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Coronavirus, l'appello di Roberta: “Per noi malati oncologici la mascherina è vita. Fugatti ci ripensi. I voti presi con gli impianti si perdono con i funerali”

L’appello contro le “liberalizzazioni” volute da Fugatti, parte la campagna “Io la mascherina non la tolgo”. La denuncia: “Sono rimasta esterrefatta quando ho saputo che avrebbero allentato le restrizioni, eliminando l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. È come dire a tutte le persone più deboli di arrangiarsi''

Di Tiziano Grottolo - 03 dicembre 2020 - 12:58

VOLANO. “Io la mascherina non la tolgo” è questo lo slogan dell’iniziativa lanciata da Roberta Tovazzi, in aperto dissenso con l’ultima ordinanza firmata dal presidente della Pat Maurizio Fugatti che di fatto cancella molte delle restrizioni introdotte in precedenza, fra cui l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. L’iniziativa, nella quale viene chiesto alle persone di inviare un selfie con indosso la mascherina, sta raccogliendo un grandissimo successo.

 

Sono rimasta sorpresa del numero di risposte che ho già ricevuto – spiega Roberta a Il Dolomiti – e delle persone che stanno contribuendo a portare avanti questa voce. Sono una paziente oncologica cronica, per me la mascherina è vitale, non posso permettermi di prendere il Covid perché metterebbe a serio rischio la mia stessa vita”. La donna, 53 anni di Volano, ha avuto una prima diagnosi nel 2014, poi una ricaduta nel 2017, da allora segue una terapia per portare avanti la sua lotta contro il tumore.

 

“Solo pochi giorni fa ho sostenuto una seduta di terapia, in pochi sanno quanto può essere traumatico vivere una malattia che, soprattutto in questo momento, è fatta di solitudine e isolamento, per fortuna abbiamo il sostegno di un eccellente personale sanitario al quale va tutta la mia ammirazione”. In questa fase infatti, la gran parte dei malati oncologici non può permettersi di abbassare la guardia perché un eventuale contagio da Covid potrebbe minare gravemente la loro salute, di per sé già precaria.

 


 

Sono rimasta esterrefatta – ricorda Roberta – quando ho saputo che Fugatti avrebbe allentato le restrizioni, eliminando l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. È come dire a tutte le persone più deboli di arrangiarsi. Non ho mai mollato durante la mia malattia e mi sento di ribadire di sentimi ancora una persona, una donna che può fare ancora molto per sé e la comunità. Io rispetto le regole, sia da parte medica che legislativa, ma pretendo che anche chi amministra ci dia linee guida chiare e corrette con le giuste informazioni e soprattutto che non spinga le persone ad adottare comportamenti scorretti. La mascherina è l’unico mezzo che abbiamo per proteggerci”.

 

Da settimane, ma con ancora più urgenza in questi giorni, Roberta sta cercando di mettersi in contatto con il presidente della Pat: “Ho avuto modo di parlare con Luca Zaia, lui ha una squadra che permette alle persone di esporre i propri problemi, in Trentino ho provato a chiamare tutti i numeri disponibili ma non ho mai ricevuto risposte, il numero verde è stato attivato solo dal primo dicembre”. Secondo Roberta, e molti alti trentini, le “liberalizzazioni” volute da Fugatti sono “un’assurdità” e potrebbero contribuire a una sottovalutazione generale della situazione. A queste difficoltà si aggiungono quelle derivanti dalla chiusura del Day hospital oncologico di Cles che avranno sicuramente delle ripercussioni sui cittadini delle valli del Noce (articoli QUI e QUI).

 

“Ho chiesto di aderire all’iniziativa entro 24 ore perché il virus non aspetta e basta poco tempo per fare gravi danni. Credo che Fugatti ultimamente non sia entrato in un reparto di ospedale se non per visite ufficiali, lunedì prossimo sarò di nuovo in terapia e chiederò una deroga all’ospedale per farmi accompagnare dal presidente della Pat, forse così potrà rendersi conto della situazione”.

 

Un appello quello di Roberta necessario, che si fa carico di dare voce a tutte quelle persone che stanno affrontando da un lato una terribile malattia, dall’altro la pandemia . “Comprendo chi si vuole divertire e vorrebbe uscire ma ci siamo anche noi malati e abbiamo gli stessi diritti degli altri. Ho l’impressione che i vertici provinciali non sempre abbiano contezza della situazione. Vorrei capire cosa ha portato Fugatti a prendere queste decisioni, i voti che si guadagnano con gli impianti da sci si perdono con i funerali”.

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