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Cccp-Fedeli alla linea: storia di un gruppo punk italiano che guardava all'Urss. Intervista a Zamboni: "L'Est ci affascinava, per uno slancio verso un mondo migliore"

Puntata 4: i Cccp-Fedeli alla linea. L'ortodossia comunista si è fatta punk. Per il quarto appuntamento della rassegna sulla caduta del Muro, abbiamo intervistato Massimo Zamboni, fondatore a inizio anni '80, proprio a Berlino, dei Cccp. Il gruppo emiliano professava l'ortodossia a un comunismo che si stava per disgregare, con uno sguardo irriverente, originale e visionario. E quando finì l'Urss, anche loro cambiarono nome in Csi

Di Davide Leveghi - 05 novembre 2019 - 20:10

TRENTO. Attraverso il muro di Berlino: al di qua e al di là, nel tempo e nello spazio, della barriera più famosa della Storia. Approfondimento in vista del trentennale della caduta.

Puntata 4: i Cccp-Fedeli alla linea. L'ortodossia comunista si è fatta punk

Per un gruppo che portava il nome dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, la caduta del Muro non poteva che provocare una svolta. I Cccp-Fedeli alla linea si trasformavano nei Csi, ricalcando nell’acronimo di Consorzio Suonatori Indipendenti la nascita della Comunità degli Stati Indipendenti, un’organizzazione che riuniva 9 delle 15 ex repubbliche sovietiche nate dalla dissoluzione dell’Urss.

 

Era un cambio che portava con sé una musica nuova rispetto al “punk continentale”, tanta sostanza ma forma grezza, e che traghettava la band emiliana verso uno stile più tendente al folk, aperto agli influssi della musica orientale, in cui la spiritualità e la solitudine degli Appennini emiliani in cui s’era rifugiato il cantante e leader Giovanni Lindo Ferretti si respirava a pieni polmoni.

 

Il crollo del muro segnava lo spartiacque di un’esperienza musicale unica che, fondendo la balera emiliana con la musica industriale berlinese, marchiava a fuoco la scena italiana. Nel mondo bipolare i Cccp ribadivano già dal nome la necessità sì di schierarsi nettamente, ma attraverso un’adesione tutt’altro che fideistica ("I soviet più elettricità, non fanno il comunismo..."). L’ortodossia comunista era "osare l'impossibile", slancio e sogno, di contro al perbenismo, al trionfo del commercio, alla psicosi dell’era industriale. “Fedele alla linea, la linea non c’è” cantavano, in un'Emilia rossa, in un'Italia ancora sanguinante dopo i tragici anni della tensione, in “un'Europa inutile”.

 

“Il rapporto dei Cccp con Berlino è molto stretto – racconta Massimo Zamboni, cantante, scrittore e chitarrista fondatore della band assieme a Ferretti – perché è lì che da un incontro casuale tra me e Ferretti nasce il gruppo. Per questo vivemmo la caduta in maniera diretta. Come tutti i cittadini europei l'abbiamo vissuta con apprensione ed emozione, perché che cadesse era immaginabile, viste le avvisaglie degli anni '80, ma così velocemente no. È paradossale che questo spartiacque tra Est e Ovest si aprisse così rapidamente”.

 

Provenienti dalla provincia di Reggio Emilia, i due fondatori addensarono in una strana amalgama di provincialismo e internazionalismo una musica dai caratteri visionari, con una scelta “etica ed estetica” che guardava al di là del Muro, al di là della cortina che tagliava in due l'Europa, verso l'Est comunista. “Berlino Ovest offriva una grandissima libertà o la presunzione della libertà, almeno. Per chiunque avesse voluto si sarebbe potuto fare qualsiasi cosa, l'artista, lo scrittore, il fotografo. Si occupavano le case, si viveva di paradossi, a stretto contratto con il Muro. Quella libertà appresa la portammo con noi con impudenza in Italia, scegliendo per questo il nome Cccp”.

 

“Una scelta che non era un gioco o uno scherzo, come alcuni pensavano – continua Zamboni – ma il legame che noi di Reggio Emilia avevamo con le tensioni che scuotevano la nostra terra, lo slancio verso un mondo migliore, condito da una buona dose di illusione prima e disillusione poi. La 'fedeltà alla linea' non era 'bastiancontrarismo', c'era vera fascinazione per quel mondo, una fascinazione che per me continua ancora oggi. Nell'Est Europa si trova un'essenza combattuta che contrasta con l'occidentalismo arrogante e piena di sé”.

 

Per questo i Cccp-Fedeli alla linea sognavano di “rifugiarsi sotto il Patto di Varsavia”, cantavano la Russia rivoluzionaria di Majakovskij, denunciavano la decadenza e l'ipocrisia della cultura occidentale. Sono punk e iscritti al Partito comunista, quello che dal 1984 sarà orfano dell'amato segretario Enrico Berlinguer, morto prematuramente senza aver concluso il percorso di completo distacco dalla rigidezza dell'Unione Sovietica.

 

Quando iniziammo a suonare eravamo invisi sia ai punk, a cui assomigliavamo, sia ai dirigenti di partito. Eravamo visti con sospetto da tutte le parti, ma a noi non interessava perché quello era il nostro modo di vedere il mondo e il nostro modo di esprimerci, di dire la nostra. Sono gli anni in cui la militanza politica degli anni '70 è stata già vissuta e sprecata, c'è disincanto ma fedeltà alla linea, per sprezzo di chi la disprezzava. Anche se questa linea non c'era più”.

 

Crollato il Muro e crollata l'Urss, Zamboni, Ferretti e compagni, coerentemente alla scelta di campo cambiano il nome del gruppo, portando a termine una conversione musicale che, allontanandosi dal punk, giunge a sonorità meno dure. I Csi cantano sommessi, scavano nell'interiorità, passano da una musica nata nelle periferie e nei sobborghi ad una che vola sulle montagne, che ne esalta i protagonisti, dai partigiani ai mongoli delle steppe.

 

Finita l'esperienza dei Csi, Zamboni si dedica a scrivere, continuando a suonare. In occasione dell'anniversario della caduta del Muro, passato dalla chitarra al basso, suonerà in un breve tour nelle città italiane per promuovere un lavoro scaturito dall'esperienza stessa di Berlino. Sonata a Kreuzberg, album di 14 tracce con Angela Baraldi e Cristiano Roversi, idea nata da un libro dello stesso Zamboni (Nessuna voce dentro) trasformato in spettacolo teatrale, racconta attraverso canzoni su Berlino – e in certi casi canzoni di berlinesi – una città e un quartiere che ne raccolse per molto tempo l'essenza più pura. Le date del tour sono consultabili alla pagina ufficiale di Massimo Zamboni

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