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"Sono le vittime le uniche in diritto di dimenticare": cade oggi l'anniversario della strage di Bologna

Trentanove anni fa la strage di Bologna. Molte sono le iniziative legate alla commemorazione dell'ultima grande strage del terrorismo nero. Dalla staffetta dell'Anpi al lavoro costante e necessario dell'Associazione 2 agosto 1980

Di Davide Leveghi - 02 agosto 2019 - 16:26

TRENTO. Sono le 10.25 del 2 agosto 1980 quando una bomba esplode nella sala d'aspetto della stazione centrale di Bologna, affollata dai numerosi viaggiatori che si spostano in treno per le vacanze. L'esplosione, partita dalla sala d'aspetto dove è collocato il fornello dell'ordigno, fa crollare parte dell'edificio, le cui macerie si abbattono sul trento Adria Express diretto a Basilea.

 

Lo scenario è da apocalisse, il bilancio parlerà di 85 morti e 200 feriti. La reazione della città è immediata; dalle case adiacenti i bolognesi accorrono per liberare i corpi dalle macerie e per soccorrere i feriti. L'autobus numero 37, mentre le ambulanze a sirene spiegate portano i feriti agli ospedali, si trasforma in carro funebre, trasportando ininterrottamente le salme all'obitorio. “Scene da guerra”, diranno i testimoni.

 

Il ruolo simbolico di quell'autobus lo renderà nell'immaginario della città un vero e proprio “oggetto del ricordo”, convertito dalle istituzioni in “artefatto della commemorazione”. “La memoria si deve cristallizzare in oggetti- spiega la sociologa Anna Lisa Tota, professoressa all'Università Roma 3- affinché si possa riattivare quando si affievolisce. Quando un oggetto, poi, attraverso pratiche rituali come le commemorazioni, assume particolare rilevanza allora si converte in un artefatto della commemorazione, necessario affinché le memorie non svaniscano”.

 

Ricordare diviene quindi non mero esercizio ma sforzo indispensabile per la comunità. “Sono le vittime- continua Tota- le uniche che hanno il diritto di dimenticare, all'interno della loro personale rielaborazione del lutto. Ma questo diritto le istituzioni e la società non ce l'hanno. Molto spesso si chiede ai sopravvissuti o ai familiari delle vittime di diventare testimoni pubblici, alimentando un loro personale dramma nel dramma. Il loro lavoro supplisce a delle mancanze nell'ottenimento della giustizia rispetto alla strage. Laddove giustizia è fatta e la memoria è viva, promossa dalle istituzioni e dalla società civile, le vittime possono rientrare nell'anonimato”.

 

La memoria della strage di matrice nera rientra nel solco della memoria del fascismo. Un solco ben più lungo e caratterizzato da un rapporto mai metabolizzato nel nostro Paese, il cui nesso con la strage è stato evidenziato dalle sentenze della magistratura e la condanna nel 1995 di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro e nel 2007 di Luigi Ciavardini, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari, gruppo eversivo di ispirazione neofascista- a cui si aggiungono le condanne per depistaggio.

 

I promotori della memoria della strage, capaci di “fare propria una poetica espositiva della memoria che negli anni si è allontanata sempre più dalla dimensione luttuosa per confluire in quella della testimonianza morale”, sono innanzitutto gli appartenenti all'Associazione 2 agosto 1980, gruppo unito solo dal dramma della perdita. “Li definirei eroi civili- dice Tota- grazie alla loro capacità di superare e trasformare il lutto individuale in risorsa per tutti. Il loro lavoro ha una ricaduta universale, visto che la commemorazione del 2 agosto si è convertita non solo nella celebrazione e nel ricordo delle vittime di quella strage ma di tutto il terrorismo politico, della violenza politica. Fanno un grande servizio alla nazione”.

 

Anna Lisa Tota (1965) è una sociologa, professoressa ordinaria presso l'Università Roma 3, in cui insegna sociologia della comunicazione, sociologia della musica, comunicazione artistica e comunicazione visuale.

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