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Manifesto contro violenza assistita. Merighi (Futura): "Non si criminalizzano i padri, si criminalizzano i padri violenti". Biaggioni: "In sede civile, assistiamo ad una banalizzazione della violenza"

Dopo le esternazioni di Andrea Maschio che si era espresso contro il manifesto della campagna ritenuto, dal consigliere pentastellato, "sbagliato" perché "demonizza i padri", interviene anche Futura per voce della vicepresidente Merighi: "Ci risiamo. Tutte le volte che si affronta la questione della violenza di genere c'è sempre qualcuno che sottolinea come questo argomento sia discriminante nei confronti dei poveri uomini che subiscono violenza allo stesso modo delle donne"

Di Arianna Viesi - 22 novembre 2019 - 20:08

TRENTO. "Ci risiamo. Tutte le volte che si affronta la questione della violenza di genere c'è sempre qualcuno che sottolinea come questo argomento sia discriminante nei confronti dei poveri uomini che subiscono violenza allo stesso modo delle donne", così Claudia Merighi, vicepresidente di Futura sulle esternazioni del consigliere pentastellato Andrea Maschio a proposito del manifesto e della campagna sulla violenza assistita (QUI ARTICOLO).

 

"Quello che è successo è molto grave. Basta un uomo che esprime perplessità su una campagna fatta ad hoc per sensibilizzare su un tema così delicato per smuovere le acque". I numeri, del resto, parlano chiaro: nel 2018 sono state 142 le donne uccise, 119 delle quali in famiglia. E non si contano le donne che hanno subito violenza, fisica e psicologica, molestie, e vessazioni di ogni tipo."Le donne che si sono liberate da un rapporto violento sono 3 milioni e 700mila. Il 65% delle donne che si sono separate o hanno divorziato avevano figli al momento della violenza e il 71 % di questi hanno assistito alla violenza", continua Merighi.

 

I dati, insomma, ci parlano di prevaricazione. "Non stiamo parlando di litigi familiari, stiamo parlando di violenza. E, con quel manifesto, non si criminalizzano i padri. Si criminalizzano i padri violenti. Non si colpevolizzano tutti i padri e tutti gli uomini. Quello che si porta avanti, con queste istanze, è una mistificazione . Ed è quello che succede anche in sede civile dove la violenza viene banalizzata e ridotta a semplice conflitto".

 

"Ribadisco con forza - conclude Merighi - che si sta assistendo ad una campagna mistificante costruita ad hoc. Le parole e i simboli vanno usati con cognizione e in modo preciso".

Dello stesso avviso anche l'avvocata Elena Biaggioni, esperta del tema che, proprio oggi, è intervenuta alla Commissione Pari Opportunità sollevando la questione e chiedendo ragguagli all'assessore Segnana. "La vicenda pone il classico esempio della parabola cui assistiamo quando parliamo di violenza sulle donne. Dal clamore del codice rosso, dagli ospedali, dalle procure , quindi da un forte e sentito riconoscimento della violenza e della gravità del problema, in sede civile, quando c'è di mezzo la genitorialità, si assiste ad una banalizzazione della violenza".

 

La violenza assistita è violenza. Ed è agita, nella maggior parte dei casi, dagli uomini. I numeri ce lo dicono. "Le esperte incaricate di monitorare l’applicazione della convenzione di Istanbul, Grevio, hanno segnalato che il problema è diffuso: in tutti i 10 Paesi monitorati si assiste al disconoscimento della violenza nei procedimenti per i diritti di visita e custodia", continua Biaggioni.

 

Il problema, alla base, è un problema sostanzialmente culturale. Un retaggio socio-culturale che ci portiamo appresso e che pesa sulla società tutta: "Si tratta dello stereotipo della famiglia e della spinta alla genitorialità a tutti i costi. Si tratta di un retaggio culturale molto forte".

 

Il tanto vituperato manifesto, insomma, ed è questo che si vuol far capire, non demonizza i padri, ma demonizza e criminalizza i padri violenti che, per fortuna, sono una minoranza. "Quando si parla di violenza assistita, si parla comunque di violenza sulle donne", conclude Biaggioni. 

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