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Il mondo non è più lo stesso: il crollo del muro come acceleratore dei processi economici e come creatore di illusioni (disattese)

Puntata 5: il trionfo del mercato e gli stravolgimenti dell'economia. Quinto approfondimento sulla caduta del Muro con intervista allo storico dell'economia Andrea Bonoldi, per capire i processi economici scaturiti e accelerati dalla dissoluzione del mondo sovietico. Gli effetti si sentiranno in tutto il pianeta, Italia compresa

Di Davide Leveghi - 07 novembre 2019 - 13:16

TRENTO. Attraverso il muro di Berlino: al di qua e al di là, nel tempo e nello spazio, della barriera più famosa della Storia. Approfondimento in vista del trentennale della caduta.

Puntata 5: il trionfo del mercato e gli stravolgimenti dell'economia

Se per il 1989 vale l'idea che ci siano stati un prima e un dopo, questo postulato trova in economia una delle sue più evidenti dimostrazioni. La caduta del Muro, infatti, portò con sé il crollo di sistema economici fondati sul rigido controllo statale dell'economia, aprendo ad una fase di transizione in cui il mercato avrebbe scosso non poco la tenuta dei Paesi ex-sovietici, creando spesso rilevanti conseguenze sociali e politiche.

 

Se per il mondo orientale, pertanto, ci fu uno sconvolgimento totale delle strutture economiche, per quello occidentale, invece, le grandi trasformazioni in economia e teoria economiche dominanti erano già state messe in moto a partire dagli anni '70. La fine dei “Trenta gloriosi”, quel periodo compreso tra il 1945 e il 1975 in cui le economie del dopoguerra furono accompagnate verso una incredibile fase di crescita, compiendo veri e propri “miracoli”, veniva sancita dagli scossoni delle crisi petrolifere, inaugurando un periodo di stagnazione - la cosiddetta stagflazione, cioè la contemporanea presenza di stagnazione e inflazione.

 

I cambiamenti non tardarono ad arrivare. Dall'Inghilterra prima e dagli Stati Uniti poi, Margaret Thatcher e Ronald Reagan dettarono le linee per un'economia che metteva da parte le teorie di Keynes – per cui per bilanciare gli squilibri del mercato fosse necessario l'intervento dello Stato – e dava mano libera al mercato. Le teorie della scuola di Chicago e del premio nobel per l'economia del 1976 Milton Friedman guidarono lo smantellamento dello stato sociale e liberarono il mercato dai lacci e lacciuoli dello Stato.

 

“Nel mondo occidentale – spiega il professore di storia dell'economia dell'Università di Trento Andrea Bonoldi – fu la crisi degli anni '70 a provocare i cambiamenti negli orientamenti economici. La fine del sistema di Bretton Woods - con cui le singole monete nazionali erano legate da un cambio fisso al dollaro – e l'esaurimento della spinta del modello di crescita dei decenni precedenti portarono a un cambio anche nella percezione dell'opinione pubblica”.

 

La caduta del Muro finisce quindi per impattare relativamente in questa parte del mondo. “Il 1989 finisce per fare da acceleratore di una serie di processi – continua – come quello della creazione della moneta unica. Nella sua biografia l'ex presidente francese Mitterrand alimenta il mito che l'euro sia stata una contropartita accettata dalla Francia per la riunificazione tedesca. In realtà il processo era già in atto, le decisioni già prese. L'euro rappresentava una misura per creare un nuovo equilibrio, per imbrigliare la forza della Germania. Ma poi l'accelerazione di questo processo finisce per andare oltre le speranze e le aspettative dei promotori, visto che entrano Paesi appartenenti all'ex blocco sovietico che rallentano la crescita”.

 

L'espansione del modello liberista acquista anch'essa un'accelerazione, travolgendo le economie pianificate africane. È il contraltare del crollo del Muro, che provoca nei Paesi ex-sovietici una forte illusione che basti solo l'aumento dei consumi per risolvere i problemi economici. L'idea che la fine dei regimi fosse sufficiente per la creazione di un sistema parlamentare e di un'economia di mercato sbatte contro la realtà. Il prodotto interno lordo crolla, i Paesi dell'Est entrano in una fase di profonda crisi economica. La transizione all'economia di mercato è troppo rapida, non si capisce che il sistema occidentale si è costruito con il tempo, con l'adattamento della mentalità delle persone, che certi meccanismi si apprendono per passi”.

 

L'Italia si trova, in questa fase, in crescita rispetto alla stagnazione dei '70. Se la caduta del Muro sgombra il campo da una parte ad un'alternativa economica al capitalismo promossa da una forza che fa riferimento a Mosca, venuto meno questo riferimento il panorama politico subisce la prima scossa tellurica rilevante. Il terremoto sarebbe arrivato di lì a breve, spazzando via tutti i principali partiti del dopoguerra. L'economia, d'altro canto, si dovrà misurare con i cambiamenti strutturali del mercato globale.

 

“La riunificazione tedesca e il successivo rafforzamento della sua economia hanno effetti positivi sul sistema produttivo italiano, aprendo nuove possibilità – conclude Bonoldi – sarà la globalizzazione semmai a influire negativamente, trovando l'economia italiana impreparata per un mercato globale in cui è richiesto un contenuto tecnologico che i prodotti italiano non hanno, o comunque è troppo basso”.

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