Contenuto sponsorizzato

Sindacati pronti a scendere in piazza per difendere i lavoratori della residenza Brennero, ma a dire ''No'' sarebbero stati loro

Una vicenda che forse merita chiarezza. Un provvedimento che crea malumore, tanto da spingere i sindacati, Cgil in testa, a pianificare una nuova manifestazione di piazza, ma dopo l'intesa sindacale i 7 della cooperativa Atas si sono tirati indietro, i tre senza occupazione invece vorrebbero ma non c'è accordo

Di Luca Andreazza - 06 marzo 2019 - 05:01

TRENTO. E' più complicata del previsto la querelle relativa alla residenza Brennero dopo i tagli al sistema di accoglienza impartiti dalla giunta Fugatti. La gestione è passata alla Croce rossa italiana ma tre lavoratori, impiegati per il portierato notturno, sono rimasti a casa dal 1 marzo (Qui articolo). Anzi, diventa un vero e proprio caso. Effettivamente tre sono senza lavoro e altri sette non sono passati alla nuova gestione ma per scelta personale. 

 

Una vicenda che forse merita chiarezza. Un provvedimento che crea malumore, tanto da spingere i sindacati, Cgil in testa, a pianificare una nuova manifestazione di piazza, mentre cercano di studiare un modo di intervenire in maniera complessiva, cioè trovare una strategia unitaria per non affrontare casi individuali. Serve una regia, serve compattezza in quanto la delibera varata dalla Provincia il 21 dicembre scorso lascia, infatti, tante questioni sul tavolo. 

 

Un calendario fitto di scadenze, iniziate il 1 gennaio scorso con la chiusura dei corsi di cultura e lingua italiana per richiedenti asilo, ecco trenta giorni esatti dopo la riduzione del servizio di supporto psicologico, quindi a marzo quella del personale che lavora nelle strutture collettive. 

 

E ancora dal 1 aprile si chiudono i servizi di orientamento al lavoro. Il sistema di accoglienza targato Lega trentina diventa un bed&breakfast: soltanto vitto e alloggio assicurati. Anche la diffusione territoriale della presenza di richiedenti asilo viene fermata: basta trasferimenti di uomini nelle valli del Trentino, solo donne e famiglie con figli. Gli uomini restano invece nella residenza Fersina, mentre l'altro obiettivo è quello di chiudere il campo di Marco di Rovereto. Ma sono tante le problematiche che già emergono come i casi di San Lorenzo Dorsino (Qui articolo) e Lavarone (Qui articolo). Esempi di integrazione, bruscamente fermata. 

 

La Provincia ha cercato di tamponare comunque la situazione e affidare la residenza Fersina alla Croce rossa italiana e subentrare al posto di Kaleidoscopio. Un fulmine a ciel sereno anche per la Cri, che oppone un deciso "Niet": "Troppo poco preavviso, non si fa così" (Qui articolo). Nel frattempo il 4 febbraio arriva la disposizione del Dipartimento salute e politiche sociali-Cinformi che propone alla Croce rossa di subentrare al posto di Atas onlus dal 1 marzo e tramite affidamento diretto e nel rispetto delle clausole sociali.

 

I sindacati sono reattivi e entrano subito in partita. Analizzano e l'11 febbraio c'è il primo incontro, interlocutorio, per definire la road map e trovare un piano d'azione, che viene già trovato il 26 febbraio. Un'intesa per la verità ottima per i 7 lavoratori interessati per un pieno di responsabilità e serietà da parte dei contraenti: i livelli occupazionali e retributivi sono garantiti. I contratti indeterminati passano da Atas a Cri e la paga viene equiparata, stesso discorso per quelli determinati. Non cambia quasi nulla per i dipendenti, se non la turnistica e la tipologia contrattuale che passa da quello delle cooperative di settore socio-sanitario e assistenziale-educativo a quello Anpas. E' tutto deciso e formalizzato, arrivano le firme

 

E qui si apre il caso. Due lavoratori rifiutano di passare alla Croce rossa quasi subito, gli altri cinque in un secondo momento. Degli ex dipendenti Atas non si presenta nessuno alla residenza Brennero nella nuova veste di Croce rossa. I tre a casa? Sono i lavoratori della cooperativa Activa. Vero, sono rimasti senza occupazione e vorrebbero invece lavorare alla residenza, non rientrano nell'elenco inizialmente trasmesso a Croce rossa in quanto non è possibile l'applicazione della clausola di salvaguardia: ne avrebbero diritto, ma difficile per le parti sociali intervenire, le carte sono chiare fin dall'inizio in questo caso: la cooperativa è stata chiamata a gestire il servizio di portierato notturno ad interim per una quarantina di giorni.

 

I sindacati una carta in mano l'avrebbero avuta, ma questo avrebbe probabilmente allungato i tempi e rischiato di far saltare il banco, alla fine comunque rovesciato dai dipendenti Atas: non firmare l'intesa, bloccare la trattativa e fare un po' di ostruzionismo per cercare di garantire anche i lavoratori di Activa e farli rientrare nell'accordo. Non è stato fatto, meglio, forse, prima portare a casa questo accordo e poi scendere in piazza.

 

Ci si è limitati alla legittima nota finale per "stigmatizzare - spiega l'intesa sindacale - l'assenza di tempestive e idonee informazione della Provincia relativamente al percorso di affidamento al servizio alla Cri", ma anche "sollecitare la giunta provinciale e la Federazione delle cooperative per la costituzione del tavolo congiunto più volte richiesto per un confronto sull'intero processo di riduzione dei servizi" e "l'indisponibilità a trattare il subentro in singoli pezzi di appalti senza considerare e prendere in carico l'intero servizio interessato alle misure di riduzione, anche attraverso apposite iniziative di contrasto".

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 20 gennaio 2021
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

21 gennaio - 07:44

Traffico in tilt sulla Ss 47 a causa del ghiaccio che si è creato nel corso della notte. L'allarme da parte della Protezione civile per un possibile gelicidio era arrivato ieri pomeriggio 

21 gennaio - 05:01

I rapporti con i famigliari e con i pazienti spaventati: "Appena arrivi in ospedale sei da solo. Gli unici contatti che puoi avere sono quelli con gli infermieri, che comunque sono tutti bardati, quindi è difficile anche comunicare”. E sul futuro? "Dobbiamo stringere i denti"

20 gennaio - 20:28

Sono 297 le persone che ricorrono alle cure del sistema ospedaliero di cui 42 pazienti sono in terapia intensiva e 41 in alta intensità. Oggi sono stati comunicati 4 decessi, mentre sono 38 i Comuni con almeno 1 nuovo caso di positività

 
 
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato