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Il lavoro che "fa comunità" del Museo Storico di Trento: tra supporto alla didattica e lezioni specifiche, il gradimento dei docenti è alto. Ferrandi: "Patrimonio per il futuro"

La Fondazione Museo storico del Trentino ha lanciato ancora il 6 marzo un programma di videolezioni per gli studenti delle superiori per colmare alcune lacune nei programmi dovute all'interruzione delle lezioni. In aggiunta sta fornendo una serie di soluzioni per supportare il corpo docenti. Il direttore Ferrandi: "Questa crisi apre nuove sfide e può generare un patrimonio utile per il futuro"

Di Davide Leveghi - 06 aprile 2020 - 16:38

TRENTO. Tra i soggetti più impegnati nel salvare il salvabile in un anno scolastico disastrato dall’emergenza Coronavirus c’è sicuramente la massima autorità storica del territorio trentino. La Fondazione Museo storico del Trentino, solerte e pronta già nel momento in cui si prospettava la serrata totale di istituzioni culturali e scuole, presentava al pubblico in collaborazione con la Sovrintendenza scolastica della Provincia un’offerta di strumenti “non sostitutivi” ma a disposizione di tutti gli insegnanti interessati per colmare potenziali lacune dovute allo stop nell’avanzamento dei programmi, già il 6 marzo.

 

Storia del ‘900, educazione alla cittadinanza, uso consapevole del web, riconoscimento delle fake news, sono queste alcune delle questioni affrontate nelle lezioni online caricate sulla pagina youtube e disponibili per il “pubblico scolastico” e il mondo di appassionati di storia. Il tutto confezionato in video lunghi in media 20 minuti che hanno ricevuto un seguito decisamente positivo per essere contenuti di storia. In fondo, questa emergenza ha posto nuove sfide a chi si occupa di divulgazione. “Il presupposto da cui tutto parte è il rischio di un notevole vuoto formativo e culturale – spiega Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione – per questo come istituzione museale abbiamo pensato a una soluzione per reinterpretare la nostra funzione. Gli strumenti offerti non sono sostitutivi ma a supporto del mondo della scuola, rivolgendosi alle classi quarte e quinte delle superiori e seguendone il programma, in un arco temporale che va dunque dalla Rivoluzione Francese al '900”.

 

“Si è cominciato con delle videolezioni – continua – caricate sul canale youtube e sull'account facebook, oltre che sul canale del digitale HistoryLab. Poi queste lezioni sono state ricalibrate in virtù dell'interazione con i docenti, visto che da loro arrivavano richieste personalizzate per l'approfondimento di determinati percorsi. Infine si sta ricercando di erogare servizi didattici a richiesta, con l'intervento di professori o ricercatori in collegamento diretto con le classi. Io stesso ho tenuto una lezione sulle problematiche del Trentino nell'immediato primo dopoguerra per delle classi del Liceo musicale Bonporti e degli Istituti delle Belle Arti Depero di Rovereto e Vittoria di Trento, misurandomi con modalità nuove di fronte a una platea di un centinaio di ragazzi e con il filtro degli insegnanti, con cui previamente avevamo calibrato il tema e che mano a mano raccoglievano le domande degli studenti”.

 

“E' una modalità che non incide sui grandi numeri, ma di certo pone in discontinuità il lavoro della Fondazione – aggiunge - è una scelta di qualità nell'uso delle tecnologie e negli approcci fino ad ora inimmaginabile”. Lanciata per una prima volta con l'intervento dello stesso Ferrandi, questa soluzione pare si stia preparando anche per altri istituti, offrendo un valido strumento di approfondimento nei percorsi dei ragazzi.

 

Attraverso un numero whatsapp (+39 328 380 7029), gli insegnanti possono mettersi in contatto con il Museo, ricevendo materiale e rivolgendo specifiche richieste di approfondimento. Fino ad ora, questa soluzione pare aver avuto particolare successo, con quasi 300 docenti iscritti.

 

L'emergenza, nei limiti del possibile, ha finito pertanto per generare esperienze positive e utili per il futuro. “Questa crisi – prosegue Ferrandi – è in grado di generare anche pratiche che possono essere patrimonio per i tempi futuri, è una prova del fuoco che ha permesso di evidenziare limiti e potenzialità. Bisogna pensare che non stiamo lavorando per un pubblico generico ma per rispondere alle esigenze di un pubblico scolastico. La parte più difficile è dunque rendere specifico e puntuale l'intervento”.

 

“Molto dipende da come verrà impostata la maturità – continua – che di certo non seguirà il percorso tradizionale. In aggiunta si deve pensare al vuoto determinato da quest'anno scolastico e all'eredità, tutte questioni che sollevano interrogativi e che dovranno trovare risposta. Per ora il punto debole della nostra offerta didattica si lega allo studio primario e alle scuole medie, ma qui si aprono anche questioni più ampie non solo sulla modalità di fornire la didattica a distanza ma anche sul livello d'accesso e quindi di democrazia a questo tipo di insegnamento”.

 

Per scuole elementari e medie infatti si aprono praterie, a cui il Museo, con un piccolo primo passo, offre una prima opportunità di lavoro. “Stiamo cercando delle soluzioni – spiega Alice Manfredi, membro dell'Area Comunicazione della Fondazione – una di queste è l'invio di un 'progettino' ai docenti delle primarie per avere in ritorno un ricordo degli alunni sulla situazione vissuta. Questo rientra nel progetto #facciamomemoria”.

 

Intanto il grosso del lavoro, come detto, coinvolge le ultime classi delle superiori, fornendo da una parte contenuti agli studenti e dall'altra supporto agli insegnanti. “Dal lunedì al venerdì pubblichiamo 2 lezioni di storia ogni mattina e un approfondimento ogni pomeriggio – continua – gli argomenti spaziano da alcuni di carattere metodologici ad altre lezioni più classiche. Attraverso il gruppo whatsapp, invece, lanciato a metà marzo e che conta su oltre 250 docenti iscritti, inviamo il nostro programma giornaliero, raccogliendo al tempo stesso dei suggerimenti in un vero e proprio esperimento di sportello”.

 

“Il feedback per ora è buono, le lezioni arrivano anche 6/700 visualizzazioni e gli insegnanti ringraziano. Nessuno si è disiscritto dal gruppo whatsapp – conclude soddisfatta – e si lavora di concerto per ricalibrare i video secondo le esigenze didattiche. Tra i commenti restituitici un docente ha detto che il nostro lavoro fa comunità e civiltà, e questo sicuramente è un risultato che fa piacere”.

 

Pensato non solo per le scuole, ma per tutta la cittadinanza, la Fondazione ha infine lanciato un progetto utile in futuro a ricostruire l'umore della popolazione in questa fase storica. “#facciamomemoria è una proposta per le scuole di ogni ordine e grado che conta molto sulla mediazione degli insegnanti. L'idea non è la pubblicazione immediata – spiega Ferrandi – ma il raccoglimento e la conservazione di racconti su cui si può contare in futuro per analizzare la dimensione soggettiva dell'evento, la creazione e la valorizzazione di un archivio, dunque”.

 

“Un'esperienza simile l'abbiamo già provata con Vaia – conclude – e come in quel caso a noi interessa come racconteremo il Coronavirus e l'impatto avuto sulla comunità. È un'operazione che comporta delle problematiche storiografiche ma al tempo stesso è una sfida culturalmente importante. Il Museo sin dalla sua fondazione è stato attento a raccogliere documentazione sulla contemporaneità. E questo che stiamo vivendo è sicuramente un evento spartiacque paragonabile a una guerra”.

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