I bambini ricordano la caduta del Muro di Berlino. Mattoni di carta e palloncini per dire no a tutti i muri, visibili e invisibili, di ieri e di oggi
I bambini di Cembra hanno ripercorso le vicende di quegli anni distruggendo un muro simbolico fatto di mattoni di carta. Ad ognuno di loro, infatti, è stato assegnato il compito di "adottare" un mattone e di personalizzarlo decorandolo sulla base di filmati, racconti, storie legati a quel periodo

CEMBRA-LISIGNAGO. Trent'anni fa cadeva il Muro di Berlino e, con lui, cadeva un mondo. I bambini delle classi quinte della Scuola Primaria di Cembra, nel lontano 1989, ancora non c'erano. Anche i loro genitori, molto probabilmente, erano solo dei ragazzini quando l'Europa s'è ritrovata nuova, e unita.
Ai bambini però, le cose, si possono raccontare. Ché loro le capiscono (spesso) meglio di chi, quelle cose, le vive o le ha vissute. Nasce così l'evento "Die Mauer". L’iniziativa, coordinata dall’insegnante Cristina Villotti, ha visto la partecipazione anche dell’Assessore all’Istruzione del Comune di Cembra Lisignago, Alessandra Ferrazza, e di Inger Doden, cittadina tedesca e testimone diretta della vita ai tempi della cortina di ferro.
La giornata si è aperta con un serrato confronto tra bambini e adulti per ricordare questa lunga, e dolorosa, separazione. La storia, però, è stata raccontata in un modo speciale. I bambini, infatti, hanno ripercorso le vicende di quegli anni distruggendo un muro simbolico fatto di mattoni di carta. Mattoni di carta che gli stessi bambini hanno realizzato. Ad ognuno di loro, infatti, è stato assegnato il compito di "adottare" un mattone e di personalizzarlo decorandolo sulla base di filmati, racconti, storie legati a quel periodo. Ogni bambino, poi, ha tolto dal muro il proprio mattone raccontandone la storia ai compagni di quarta.
Così, mattone dopo mattone, il muro è stato abbattuto e il filo della storia s'è dipanato tra racconti di vite spezzate, separazioni forzate, tunnel scavati in poche ore e disperati tentativi di fuga dalla Ddr. Come quello di Peter Fechter, morto a soli 18 anni.
Dai muri visibili (di ieri e di oggi) ai muri invisibili. La fase di preparazione e l'evento conclusivo hanno permesso di riflettere, in classe, sulle molteplici forme di separazione, fisica e ideologica, che (r)esistono tutt'oggi. Muri del pregiudizio, dell'odio, dell'intolleranza. I bambini hanno così capito quanto sia importante abbattere i muri che ci separano, iniziando proprio dai muri a noi più vicini ed esercitare, fin da subito, la competenza alla cittadinanza attiva e responsabile, sostenendo il valore della libertà di pensiero, espressione e movimento.
A fine mattinata, sotto una nevicata inattesa, i bambini hanno lanciato dei palloncini colorati a simboleggiare pace e fratellanza oltre ogni muro visibile e invisibile.












