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Tutti parlano di educazione civica ma intanto alle scuole materne si smantella l'educazione attiva

Progettualità messe in piedi per promuovere una scuola aperta e dialogante. Piani e iniziative che vedono anche il contributo di volontari e associazioni del territorio per intrecciare idee e percorsi con le famiglie, le comunità e le istituzioni.Per esempio in val di Non i piccoli tra i 3 e i 5 anni hanno realizzato alcune librerie e poi si sono "confrontati" con il sindaco per trovare le giuste collocazioni in paese. Un progetto di Global school nel 2015 aveva intercettato 2 milioni dall'Europa

Di Luca Andreazza - 04 dicembre 2019 - 05:01

TRENTO. Se i progetti di cooperazione internazionale sono stati tagliati e i criteri hanno subito sostanziali modifiche (Qui articolo), i progetti di educazione alla cittadinanza globale vengono completamente eliminati dalla programmazione provinciale. Il taglio della Provincia di queste iniziative, che negli ultimi anni sono state portate avanti da numerose associazioni, è netto. 

 

Iniziative come “Vi raccontiamo una storia” portata avanti da Acav, insieme alla Federazione provinciale delle scuole materne, scuola materna Canossiane e Centro Moda Canossa, Tavolo Tuttopace, Istituto Pavoniano Artigianelli e Associazione Amici Fondazione Giovanni Paolo II, non sono più di interesse della nuova giunta provinciale. L'importo? In questo caso circa 20 mila all'anno per un triennio.

 

Il risparmio? Circa 250 mila euro di stanziamenti a bando all'anno sui progetti a loro volta co-finanziati dalle associazioni. Finanziamenti cancellati, anche se riguardano il Trentino e si svolgono interamente sul territorio. Iniziative che avevano destato l'interesse a livello nazionale, tanto che l'ex assessora Sara Ferrari era entrata nel board che aveva creato le linee guida in Italia per il comparto. Non solo, si era perfino intercettato un contributo europeo per "Global school" intorno ai 2 milioni di euro nel 2015. E se il consigliere provinciale Devid Moranduzzo, recentemente si è speso per l'educazione civica (Qui articolo) e in Commissione in materia cooperazione internazionale spiegava che "Sarebbe opportuno piuttosto dare una mano a chi lavora per i trentini e per gli italiani che si trovano in difficoltà. La priorità deve essere verso i nostri cittadini", ecco che progetti che potrebbero assolvere a questa funzione, che più si avvicinano, saltano. 

 

Il progetto “Vi raccontiamo una storia", tra gli ultimi finanziati dalla giunta Rossi, è partito l'anno scorso e il costo dell'operazione si aggira, come anticipato, intorno a 20 mila euro all'anno. Poche risorse che, però, sono importanti per un’ iniziativa che vede percorsi che coinvolgono gruppi di bambini eterogenei per età e competenze delle sezioni della scuola materna per discutere e condividere, ideare e realizzare, mettersi d'accordo nella co-progettazione di trame, sfondi e personaggi.

 

Progettualità messe in piedi per promuovere una scuola aperta e dialogante, per condividere e dare valore a tutto quello che ogni istituto mette in atto ogni giorno. Piani e iniziative che vedono anche il contributo di volontari e associazioni del territorio per intrecciare idee e percorsi con le famiglie, le comunità e le istituzioni, senza barriere.

 

"Il progetto ha potuto contare su una rete - commenta Elisabetta Bozzarelli, direttrice di Acav - in primis le insegnanti, il comitato gestore della scuola e le famiglie, l’impegno professionale e personale ha valorizzato il senso stesso dell'iniziativa e dell’educazione alla cittadinanza.
C’è un detto africano che dice 'per crescere un bambino ci vuole un villaggio': l’educazione è parte integrante della vita del singolo e della comunità. A scuola, a casa, nel tempo libero, ciascuno è attore educativo e gioca un ruolo cruciale per la crescita comune e responsabile".

 

Una filosofia educativa che segue due slogan "Fare insieme". I bambini ricercano e concordano quali materiali scegliere, disegnano e valutano il progetto migliore, riflettono sulle variazioni da apportare in corso d'opera al progetto iniziale. Sperimentano direttamente, come nel caso del progetto "Mille gocce", i bimbi si sono misurati sul funzionamento del galleggiamento, ma hanno anche scoperto in maniera dinamica le fontane cittadine e la loro storia. 

 

Una metodologia innovativa, il bambino tra i 3 e i 5 anni diventa protagonista nei processi decisionali. I progetti viaggiano lungo tre direttrici: la prima è quella di educare i più piccoli a confrontarsi e motivare le proprie idee per una cittadinanza responsabile. "Le ricadute di questo approccio - spiega Silvia Cavallororesponsabile delle Unità Specialistiche Ricerca e documentazione e Servizi educativo-pedagogico-didattici per la Federazione - non si limitano a quelle future. Il bambino non è solo l'adulto di domani, ma già di oggi. In questo modo abbiamo, poi, una partecipazione attiva delle famiglie, si parte dai più piccoli per lavorare a cavallo tra più generazioni. I genitori vengono coinvolti in queste iniziative. La scuola mantiene le regole ovviamente, ma i piccoli si abituano a esprimere il proprio pensiero. L'insegnante li guida e li interroga per risolvere eventuali criticità che emergono durante le progettazioni".

 

La cittadinanza attiva coinvolge le diverse associazioni del territorio, così come i Comuni. "L'educazione non è più semplicemente un insegnante che spiega e gli alunni che eseguono i compiti. Ora - prosegue Cavalloro - tutto è molto più trasversale e questo approccio, comunque guidato dagli educatori, permette di sviluppare abilità e peculiarità. I bambini sono chiamati a dialogare e ragionare insieme, soprattutto a motivare le proprie posizioni, così come a esplorare pensieri diversi. I punti di forza vengono ulteriormente rafforzati, mentre quelli di debolezza vengono piano piano colmati in quanto i piccoli si aiutano a vicenda e prendono esempio". 

 

Le scuole cercano di accogliere e valorizzare le varie iniziative che vengono proposte. "Ognuno - aggiunge Cavalloro - con il proprio pezzo contribuisce a realizzare un progetto. I bambini condividono i propri saperi, fanno ricerca informazioni a scuola, ma anche a casa, chiedono chiarimenti a nonni e genitori. In val di Non per esempio sono stati realizzate una dozzina di librerie da posizionare nei paesi: si sono confrontati con il sindaco per trovare la collocazione ideale in base alle normative. Questa primavera invece pubblichiamo una mappa, una piccola guida". 

 

Ma sono tante e diverse le iniziative in tutto il Trentino. "Le scuole in Vallagarina - evidenzia la Federazione - hanno realizzato un libretto informativo per orientare le 'matricole' e fornire i suggerimenti. L'istituto spiegato ai più piccoli dai piccoli. I bambini riescono a emergere, anche quelli più timidi riescono a fornire spontaneamente quelle idee in grado di rivoluzionare i progetti in quanto si trovano a proprio agio in gruppi meno numerosi".

 

Un percorso che non si conclude a scuola. "Questi progetti - conclude Cavalloro - sono molto coinvolgenti e le associazioni poi portano i bimbi nelle case di riposo e in altre realtà. E' fondamentale continuare a tessere legami e reti nelle scuole e tra le scuole, con le famiglie e sul territorio per valorizzare il ruolo del volontariato".

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