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| 03 ott 2019 | 19:52

"Spegni la luce, accendi il gusto". In Paganella la cena è al buio ma con la luce della curiosità e della sensibilità (non solo enogastronomica)

Un evento organizzato dalla cooperativa di ipovedenti ABC Irifor al Rifugio Dosson, sulla Paganella, smentisce il detto che "anche l'occhio vuole la sua parte". Vini e cibi tradizionali, gustati in un convivio al buio, stimolano il senso del gusto, in compagnia di chef e sommelier di prestigio

"Spegni la luce, accendi il gusto"

ANDALO. Mangiare al buio, senza alcuna possibilità di notare quanto è nel piatto e sulla tavola. Stimolando i propri sensi, recuperando i più profondi, quasi sempre dimenticati, sapori. Una sfida decisamente stimolante, che mette in secondo piano ogni ostentazione estetica e punta decisamente sulla sostanza della pietanza, la sua origine oltre che originalità. Ma non tralascia comunque l’importanza delle tecniche di cucina, l’abbinamento cibo-vino, la convivialità del momento. Anche se … non si vede.

 

Evento suggestivo, messo in scena al Rifugio Dosson, 1450 metri d’altitudine, sopra Andalo, sulle pendici della Paganella, nell’ambito della rassegna "Spegni la luce, accendi il gusto". Iniziativa degli operatori turistici locali, con il coinvolgimento di cuochi e tutta una serie di animatori, in collaborazione con "speciali" camerieri, quelli della cooperativa ABC Irifor, vale a dire persone ipovedenti, ma con una spiccata sensibilità e bravura nel gestire appunto un banchetto ‘"senza luce".

 

Ogni pietanza è stata attentamente studiata da uno staff di chef locali, sfruttando anzitutto materie prime della consuetudine trentina, rispettando doverosamente concetti di biodiversità e sostenibilità ambientale.

 

Ingredienti di tradizione. Come la torta di patate, i legumi montanari, il salmerino (originario del lago di Molveno) ma anche il Casolèt solandro, la Ciuiga del Banale, la Carne salada, il grano saraceno, il Trentingrana. Piatti elaborati con maestria e sensibilità, sfruttando l’aglio ursino, le molche del Garda, il coniglio con la pancetta di Coredo, la polenta ‘Macafana’ e funghi. Pure le singolari ‘Comedole’, particolari spinaci selvatici di montagna. Immancabile l’apporto della mela, in una variazione di dessert. Il tutto rigidamente servito al buio, senza tralasciare il fascino della conversazione tra i commensali, la suggestione del convivio.

 

Questo per dare una certa Identità gastronomica all’ambito della Paganella, mettendo ai fornelli – per una cena ad 8 mani – altrettanti protagonisti della ‘nouvelle vague’ dell’altopiano: Simone D’Angelo, chef del Rifugio Dosson; Mirco Chiarani, chef patron Bistrot Bio le Chicche di Andalo; Martino Iori, chef di cucina del Il Piccolo Dolomiti Resort di Andalo e Mattia Dallavalle, chef di cucina del Corona Dolomites Hotel di Andalo.

 

Ad ogni portata, l’abbinamento con un vino – spiegato da Antonio Garofolin, sommelier e presidente dell’associazione ASPI del Trentino-Alto Adige. Non vini qualsiasi: anche questi legati alla Paganella. Perché prodotti – e offerti per l’occasione – dal Gruppo Teroldego Evolution, una decina di giovanissimi vitivinicoltori decisi a fare squadra, rilanciando i valori della Piana Rotaliana, delle terre che stanno appunto a corollario della montagna più "cantata" del Trentino. Il tutto viene impreziosito dal valore grande umano legato all’atto della beneficenza in contributo alla cooperativa Irifor.

 

Infine, con questo avvenimento – hanno più volte sottolineato i cuochi promotori dell’evento, Filippo Crippa come portavoce - si ha la concreta opportunità di poter apprezzare quanto sia importante arricchire le sinergie tra i territori nello sviluppo del prodotto turistico legato al tema della gastronomia.

Al buio, d’accordo, ma con la luce della curiosità e della sensibilità. Non solo enogastronomica.

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