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Tagli sistema accoglienza, i sindacati tornano in piazza: ''Anche gli imprenditori vengano a manifestare''

Una mobilitazione di Fp Cgil, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Fpl Uil prevista per sabato 9 marzo per richiamare alle proprie responsabilità la Provincia, ma anche per ribadire ancora una volta che non è smantellare l'accoglienza non è la risposta giusta per ottenere maggiore sicurezza: "E' preoccupante anche il silenzio della Federazione delle cooperative"

Da sx Lamberto Avanzo, Lorenzo Pomini, Franco Ianeselli, Luigi Diaspro, Marcella Tomasi e Walter Alotti
Di Luca Andreazza - 07 marzo 2019 - 22:20

TRENTO. Il sistema di accoglienza comincia a perdere i propri addetti e i sindacati scendono nuovamente in piazza dopo la manifestazione di fine anno. "Nulla si è ancora fatto - dice Franco Ianeselli, segretario della Cgil - per avviare un tavolo negoziale per ricollocare i 140 esuberi stimati dalla Provincia da qui al 2020". E l'appuntamento è per sabato 9 marzo alle 11 per un presidio in piazza Pasi a Trento

 

Una mobilitazione di Fp Cgil, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Fpl Uil per richiamare alle proprie responsabilità la Provincia, ma anche per ribadire ancora una volta che non è smantellare l'accoglienza non è la risposta giusta per ottenere maggiore sicurezza. "E' preoccupante anche il silenzio della Federazione delle cooperative - aggiunge Ianeselli - che deve partecipare per valutare il ricollocamento degli operatori dipendenti delle varie cooperative sociali all'interno del sistema stesso".

 

Ad oggi i lavoratori che hanno perso l'occupazione sono i tre operatori di Activa, addetti al portierato notturno nella residenza Brennero, ma anche diversi operatori e educatori assunti a tempo determinato che in questi mesi a causa della soppressione dei corsi di italiano, del sostegno psicologico e dell'orientamento al lavoro, si sono ritrovati a casa.

 

"Lo slogan della Lega è prima i trentini e gli italiani - commenta Lorenzo Pomini, segretario della Cisl - ma sono proprio loro a rimetterci. Non tutela i posti di lavoro e le professionalità, i tagli all'accoglienza non tutelano proprio nessuno. Anche le categorie economiche rischiano di rimetterci, come l'agricoltura: ormai raccoglitori e raccoglitrici sono in prevalenza stranieri. Stesso discorso per il turismo. Se non arginiamo questa tendenza, le ripercussioni saranno anche sul ciclo economico. Chiediamo che anche gli imprenditori scendano in piazza per manifestare". 

 

Le parti sociali rispondono anche sul caso della residenza Brennero. Nonostante l'intesa sindacale raggiunta tra sindacati, Atas e croce rossa, i sette lavoratori si sono rifiutati di passare, mentre effettivamente i tre di Activa sono rimasti senza occupazione (Qui articolo). 

 

"Non c'è contraddizione o controsenso - spiega Lamberto Avanzo, segretario della Fisascat Cisluna scelta personale di alcuni educatori della residenza di via Brennero che, pur tutelati da un accordo sul piano salariale e di inquadramento professionale, hanno scelto di non passare alle dipendenze di croce rossa, a cui è stata affidata la gestione della struttura di accoglienza. La scelta di queste lavoratrici e lavoratori potrebbe essere dovuta alla modifica sostanziale del lavoro, si passa da un lavoro educativo e relazionale ad una semplice vigilanza, diurna e notturna, senza alcuna possibilità di proseguire un percorso professionalmente avviato. Sono anche queste le conseguenze dei tagli, oltre a lavoratori in esubero, quelli che restano smettono immediatamente di essere educatori o assistenti o altro per diventare vigilanti, diurni e notturni".

 
Il 'caso' della residenza Brennero rappresenta in pratica l’esemplificazione del processo che le parti sociali stigmatizzano, cioè quello di un sistema che, a seguito dei tagli, lascia per strada addetti di cui nessuno si preoccupa. Il rischio, infatti, è che questi siano "esuberi con il contagocce": perdono il posto di lavoro poche unità alla volta nel disinteresse generale.

 

"Serve un piano coordinato - continua Ianeselli - mentre il nuovo governo di centrodestra gioca sulla paura per creare consenso, senza un orizzonte di civiltà. L'ente pubblico deve fare la sua parte per valorizzare volontariato e professionalità. Non abbiamo paura degli attacchi. Se la politica rallenta, chiediamo che la società civile trovi parole e voce per accelerare".

 

Sono diverse le criticità a causa dello smantellamento del sistema di accoglienza, un sistema ritenuto eccellente che riusciva a integrare e non semplicemente a "parcheggiare e sorvegliare" i richiedenti asilo. "Il rischio paradossalmente - evidenzia Walter Alotti, segretario della Uil - è quello di produrre marginalità e maggiore insicurezza sociale, danneggiando cittadini, imprese e migranti stessi. E le conseguenze in capo agli operatori del sistema, in larga parte giovani e giovanissimi, laureati, formati e con percorsi anche all’estero, dipendenti del sistema delle cooperative sociali, sono gravi tra perdite di almeno 140 posti di lavoro, dequalificazione professionale e demansionamento".

 

Un compito difficile visto i silenzi di Provincia e vertici della Federazione. "E' necessario - conclude Alotti - attivare misure adeguate per la riallocazione e sostegno degli esuberi in questa idea di governo del fenomeno migratorio sbagliata e controproducente. Una maggioranza che non dialoga arroccata negli uffici di piazza Dante. Un segnale brutto. Non ci sono indicazioni sul reddito di cittadinanza e sul sistema di accoglienza, ma applicano misure più stringenti e dure rispetto alle indicazioni nazionali. A Bolzano la Lega ha applicato il modello di autonomia locale per affrontare e risolvere i problemi. Qui invece la direzione è opposta".

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