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I sindacati in piazza: ''Integrazione significa sicurezza. Ci saranno maggiori spese per i cittadini e rischio sociale per la comunità''

Un doppio appuntamento in piazza, sempre questa mattina, è stato celebrato il ricordo di Mario Pasi, medico e partigiano. Una celebrazione organizzata dall'Anpi con presente il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, e Franco Ianeselli, segretario della Cgil

Di Luca Andreazza - 09 marzo 2019 - 13:20

TRENTO. Un centinaio di persone in piazza Pasi per la manifestazione dei sindacati Cgil, Cisl e Uil per dire "No" ai tagli del sistema di accoglienza impartiti dalla nuova giunta provinciale di centrodestra. "L'integrazione garantisce - spiegano le parti sociali - maggiore sicurezza. La soluzione non è depotenziare i servizi: il paradosso è che questo significa spese per i cittadini e rischio sociale".

 

In piazza si sono viste anche diversi esponenti politici per manifestare la vicinanza alle parti sociali, da Alessandro Olivi alla neosegretaria del Pd Lucia Maestri, da Paolo Ghezzi a Elisabetta Bozzarelli. La richiesta dei sindacati è quella di aprire un tavolo negoziale. La stima della Provincia è quella di 140 esuberi nel comparto da qui al 2020.

 

"La Provincia - dicono i sindacati - però è arroccata e i vertici della Federazione in silenzio. Si devono ricollocare queste professionalità: si parla di giovani preparati e laureati, formati e spesso con percorsi anche all’estero. E' necessario però agire nel complesso e non affrontare casi singoli".

 

Ad oggi i lavoratori che hanno perso l'occupazione sono i tre operatori di Activa, addetti al portierato notturno nella residenza Brennero, ma anche diversi operatori e educatori assunti a tempo determinato che in questi mesi a causa della soppressione dei corsi di italiano, del sostegno psicologico e dell'orientamento al lavoro, si sono ritrovati a casa.

 

"Una storia contro i principi e valori sociali e civili. Siamo arrivati e ci siamo integrati - Kudzo - abbiamo studiato e cercato un lavoro iniziato anni fa. Ora tre ragazzi di Togo, Camerun e Etiopia sono arrivati e si sono integrati, hanno studiato e cercato lavoro. Abbiamo sempre svolto questa occupazione e nel cambio di appalto abbiamo perso tutto. Una vicenda sconcertante".

 

Dopo il cambio di gestione da Atas a Croce rossa italiana, altri sette addetti si sono trovati senza occupazione: nonostante l'intesa sindacale, i lavoratori hanno scelto di non passare a causa della dequalificazione e demansionamento professionale: oltre agli esuberi, anche queste sono le conseguenze dei tagli, gli addetti che restano smettono immediatamente di essere educatori o assistenti o altro per diventare vigilanti, diurni e notturni.

 

"Una scelta personale e legittima di alcuni educatori della residenza di via Brennero chepur tutelati da un accordo sul piano salariale e di inquadramento professionalehanno scelto di non passare alle dipendenze di croce rossa. La scelta - ribadiscono i sindacati - di queste lavoratrici e lavoratori potrebbe essere dovuta alla modifica sostanziale del lavoro, si passa da un lavoro educativo e relazionale ad una semplice vigilanza, diurna e notturna, senza alcuna possibilità di proseguire un percorso avviato".

 

La politica provinciale in tema di accoglienza rischia, infatti, un effetto boomerang per la comunità trentina e produrre marginalità e insicurezza sociale per cittadini, imprese e richiedenti asilo stessi. Il motivo è molto semplice da capire: se si decide di tagliare i servizi rivolti ai migranti a partire all'avvicinamento al mondo del lavoro oppure ai corsi di italiano, i bisogni continuano ad esserci, ma ricadono sugli enti che già oggi sono "sold out" dalle richieste dei cittadini.

 

Un doppio appuntamento in piazza, sempre questa mattina, è stato celebrato il ricordo di Mario Pasi, medico e partigiano. Nato a Ravenna nel 1913 entra nella resistenza nel 1943 con il nome di Alberto Montagna mentre lavora all'ospedale di Trento. Una celebrazione organizzata dall'Anpi con presente il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, e Franco Ianeselli, segretario della Cgil. 

 

Nel frattempo si cerca sempre una soluzione per le donne di Lavarone, 7 delle 24 profughe possono rimanere in località per l'intervento della Diocesi (Qui articolo).

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