''Restiamo umani'', l'attivista Mpaliza lancia una marcia nazionale. ''Scriveremo un manifesto contro questo clima di disumanizzazione''
Sono quattro i percorsi ai quali si lavora per toccare tutta l'Italia, da Nord a Sud, da Est a Ovest. L'intenzione è quella di marciare insieme e organizzare incontri in varie città per giovedì 20 giugno in occasione della giornata mondiale del rifugiato

TRENTO. Una marcia per promuovere diritti umani e pace. Una camminata "Restiamo umani", questa l'idea lanciata da John Mpaliza, attivista di 50 anni, cittadino italiano di origine congolese (è arrivato in Italia nel 1993), ingegnere informatico è una figura molto conosciuta in tutta Europa come il "Peace Walking Man". John, infatti, da qualche anno gira l'Italia, e non solo, per far conoscere la situazione del paese in cui è nato e nel tempo ha organizzato grandi eventi e marce per la pace (due quelle già partite da Reggio Emilia e arrivate al Parlamento europeo e la più lunga fino ad Helsinki nel 2015) per scegliere poi Trento come casa.
L'intenzione è quella di marciare insieme e organizzare incontri in varie città per giovedì 20 giugno in occasione della giornata mondiale del rifugiato. Un punto di partenza è Trento, quello di arrivo Roma. Un'idea che prende forma nel febbraio scorso. Tra gli antefatti c'è un episodio di pregiudizio fondato sul colore della pelle con tanto di insulti razzisti pronunciati a margine dell'accaduto sul treno regionale 2261 e quanto siano importanti i percorsi di integrazione quali l'insegnamento della lingua italiana che purtroppo, da qualche tempo, anche in Trentino, sono stati eliminati con l'effetto di aumentare incomprensioni e quindi emarginazione e quindi insicurezza per tutti (Qui articolo).
"Una marcia insieme a tanti cittadini - dice Mpaliza - ma anche una serie di incontri in varie città per ribadire che non siamo d'accordo con questo clima di disumanizzazione che questa cattiva politica ci sta imponendo con forza e con leggi anti-costituzionali. Siamo in tanti a pensarla in modo diverso. La speranza è che in questi momenti di confronto, idee e proposte per trovare percorsi e soluzioni".
Una marcia a staffetta tra varie città per riuscire a coinvolgere il maggior numero di persone. "E' impossibile una copertura del 100% a causa degli impegni quotidiani e lavorativi - spiega l'attivista - ma proponiamo ai comitati locali di organizzare una camminata leggere e cittadina in concomitanza all'arrivo della marcia in città. Poi se qualcuno ha voglia e piacere di fare qualche chilometro in più è ovviamente il benvenuto. L'intenzione è quella di scrivere un manifesto per un possibile miglioramento della situazione".
Sono quattro i percorsi ai quali si lavora per toccare tutta l'Italia, da Nord a Sud, da Est a Ovest. E' previsto poi l'utilizzo di mezzi pubblici per riuscire a ottimizzare l'organizzazione. Il primo percorso parte da Trento per arrivare a Reggio Emilia dopo aver toccato Rovereto, Vicenza, Padova, Verona e Mantova, mentre il secondo parte da Torino e attraverso Ivrea e Milano, Piacenza e Parma si raggiunge Reggio Emilia.
La terza camminata parte da Reggio Emilia e il traguardo è quello di Monterotondo (tappe a Modena, Bologna, Firenze, Siena e Viterbo). Il quarto percorso va da Lampedusa a Roma tra Palermo, Reggio Calabria, Riace, San Ferdinando/Rosarno, Lamezia Terme, Salerno e Napoli.
"L'intenzione - aggiunge il peace walking man - è quella di chiudere le liste di partecipazione entro il 30 aprile e il 15 giugno. Ci si può iscrivere direttamente (marciarestiamoumani@gmail.com) oppure attraverso i comitati locali come L'Italia che R-Esiste, Associazione Karmadonne-Carmagnola, Carovane migranti, Cisv, Ufficio Missionario di Torino, Cava e Gav".
L'idea è molto articolata e si prevede anche di lanciare un crowdfunding per coprire i costi essenziale della parte globale dell'organizzazione della marcia. "E' doveroso e giusto - conclude Mpaliza - ricordare che sarà una marcia molto sobria a piedi. L'utilizzo dei fondi sarà definito e gestito da un comitato etico. Il ricavato sarà poi devoluto ad un progetto già attivo per sostenere le popolazioni di Mozambico e Malawi colpite il 4 marzo scorso dal ciclone Idai (Qui articolo)".












