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Lezioni di italiano per i richiedenti asilo, in 20 giorni raccolti 13 mila euro per 650 ore. Civico: ''La società civile deve resistere''

Un mondo dell'associazionismo e delle cooperative che cerca di muoversi in sincronia dopo i tagli al sistema di accoglienza impartiti da Maurizio Fugatti. Civico: "Una risposta importante della società che si mette in gioco, resiste, esiste e non accetta passivamente le decisioni del nuovo governo provinciale"

Di Luca Andreazza - 12 gennaio 2019 - 19:02

TRENTO. "Una piccola e significativa azione fatta con stile perché non è urlata e non attacca una linea politica legittima ma che crediamo fortemente sbagliata", queste le parole di Mattia Civico, ex consigliere provinciale del Partito democratico e presidente dell'Associazione Demo, nel presentare il risultato della campagna di raccolta fondi nella campagna #primalitaliano, cioè ore di lezione di italiano per stranieri.

 

"Un bilancio oltre le aspettative - commenta il numero uno di Demo - siamo riusciti a mettere insieme circa 13 mila euro, cioè 650 ore di italiano. Una risposta importante della società civile che si mette in gioco, resiste, esiste e non accetta passivamente le decisioni del nuovo governo provinciale. L'umanità non è una linea politica, ma un sentimento trasversale. L'Iban resterà aperto ancora un mese. Un ringraziamento a quelle persone che ci sostengono e hanno messo a disposizione la propria fatica, i soldi guadagnati, anche con sacrifici". 

 

Il concetto è semplice. L'integrazione passa, anche e soprattutto, attraverso la conoscenza della lingua dei richiedenti asilo. La necessità è quella di rivedere la comunicazione per controbattere alla narrazione della Lega del deus ex machina Matteo Salvini.

 

"Siamo i primi a non voler degrado e spaccio - continua Civico - ma la soluzione non è depotenziare i servizi. Non ci possiamo sostituire all'ente pubblico, ma dobbiamo inviare segnali. La sensazione, forse non ancora totalmente percepita, è quella di essere tornati all'epoca antecedente la legge 35, quella che disciplina degli interventi per prevenire e rimuovere gli stati di emarginazione. La società civile deve cambiare passo e fare rete per cambiare la situazione e fare l'essenziale".

 

Un mondo dell'associazionismo e delle cooperative che cerca di muoversi in sincronia dopo i tagli al sistema di accoglienza impartiti da Maurizio Fugatti. Un calendario però è già scandito per arrivare alla chiusura definitiva di questa esperienza nel 2020 (Qui articolo).

 

"Non è solo una questione relativa ai posti di lavoro - prosegue Civico - un mancato riconoscimento ai circa 150 professionisti che perdono tutto dopo percorsi a base di passione, formazione e perfezionamento. Parole e pensieri si incrociano, come la voglia di non aver paura e chiudersi per vivere una comunità aperta e curiosa che vuole capire, capirsi e capici. Una società che si basa sul rispetto. Queste ore di italiano rappresentano anche quelle persone che non si sentono coinvolte nelle decisioni della politica. Ora la sfida ulteriore è trovare i spazi per portare avanti questa avventura".

 

La raccolta fondi, come anticipato, resta attiva ancora un mese, mentre il testimone passa al Centro Astalli, il compito è quello di coordinare questa nuova esperienza. "E' un periodo storico difficile - dice Stefano Graiff - che non si è riusciti a interpretare in anticipo: un tentativo di dividere la società in classi, reso possibile dal sonno della memoria di quanto Europa, Italia e Trentino hanno già sofferto. Questo non è solo un gesto concreto, ma un segnale forte" (Qui articolo).

 

Tra i sostenitori di questo progetto anche la Cgil del Trentino. "Siamo in fase di predisposizione di uno studio per capire gli effetti del taglio dei servizi di accoglienza e integrazione. In questo contesto fluido - chiude Franco Ianeselli - dove il Trentino ha perso la sua forma autonomistica e la Lega risponde ai comandi del suo capitano, abbiamo un Alto Adige che invece continua in questa esperienza nel fornire i servizi. Un messaggio che può spiazzare anche i trentini. Culturalmente è necessario far emergere l'importanza di ristabilire il senso di comunità".

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