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Coronavirus, le rette degli allievi non ci sono e la storica scuola di danza di Trento rischia di chiudere. Demattè: "Affitto e bollette pesano. Aspettiamo risposte"

La scuola fondata da Giovanna Menegari più di cinquant'anni fa sta attraversando (come molte altre attività) un periodo difficile. La direttrice, Barbara Demattè: "Per ora tentiamo tutto quello che è possibile, facciamo lezione online, gli insegnanti non mi chiedono nulla, gli allievi stessi mi dicono 'ti aiutiamo noi a portare avanti questa scuola'. Questi mesi sono davvero pesanti. Non dobbiamo togliere la magia ai nostri bambini. Abbiamo un futuro da difendere"

Di Arianna Viesi - 03 maggio 2020 - 21:32

 TRENTO. "Una scuola di danza, in quest'emergenza sanitaria, viene equiparata a tutte le altre scuole e deve, quindi, fare i conti con tutti i problemi che il mondo della scuola si trova ad affrontare ora", parla così Barbara Demattè che, da poco più di un anno, ha preso le redini della storica scuola di danza fondata da Giovanna Menegari più di cinquant'anni fa (QUI ARTICOLO).

 

Era il 1968 quando Giovanna Menegari, ballerina dell'Accademia di Vienna, fondò la prima scuola di danza classica a Trento, un luogo di condivisione, incontro e cultura che ha segnato la vita (professionale e non) di tante generazioni.

 

"Giovanna Menegari - ricorda Barbara Demattè, con commozione - andando a Bologna, ebbe un incidente che compromise la sua carriera da ballerina. Ma, nonostante questo, non abbandonò la sua passione e decise di mettersi in gioco e di regalare, anche ad altri, il proprio sogno. Così aprì la prima scuola, cui poi seguì l'apertura di altre quindici. Tantissime ragazze e tantissimi ragazzi sono passati dalle sale di via Perini. Giovanna Menegari è stata un baluardo culturale per la nostra città, organizzando meravigliosi spettacoli al Teatro Sociale per i cittadini trentini".

 

"Nell'autunno del 2018 Giovanna Menegari è venuta a mancare - racconta Barbara Demattè -. Mia figlia frequentava la scuola. Non volevo che la sua eredità artistica andasse persa e, quindi, mi sono messa in gioco. Non sono un'insegnante ma ho fatto danza lì. Credevo fosse giusto lottare per evitare la chiusura. Avevo fretta di riaprire e, dopo mesi di fatica, ce l'abbiamo fatta. Il 22 gennaio 2019 siamo ripartiti con due insegnanti del Liceo Coreutico, Gabriella Cavallaro e Domenico Paglione, con cui continuiamo a collaborare".

 

La ripartenza, come racconta Barbara Demattè, non è stata facile. La scuola ha accusato il colpo della scomparsa di Giovanna Menegari. Barbara ha dovuto fare i conti, nei primi mesi, con la carenza di iscritti ma non si è data per vinta. Oltre alla danza classica, rimasta fiore all'occhiello della scuola, Barbara ha deciso di puntare anche sullo studio della danza classica di repertorio, sulla danza di carattere, sulla danza contemporanea e sulla zumba

 

"Avevamo creato un bellissimo gruppo - commenta -, stavamo preparando lo spettacolo di fine anno cui avrebbe preso parte anche Gerrison Rochelle, che collaborava già con la 'signorina' Menegari e con il quale, dallo scorso anno, avevamo iniziato una collaborazione e instaurato una speciale amicizia".

 

Tanti, insomma, erano i progetti in campo. Progetti che, come per molte altre attività, sono stati bruscamente interrotti dallo scoppio dell'epidemia. "A fine febbraio abbiamo chiuso per qualche giorno, poi abbiamo riaperto per una settimana e, dal 6 marzo, siamo chiusi totalmente".  

 

"Le difficoltà ci sono - continua Demattè -. Noi siamo in affitto privato, altre scuole invece sono in affitti comunali che hanno dato la possibilità di posticipare o ridurre i pagamenti. Sono da sola perché questa attività la porto avanti da sola. Non essendoci più lezione, le rette mensili vengono a mancare e quindi per me è veramente un disagio notevole. Tutto è rimasto sospeso: progetti, investimenti, soprattutto umani".

 

Il pensiero, poi, va alle allieve e agli allievi, soprattutto più giovani. Come ci racconta Barbarà Demattè, la scuola di danza (come tante altre attività extrascolastiche) è, per bambine e bambini, molto importante: "un seminario di vita", la chiama.

 

"È proprio triste essere rimasti bloccati.  È una scuola storica: perché non si salva il salvabile? Il mio pensiero è rivolto, però, anche a tutte le scuole di danza, in Italia e nel mondo, scuole dalle quali sono usciti grandi ballerini che danzano per grandi compagnie e teatri. Noi seguiamo i bambini, i più piccoli hanno tre anni e mezzo, e la scuola di danza diventa per loro un momento di educazione, ascolto, condivisione, regole, silenzi, cultura della musica, comprensione del corpo. Non è solo la storia della mia scuola, ma dell'Italia e del mondo intero, basti pensare che solo sul territorio italiano sono presenti circa 17.000 scuole per un totale di un milione e 400.000 ballerini tra i 4 e i 20 anni".

 

 

 

 

La voglia di ripartire è tanta ma, ancora, non si sa da che parte iniziare.

 

"Dobbiamo essere ascoltati anche noi - continua -. Ho voglia di ricominciare, se potessi andrei in via Perini anche domani. Che ci diano delle prospettive. Stiamo aspettando dei protocolli per ricominciare. Le allieve e gli allievi sono disposti a danzare addirittura con le mascherine, durante le videochiamate che facciamo ne parliamo spesso, immaginando la nostra sala di danza. Abbiamo bisogno di risposte chiare per capire come e quando potremo riaprire in sicurezza, tutelando la salute dei bambini e di tutto il personale".

 

La direttrice della scuola di danza si è, quindi, rivolta anche alle Istituzioni ma, ancora, non sa come e quando potranno riprendere i corsi.

 

"Ho scritto a Fugatti e a Bisesti - dice -. L'assessore Bisesti mi ha risposto dicendomi che siamo alla stregua degli asili e che, dunque, dobbiamo aspettare. Non voglio un finanziamento, non voglio contrarre un debito che poi non saprò se potrò colmare. Ho solo bisogno di riaprire, di sapere quando potrò farlo. Gli allievi e le maestre vogliono ritrovarsi a settembre, ricominciare".

 

"Il presidente della Federazione Italiana Danza Sportiva - aggiunge - ha inviato, nei giorni scorsi, al ministro Vincenzo Spadafora e al presidente del Coni Malagò una lettera in cui si chiede di poter riprendere la nostra attività, con protocolli chiari e sicuri. Noi li stiamo aspettando".

 

Per il momento, però, si fa quel che si può. "Per ora tentiamo tutto quello che è possibile, facciamo lezione online, gli insegnanti non mi chiedono nulla, gli allievi stessi mi dicono 'ti aiutiamo noi a portare avanti questa scuola'. Questi mesi sono davvero pesanti per le quote d'affitto e le bollette".

 

Affitto e bollette, insomma, con l'incognita di settembre che grava sulle spalle di Barbara Demattè, su quelle delle maestre e degli allievi della scuola. Bisognerà trovare soluzioni per iniziare il nuovo anno accademico e far sì che la scuola non chiuda, portando con sé un bagaglio fatto di ricordi, amicizia, condivisione. Così Barbara prova ad immaginare la scuola che sarà.

 

"Le nostre lezioni si svolgono dal pomeriggio alla sera, dalle 16 alle 22. I nostri corsi non sono mai troppo carichi, ci sono al massimo 10/15 allievi. La prima cosa che si farà, immagino, sarà ridurre i corsi, riducendo al minimo anche la presenza per ogni corso. Non si farà entrare nessuno, anche i genitori dovranno  rimanere fuori. Si dovranno studiare dei protocolli specifici, insomma. Tenere la mascherina, prevedere una presenza minima negli spogliatoi, arrivare a scuola già cambiati magari. Sarà difficile, certo, ma ce la faremo, con la speranza che questa pandemia rientri in parte e lasci il passo alla volontà e all'ambizione di ricominciare".

 

"Si potrebbe pensare, - continua - ad utilizzare magari i parchi, per recuperare i mesi perduti. Prevedere una sorta di calendario per utilizzare i parchi per le attività sportive".

 

"Ci sono moltissime attività in difficoltà - conclude Barbara Demattè - e mi sembra di vivere un incubo. Ci sentivamo infallibili e prestavamo poca attenzione alle cose più semplici e di valore: i rapporti umani. Anche un abbraccio o un bacio erano cose che davamo per scontato. Ed è questo il lavoro che dovremo fare. Sarà un lavoro difficile, che tutti dovremo impegnarci a perseguire. Non dobbiamo togliere la magia ai nostri bambini. Mi sento 'mamma' di tutti i bambini che frequentano la scuola. La mia scuola la sento così: c'è la storia di un passato, di un presente che abbiamo costruito. Ora abbiamo un futuro da difendere".

 

 

 

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