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Gli over 60 al lavoro aumentano del 105% in sei anni. Paghe più basse negli alberghi e retribuzioni minori sull'Alpe Cimbra

Diminuiscono gli operai, mentre crescono gli impiegati. Le retribuzioni più alte sono quelle nelle attività finanziarie. Questo quanto emerge nel rapporto "I differenziali retributivi in provincia di Trento" tra il 2009 e il 2015 raccolti dal servizio statistica provinciale Ispat

Di Luca Andreazza - 22 febbraio 2019 - 05:01

TRENTO. La forza lavora invecchia e diminuiscono gli operai, mentre crescono gli impiegati. Le retribuzioni più basse dei lavoratori a tempo pieno sono pagate nel settore degli alberghi e ristoranti, quelle più alte sono quelle nelle attività finanziarie. Questo quanto emerge nel rapporto "I differenziali retributivi in provincia di Trento" tra il 2009 e il 2015 raccolti dal servizio statistica provinciale Ispat. 

 

Nel 2015 in provincia di Trento si contano 148.971 lavoratori dipendenti e rispetto al 2009, cioè l'anno più difficile della lunga crisi, si registra un calo di 6.658 unità, un crollo del -4,3% in confronto ai 155.629 lavoratori di sei anni prima. Segno questo che la difficile situazione congiunturale ha influito negativamente negli anni successivi anche in Trentino sull'economia reale per impattare sui livelli occupazionali.

Per genere, nel 2015 i lavoratori di sesso femminile (66.655) rappresentano il 44,7% dei lavoratori in complesso, un valore di poco superiore al dato del 2009 (43,4%) che indirettamente descrive una crisi che ha inciso in modo più rilevante sui lavoratori maschi.  

L'analisi della distribuzione dei lavoratori per classe di età condotta nei due diversi momenti temporali – il 2009 e il 2015 – mostra inoltre un processo di invecchiamento dei lavoratori in Trentino. Si nota, infatti, l'elevato tasso di incremento delle classi più anziane: gli over 60 aumentano quasi del 105%, ma anche per le classi 50-54 anni e 55-60 anni si osservano incrementi a due cifre.

Il rovescio della medaglia è che l’incidenza dei lavoratori delle fasce di età più giovani è generalmente in calo: in particolare si dimezza il numero dei dipendenti giovani under 20 anni. Le principali cause dell’invecchiamento della popolazione lavorativa alle dipendenze? Una serie di fattori quali il cambiamento della struttura demografica della società trentina, ma anche le modifiche legislative introdotte nel sistema pensionistico (specialmente per gli over 60).

Nel frattempo, la crescente scolarizzazione dei giovani ha ritardato l'ingresso nel mondo del lavoro che, combinata alle crescenti difficoltà dei giovani di accedere al mondo del lavoro tradizionale se non attraverso contratti di lavoro atipici, hanno acuito anche in Trentino, come in Italia, il fenomeno dell’invecchiamento lavorativo.

 

Se si analizzano i tassi di crescita dei lavoratori divisi per la qualifica professionale e il genere, si nota come la dinamica sia migliore per le donne, mentre a fronte della diminuzione degli operai (-8,5%) si assiste all'aumento degli impiegati (+7,7%), rispettivamente -7.694 operai contro +3.848 impiegati. Questo è sintomo del processo di allontanamento dai lavori tipicamente più manuali, soprattutto per il ridimensionamento delle attività industriali e un maggior sviluppo dei servizi. Non solo. Crescono anche i quadri (26,6%) e crollano gli apprendisti (-31,1%). 

Capitolo retribuzioni medie annue. Qui Ispat evidenzia che il tempo effettivamente lavorato che Inps considera come unità temporale di base è la giornata retribuita, indipendentemente dal numero di ore lavorate, l'analisi considera tutta la forza lavoro nel suo complesso,  senza distinzione tra tempo pieno e tempo parziale (la retribuzione media annua è molto influenzata dal numero dei rapporti di lavoro a tempo parziale nei singoli anni) e che più rapporti di lavoro a tempo parziale riducono in un anno la retribuzione media complessiva e viceversa.

 

Detto questo, se nel 2009 la retribuzione media nel settore privato provinciale ammontava a 23.947 euro annui, sei anni dopo raggiunge i 25.958 euro annui per un aumento nominale dell’8,4%. Se però si considera la perdita di valore causata dall'inflazione nel quinquennio esaminato, pari all'8,8%, la retribuzione media annua evidenzia una perdita reale dello 0,4%.

La retribuzione nominale è cresciuta fino al 2013 più della retribuzione reale. Nel 2014 si assiste al calo della dinamica nominale che determina il sopravanzare della dinamica reale. Se si considera l'andamento delle retribuzioni dei singoli settori economici, si evidenziano tendenze contrastanti. Rispetto al 2009 si registrano, depurate dall'inflazione, variazioni negative in molti settori: si va dal -19,7% dell’istruzione al -0,7% del settore dei trasporti. Andamenti delle retribuzioni positive si osservano, invece, nei settori immobiliare (13,1%), della manifatturiera (7,6%), dell’estrazione (3,1%), del commercio (0,9%) e nelle costruzioni (0,6%).

 

Se si prendono in considerazione i dati per settore economico, si evidenzia che le retribuzioni più basse dei lavoratori a tempo pieno sono pagate nel settore degli alberghi e ristoranti (21.544 euro). A seguire il settore degli altri servizi, della sanità, dell’immobiliare e del commercio. 

 

Le retribuzioni più alte si ritrovano nel settore delle attività finanziarie (45.619 euro) e nel settore dell'energia (36.564 euro). Inoltre, si osserva che il settore della sanità e assistenza sociale (56,8%), dell'istruzione (49,8%), degli altri servizi (45,7%) e dell’immobiliare (44,7%) mostrano una quota di lavoratori part time molto elevata, a differenza del settore delle costruzioni (8,1%) e dell'energia (9,2%). La numerosità dei lavoratori part-time condiziona la retribuzione mediana complessiva.

Prima di analizzare il fenomeno nel dettaglio territoriale è necessario evidenziare il fatto che può esserci differenza tra il luogo di lavoro del lavoratore e la residenza anagrafica dello stesso: ovviamente un lavoratore può risiedere in una Comunità di valle e lavorare in una Comunità diversa da quella di residenza. Può anche succedere che un lavoratore svolga la propria attività in Trentino ma risieda in un’altra regione.

L'analisi di Ispat si occupa dei lavoratori che hanno il proprio luogo di lavoro in provincia di Trento, indipendentemente dal luogo di residenza. Se la retribuzione mediana di un lavoratore a tempo pieno in Trentino ammonta nel 2015 a
26.156 euro, l’analisi per Comunità di valle evidenzia nel territorio della Val d'Adige, in Vallagarina e nella Comunità Rotaliana-Königsberg le retribuzioni mediane superiori al dato provinciale: rispettivamente si rilevano 27.624 euro, 27.515 euro e 27.507 euro.

La retribuzione mediana minore si osserva nella Comunità degli Altopiani Cimbri (22.128 euro). Anche i lavoratori che lavorano nelle Comunità della Paganella (22.392 euro), della Val di Sole (22.854 euro), della Val di Fassa (23.088 euro) e del Primiero (23.291 euro) mostrano una retribuzione mediana molto inferiore rispetto alla retribuzione mediana provinciale.

Se si considera la distribuzione delle retribuzioni per luogo di residenza del lavoratore, la Val d'Adige risulta in testa con una retribuzione mediana di 27.432 euro, poco maggiore a quella rilevata nella Comunità della Vallagarina (27.258 euro). Nel territorio della Val d'Adige, nella Comunità Rotaliana-Königsberg, nelle Comunità della Vallagarina, della Val di Cembra e della Valsugana e Tesino si rileva una retribuzione mediana più bassa tra i residenti rispetto a quella dei lavoratori occupati nei medesimi territori.

 

Questo elemento lascia supporre che i pendolari di questi territori percepiscano mediamente stipendi più elevati. Nella Comunità della Paganella risiedono infine i lavoratori con la retribuzione mediana più bassa (23.168 euro). Se invece si analizza la residenza del lavoratore e il luogo di lavoro, la Comunità della Paganella e del Comun General de Fascia si trovano in fondo alla graduatoria, mentre è la Val d'Adige quella che esprime le migliori retribuzioni. 

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