un 24% in più dell’anno scorso. Stesso andamento anche tra le Dolomiti. Tra i filari dei vigneti trentini – 10 mila e 400 ettari – si sono ‘incantinati’ quasi 1 milione 400 mila quintali di uve. Mediamente il 23% in più della parca vendemmia 2017. Tanta uva, ma senza eccessi, rispetto all’andamento vendemmiale di regioni limitrofe dove l’annata è stata non solo abbondante ma addirittura straripante. In Veneto oltre 12 milioni e mezzo di ettolitri. Talmente tanto che gli operatori temono speculazioni per ridurre drasticamente il prezzo dei vini della recente vendemmia. ''Da noi, non c’è questo rischio – ribadisce Goffredo Pasolli, presidente Assoenologi del Trentino – perché i legami con il territorio sono molto marcati e la qualità percepita dagli stessi consumatori’.
Diversa ad esempio la situazione in aree intensive di Pinot grigio. Il prezzo all’ingrosso è sceso da 1 euro e 60 a neppure 90 centesimi al litro. La Doc delle Venezie registra una giacenza di 1,6 milioni di ettolitri di vino nelle cantine. Con ripercussioni tutte da interpretare. Mentre si segnalano contrazioni sul mercato americano, dove il ‘Grigio’ è da tempo vino di tendenza. Fortunatamente qualcosa di molto incoraggiante riguarda il Trentino. Il Trento DOC è in netta controtendenza. Le aziende spumantistiche hanno praticamente svuotato i magazzini. Aumentando i ‘tiraggi’, sia tra le 55 cantine aderenti al Trentodoc che tra altre 20 (forse più) decise a puntare sulle bollicine.
Tutto questo mentre aumentano i consumi interni. Nell’ultimo quinquennio si beve vino con un +8%. Vino diventato emblema di uno stile di vita sempre più ‘slow’, per un bere responsabile, più qualità e meno quantità. Per l’export, il discorso cambia. Si espande grazie al ‘fenomeno Prosecco’, mentre stagna il mercato dei vini fermi. L’allarme è stato recentemente lanciato da Veronafiere che con Vinitaly monitora il settore enoico internazionale. ''Ad esempio il mondo del vino spagnolo corre, e a fine anno - ha segnalato Mantovani, direttore di Veronafiere con preoccupazione - la nostra crescita dell’export, al netto degli sparkling, sarà pari a zero. Inoltre, si consoliderà il sorpasso nel primo mercato import al mondo, gli Usa, con la Francia in fuga che incrementa la doppia cifra. La crescita per il made in Italy ci sarà (+3,8%) ma sarà inferiore alla media export degli ultimi cinque anni”.
Secondo il dg di Veronafiere, “la nostra storia di successo deve passare alla fase due. Agiamo molto bene come singole aziende e come aggregazioni di aziende che fanno promozione all’estero, anche attraverso i fondi dell’Ocm, ma manca un forte testimonial del nostro prodotto vinicolo. Vinitaly accompagna il comparto con record di presenze di buyer esteri da 140 Paesi, in numero superiore a quelli registrati da ProWein e VinExpo. E in Cina avremo presto 270 ambasciatori del vino italiano, formati da Vinitaly International Academy”.
Produzione, stime, mercati e innovazione anche viticola. Con una piacevole novità, tutta viticola: l’Europa è pronta a ‘sdoganare’ la coltivazione di vitigni resistenti, quelli modificati con la cisgenica, viti che resistono ad attacchi fungini, che non hanno bisogno di trattamenti chimici. La Francia ora consente di mettere un 10% di vino da queste varietà (tipo Solaris, Johanniter) nei vini a denominazione d’origine. Presto lo potrà fare anche l’Italia. Lo spera Coldiretti. Sulla qualità dei vini espressi da questi vitigni ormai ci sono pochi dubbi, spesso vincono anche premi nei concorsi internazionali, e questo è rassicurante. Se ora li sfruttano i francesi, anche in Italia avremo degli argomenti ancora più validi per incentivarne la coltivazione che in Trentino vede tra i pionieri aziende come Pojer&Sandri in Valle di Cembra, poi Pravis a Madruzzo, con tanti altri vignaioli, pure qualche cantina sociale (Trento e Lavis).
Dunque bilanci, stime, progettualità con tanta innovazione. Ecco allora far capolino – tenetevi forte – l’uso dei bag in box per commercializzare vini d’assoluta qualità. Proprio così. Le moderne taniche, capienza minima 3 litri, per diffondere una cultura enoica decisamente ‘pop’. Un settore che ha già conquistato il mercato globale. 600 milioni di euro, oltre 4 milioni di ettolitri di vino. Destinato prevalentemente ai Paesi del nord Europa, Svezia su tutti, dove si consumano vini ‘imbustati’ per quasi 100 milioni di euro, 16 milioni di questi frutto d’importazioni di vino Made in Italy.
Vino buono, vino per tutti i gusti e per ogni esigenza. Con le eccellenze che nulla temono per le recenti eccedenze vendemmiali. Contro ogni barlume di speculazione. Solo una citazione: mediamente le cantine sociali trentine pagano le uve attorno ai 120 euro al quintale. Quasi il triplo per mirate vendemmie di pinot nero destinate ai ‘cru’ di Trento DOC. Con un record stratosferico, raggiunto quest’anno tra i vigneti di Termeno: 1000 euro a quintale. Uve destinate a vini costosi (almeno 150 euro la bottiglia) ai quali la critica mondiale assegna punteggi assolutamente top: 100 su 100. Punteggio pieno da Wine Advocate di Robert Parker, per la prima volta assegnato ad un vino bianco italiano.


















