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Dalla Russia al Trentino, dopo 3 mila chilometri in bici si è concluso il tour sui passi dell'epopea dei soldati trentini. Un viaggio tra i dimenticati della Grande Guerra

Sono arrivati lunedì 19 luglio i 6 ciclisti che da Kirsanov, città russa che ospitò un grande campo di prigionia durante la Prima Guerra Mondiale, hanno pedalato fino ad Avio, vecchio confine dell'Impero asburgico

Di Davide Leveghi - 19 luglio 2019 - 21:47

TRENTO. Sono arrivati venerdì 19 luglio alle 17.30 alla tenuta San Leonardo di Borghetto d'Avio i 6 ciclisti che, nel progetto “Sulle tracce della storia” hanno percorso 3 mila chilometri sull'itinerario dei “dimenticati della Grande Guerra”. Attraversando 7 nazioni, sostenuti dalle istituzioni trentine e non solo - tra cui la Pat, il Comune di Avio, il Comune di Rovereto, la Comunità della Vallagarina, la Federazione ciclistica italiana, il Museo storico italiano della guerra, la Fondazione opera campana dei caduti, Trentino Marketing e l'Apt di Rovereto e Vallagarina - questo progetto ha visto pedalare dalla città di Kirsanov, luogo tristemente noto per gli italiani d'Austria nel corso della Grande Guerra, ed Avio alcuni eroici ciclisti.

 

Dedicato alla memoria dei prigionieri di Kirsanov e all'opera umanitaria della marchesa Gemma Guarnieri Gonzaga, organizzato dalla Società ciclistica di Avio, il viaggio ciclistico ha ripercorso per tappe alcuni luoghi delle battaglie che videro impegnati i soldati trentini in divisa asburgica. Un lungo viaggio che ha preso inizio sabato 29 giugno con la partenza dalla piazzetta della stazione ferroviaria di Avio intitolata recentemente proprio alla marchesa, luogo simbolico da cui partirono i soldati vero il fronte orientale, e l'arrivo a Kirsanov martedì 2 luglio.

 

Dalla città russa ha preso poi via l'attraversamento in bicicletta dei luoghi in cui vennero combattute alcune delle più cruenti battaglie del primo conflitto mondiale, giunto infine, nella giornata di oggi, alla tenuta San Leonardo di Avio, luogo di residenza della marchesa Gonzaga.

 

Siam prigionieri di guerra”, recitava una canzone recuperata e armonizzata dai migliori cori nostrani, riferendosi proprio all'esperienza di prigionia di cui Kirsanov rappresentò l'esempio più significativo. In quel luogo la diplomazia italiana, a cui lo zar faceva la corte affinché il Regno sabaudo entrasse nel conflitto contro l'Austria, fece pressioni sugli italiani d'Austria, trentini e giuliani in particolare, affinché si convertissero al sentimento nazionale italiano e optassero così per tornare, tra mille peripezie, nella penisola.

 

L'opera di persuasione, riuscita solo in parte (si pensi ai pericoli di ritorsione che questa scelta poteva comportare per i familiari rimasti in Trentino e Venezia Giulia), determinò il destino di centinaia di soldati, arrivati in Italia dopo veri e propri giri del mondo che li portarono alle isole britanniche, in Cina ed in America (si legga a riguardo il bellissimo volume di Quinto Antonelli intitolato proprio I dimenticati della Grande Guerra) e vide attiva la stessa marchesa trentina. Un'opera, quella della nobildonna, che a partire dalla ricerca di un giovane contadino aviense catturato sul fronte russo, portò al rientro di numerosi prigionieri.

 

I sei ciclisti, su un percorso di 3000 km con un dislivello di 12mila metri, hanno visitato e reso memoria ai luoghi della guerra, “coniugando in un'esperienza unica l'amore per lo sport, per la cultura e per la storia”. Un progetto supportato dalla stessa Pat, che tramite il presidente Maurizio Fugatti ne ha evidenziato importanza e valenza storico-culturale.

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