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Ventuno ragazzi trentini in Etiopia per aiutare i bambini di strada. Il professor Rigo: "Hanno dato molto, ma hanno ricevuto molto di più"

Sono partiti alla fine di agosto alla volta di Addis Abeba. Grazie a Gadisa Birhanu, fondatore del Testimony Feeding Center, hanno svolto due settimane di volontariato: lezioni, tanti giochi, lavori manuali. "I ragazzi sono stati molto colpiti da questo: cosa vuol dire avere un'istruzione o non averla. Noi la diamo per scontata, come tante altre cose, ma non è così"

Di Arianna Viesi - 25 settembre 2019 - 19:35

BORGO VALSUGANA. Sono 21 i ragazzi che, tra fine agosto e inizio settembre, hanno trascorso due settimane ad Addis Abeba. Due settimane in cui si sono messi al servizio dei bambini del Testimony Feeding Center.

 

Il progetto ha coinvolto 21 ragazzi, si diceva: 16 dell'Istituto Degasperi di Borgo Valsugana e 5 di altri istituti (Da Vinci, Buonarroti, Prati di Trento e Marie Curie di Pergine). Il professor Lorenzo Rigo, docente di religione presso l'istituto, ci ha raccontato quest'esperienza. "L'idea  è nata quando Gadisa Birhanu è venuto nella nostra scuola a raccontarci la sua storia". Sono stati proprio i ragazzi a chiedere, espressamente, di poter partire per l'Etiopia. "La cosa bellissima - continua Rigo - è che è partito tutto dai ragazzi. A me non è mai successa una cosa del genere. Noi, come insegnanti, ci siamo sentiti quindi in dovere di rispondere alla loro richiesta. Ci siamo rimboccati le maniche e, insieme alla professoressa Michela Moser, abbiamo messo in piedi questo progetto".

 

"I ragazzi - continua Rigo - si sono impegnati a tenere un diario laggiù. È stata un'esperienza molto forte, perciò è molto importante che i ragazzi riescano a rileggerla. Questa era forse la nostra più grande  preoccupazione".

 

"Gadisa aveva organizzato le giornate in maniera impeccabile. È un africano molto svizzero (ride, ndr). La nostra giornata era scandita in modo molto preciso. Al centro arrivavano una ventina di bambini tutti i giorni, bambini di strada che non hanno nulla. I nostri ragazzi, divisi in gruppi, si occupavano di loro. Chi impartendo lezioni di inglese, storia, geografia e un po' di italiano. Chi occupandosi dei bambini più piccoli. Chi, ancora, dedicandosi a lavori manuali all'interno della casa. Tutto, insieme a molti volontari locali".

 

Il Testimony Feeding Center è un centro diurno in cui bambini tra i 4 e i 13 anni ricevono istruzione, pasti, materiale scolastico e cure sanitarie. Il grande sogno di Gadisa Birhanu è quello di ingrandire questo centro, ospitando i bambini anche la notte, e di affiancargli anche un centro per anziani.

 

"Ogni sera, poi, c'era un momento di condivisione con Gadisa, un momento per rileggere la giornata. Devo dire che queste chiacchierate sono state emotivamente molto impegnative".

 

 

 

 

Un'esperienza straordinariamente arricchente, per tutti. "Non mi aspettavo di trovare dei ragazzi così impegnati. Hanno dato il 100%, sono stati bravissimi".

L'obiettivo, ora, è aiutare Gadisa a creare una rete di volontari coinvolgendo anche altre scuole. Il prossimo anno, tra gennaio e febbraio, Gadisa tornerà a Borgo Valsugana. Rigo e Moser sperano che questa possa essere un'occasione importante per aiutarlo.

 

"Anche se tanto è già stato fatto, c'è ancora tanto da fare", spiega Rigo. "Gadisa vorrebbe riuscire a dare anche ospitalità notturna a questi bambini. Vengono da famiglie disastrate o dalla strada. Gadisa vuole ospitarli anche la notte".

 

Gadisa sa bene cosa voglia dire, vivere sulla strada. "Ha qualità incredibili. Ha vissuto sulla propria pelle queste storie. Ha infinite qualità e un'intelligenza vivissima, ed ha solo 28 anni".

 

"Ho conosciuto questo ragazzo durante alcune brevi missioni che facevo in Etiopia". A parlare è il dottor Roberto Cappelletti, ortopedico che, qualche anno fa, è inciampato nella vita di Gadisa. Cappelletti, infatti, con l'associazione Medici con l'Africa Cuamm, era solito donare un mese di ferie per trascorrere un periodo come volontario ad Addis Abeba: prestando tempo, cure e competenze. Proprio nella capitale etiope le vite di Cappelletti e di Gadisa Birhanu si sono incrociate.

 

"Mi ha chiesto di aiutarlo negli studi: voleva studiare Servizio Sociale. L'ho aiutato per i tre anni di corso e, poco dopo il diploma, ha trovato lavoro presso un'Ong canadese".

Gadisa, però, ha deciso che questo non gli bastava. "Gadisa sentiva questa vocazione, lui la chiama 'vision': voleva aiutare i ragazzi di strada, come lui".

Fino ai 13 anni, infatti, Gadisa è vissuto in strada. La madre è morta quando aveva 4 anni e la moglie del fratello non l'ha mai accettato nel nucleo familiare.  

Gadisa, con tenacia e convinzione, è riuscito quindi a realizzare il proprio sogno:  due anni fa è nato il Testimony Feed Center. "Un'associazione riconosciuta dal governo etiope. Gadisa ha il supporto di personalità importanti, come quello dell'ex presidente. Nonostante questo, fa molta fatica a trovare i fondi per mandare avanti la sua iniziativa" (QUI ARTICOLO).

 

"Fare volontariato - conclude il dottor Cappelletti - è una scelta politica: di condivisione, di solidarietà, di lotta alle ingiustizie. È l'esatto opposto del liberismo economico. Il volontario deve opporsi con tutte le forze alla lotta dell'uomo contro l'uomo".

 

E i ragazzi, con il loro lavoro, l'hanno fatta, questa scelta. "I ragazzi - spiega il professor Rigo - hanno dato molto ma hanno ricevuto molto di più. Ci sono molte cose che noi diamo per scontate. Sono stati molto colpiti, ad esempio, da questo: cosa vuol dire avere un'istruzione o non averla. Noi la diamo per scontata, come tante altre cose, ma non è così".

 

Dare tanto per ricevere di più, questo è quanto si legge in controluce tra le parole del professor Rigo. Ed è  proprio questo il filo che lega tutto. Il dottor Cappelletti, ricordando l'incontro con Gadisa, aggiunge: "Io gli ho dato fiducia in un momento in cui nessuno gliela dava. Gadisa mi ripete sempre che, adesso, quella fiducia deve darla ai suoi bambini. Perché l'amore non va mai perso. Ogni atto d'amore non va mai perso. L'amore non si esaurisce, si moltiplica".

 

 

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