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Crollo del muro, il sociologo Nevola: “Questo evento ha avuto effetti sulla politica di tutti i Paesi europei"

Puntata 6: le identità politiche nell'Italia post-1989. Con il muro di Berlino non cadeva solo un potente simbolo ideologico e fisico ma crollavano anche gli schemi con i quali si era interpretato il mondo fino ad allora. Per il sesto appuntamento della rassegna sulla caduta del Muro, l'intervista al sociologo Gaspare Nevola 

 

 

Di Davide Leveghi - 08 novembre 2019 - 20:17

TRENTO. Attraverso il muro di Berlino: al di qua e al di là, nel tempo e nello spazio, della barriera più famosa della Storia. Approfondimento in vista del trentennale della caduta.

Puntata 6: le identità politiche dopo la caduta del Muro

 

“La caduta del Muro ha avuto effetti sulla politica di un po’ tutti i Paesi europei, sebbene secondo le peculiarità dei diversi casi: fine del mondo e delle ideologie bipolari (“mondo libero” vs “mondo sovietico”); affermarsi di orientamenti contrapposti (globalismo vs comunitarismo territoriale); indebolimento dello Stato come fonte primaria di autorità e di diritto, come regolatore dell’economia e del welfare; accelerazione dell’integrazione e dell’allargamento europei e conseguente crescita di sentimenti nazionali; incremento dei flussi migratori verso e dentro l’Europa e politicizzazione della questione migratoria. Altri effetti sono stati invece specifici per l’Italia, ad esempio l’appannamento della cultura antifascista e il diffondersi di spinte critiche o “revisioniste” che hanno finito per logorare l’antifascismo come “mito fondatore” della Repubblica italiana nata nel secondo dopoguerra. Ma gli effetti più diretti e immediatamente dirompenti sulla politica in Italia sono stati quelli che hanno colpito i partiti”.

 

La caduta del Muro rompeva ogni schema con cui il mondo s’era interpretato. Il terremoto che si prospettava all’orizzonte in quel 1989 diede la sua prima scossa con la fine del Pci, giunta nonostante i dissidi interni e sull’onda di quel processo riformatore cominciato a Mosca dal capo del Pcus Michail Gorbačëv. Tangentopoli, infine, avrebbe fatto crollare l’intero sistema, liberando forza nuove (Forza Italia, la Lega Nord), spingendone altre verso la metamorfosi (l’Msi abbandona il riferimento ideologico esplicito al fascismo per divenire forza pronta a governare) ed altre ancora verso la diaspora (Psi e Dc).

 

I risultati elettorali dal 1994 hanno del “clamoroso”, come spiega il politologo e sociologo Gaspare Nevola, professore dell’Università di Trento, portando al governo chi era sempre stato escluso dal cosiddetto arco costituzionale e chi pure aveva fondato la sua forza sulla spinta alla secessione della parte più ricca del Paese. “L’uomo nuovo” compariva nella politica italiana ma poco aveva a che fare con l’ideale comunista. Un nuovo scenario si apriva.

 

“Nasce la 'democrazia del pubblico' – prosegue Nevola – dove prende forma un’esasperata personalizzazione e leaderizzazione della politica, e una fragilizzazione dei partiti come corpi intermedi. Si tratta di una trasformazione della democrazia che si accompagnerà, come vediamo oggi, all’appannamento della distinzione tra destra e sinistra, all’emergere di quelli che oggi chiamiamo populismi: del resto, non dimentichiamolo, lo slogan che nella Germania del crollo del Muro guidava le mobilitazioni contro il regime sovietico era “Wir sind das Volk” (Noi siamo il popolo). In questa trasformazione della politica vediamo "l’altra faccia” degli effetti della caduta del Muro, una faccia che allora sfuggiva ai più, che nelle celebrazioni del trentennale trova ancora scarsa attenzione e che fa dell’Italia, retrospettivamente, apripista di trasformazioni che oggi interessano tutti i Paesi europei, compresa la frammentazione dei loro sistemi partitici”.

 

La tradizione proveniente dal comunismo si trova a questo punto disorientata. Un disorientamento che prosegue oggi, che evita completamente – dice Nevola – ogni 'elaborazione del lutto ideologico', rimuove ma perde il polso del presente. Ma non solo, anche l’universo democristiano con la sparizione della “minaccia a comunista” vede venir meno la sua ragione d’essere, gli Usa non necessitano più di un baluardo dell’Occidente. Di conseguenza il disorientamento ideologico travolge anche l’elettorato, che si sfibra, perde la netta connotazione destra-sinistra, si ritrae nel localismo.

 

“A trionfare nel 'dopo 1989' è soprattutto un generico individualismo identitario – continua Nevola – nutrito di diritti civili e di beni di consumo: ci si identifica con cause sempre più settoriali e frammentate, guadagna spazio la politicizzazione di identità collettive centrate su stili di vita e minoranze culturali. I cittadini si trovano davanti partiti di centro-sinistra e di centro-destra che convergono sui valori della società e dell’economia neoliberale, partiti con un basso profilo ideologico-identitario, con orientamenti fluidi e che operano come “partiti piglia-tutto”, come macchine o cartelli elettorali; partiti sempre più autoreferenziali, poco presenti nella quotidianità della vita sociale, che per raccogliere consensi fanno leva su una campagna elettorale permanente, in ultimo tramite propaganda via internet e social media. E, non a caso, in questi anni crescono a dismisura l’astensionismo, la volatilità elettorale e la propensione degli elettori verso il “nuovismo” in politica”.

 

Sgombrata dal socialismo comunista, la vita pubblica registra l’egemonia neoliberista affiancata dal mercato, un’ideologia politica “che proclama la 'fine delle ideologie' e che non ammette di essere essa stessa un’ideologia, una visione del mondo, fosse pure la migliore o l’unica accettabile” e che in virtù della mancanza di alternative indebolisce la democrazia e crea un “variegato e perdurante malessere democratico”. “Populismi, astensionismi ecc., a cui solitamente si dà la colpa della crisi democratica odierna, in realtà sono solo il sintomo di un profondo, variegato e perdurante “malessere democratico - osserva Nevola - la causa della crisi è invece che destra e sinistra faticano a rappresentare delle vere alternative politiche nel campo del pluralismo democratico, dato che per molti aspetti le loro differenze sul modello di società si sono assottigliate, specie nel momento in cui cercano di diventare forze di governo durevoli – chiosa Nevola – la democrazia ha però bisogno di alternative: di sfidanti che tengano aperti gli orizzonti del futuro, che riescano a suscitare passioni politiche e a mantenere in vita la democrazia, che è confronto/scontro tra visioni alternative di società, di economia, tra prospettive differenti di futuro in competizione tra loro. Se il campo della politica democratica è tutto occupato da TINA (There Is No Alternative), il “mito democratico”, che in ultima istanza è la forza della “democrazia reale”, gli ideali e la qualità di una democrazia si immiseriscono, scatenano malessere politico”.

 

“Con la caduta del Muro di Berlino si è imposto il 'sogno neoliberale'. Ma questo sogno si è presto rivelato poco lieto per molte parti delle società democratiche, ha partorito le nostre postdemocrazie. Il mondo disincantato, iper-pragmatico, iper-utilitarista e mono-ideologico perseguito dal neoliberalismo, alla fine ci ha portato a demo-oligarchie, più o meno problematiche, paternaliste, a democrazie stanche e malinconiche, afflitte da aumento delle diseguaglianze economiche e delle marginalità sociali e culturali, dai limiti ambientali e sociali dello sviluppo, dove prorompe il contrasto tra 'mondo dell’alto' e 'mondo del basso', tra centri e periferie. Se la democrazia vuole restare, come auspico, “the only game in the town”, dobbiamo cercare urgentemente alternative allo status quo, pretendenti legittimi, e non omologabili tra loro, allo scettro democratico”.

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