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Dal lockdown il percorso al Monumento alla Vittoria è ancora chiuso. L'appello degli storici: "Riaprirlo e promuoverlo subito"

Un gruppo di storici altoatesini e non solo ha lanciato un appello alla nuova amministrazione comunale di Bolzano per riaprire il percorso espositivo "BZ '18-'45: un monumento, una città, due dittature" sotto al Monumento alla Vittoria. Chiuso dal lockdown, non è più stato riaperto al pubblico nonostante i tanti riconoscimenti internazionali e l'importanza in una terra dal passato tanto tribolato. "Ripristiniamo la centralità di un luogo che svolge un ruolo cruciale per un approccio consapevole alla memoria storica"

Di Davide Leveghi - 13 ottobre 2020 - 11:23

BOLZANO. “Ci rivolgiamo quindi alla nuova amministrazione comunale e alla ripartizione servizi culturali affinché si ponga rimedio il più rapidamente possibile a questa situazione, ripristinando la centralità di un luogo che svolge un ruolo cruciale per un approccio consapevole alla memoria storica di questo territorio. Ciò nel pieno rispetto delle misure sanitarie vigenti, contingentando laddove necessario il numero di visitatori”. Il percorso espositivo sotto al Monumento alla Vittoria deve essere riaperto.

 

È questo l'appello lanciato da un gruppo di storici altoatesini e non solo (Andrea Bonoldi, Siglinde Clementi, Maurizio Ferrandi, Joachim Gatterer, Georg Grote, Hans Heiss, Walter Landi, Stefan Lechner, Giorgio Mezzalira, Hannes Obermair, Günther Pallaver, Jeffrey Schnapp, Oswald Überegger, Martha Verdorfer e Alessandra Zendron) per porre fine ad una chiusura di un luogo di centrale importanza dal punto di vista culturale e storico.

 

Se infatti la parte superiore, il Monumento stesso, ha infatti presentato qualche problematica negli ultimi messi (QUI), diversa è la questione per la cripta, dove dal 2014 un gruppo di storici di lingua tedesca e di lingua italiana hanno dato vita, in collaborazione con Provincia e Comune di Bolzano, a un'iniziativa apprezzata internazionalmente come esempio di buone pratiche storiche.

 

Non solo riapertura, però, gli storici in questione chiedono che il percorso espositivo venga rilanciato. “Riaprite finalmente la mostra permanente presso il Monumento alla Vittoria di Bolzano, da mesi inaccessibile, e date nuova vita a questo luogo europeo della storia e dell'apprendimento critico”.

 

Tanti infatti sono stati i visitatori e i riconoscimenti della bontà di una mostra capace di riflettere in ottica sovraregionale e transnazionale sul percorso novecentesco di una terra contesa come l'Alto Adige, partendo da un Monumento costruito dal totalitarismo italiano. “BZ '18-'45: un monumento, una città, due dittature”, questo il nome del progetto, ha “offerto a decine di migliaia di visitatori, locali e non, la possibilità di prendere coscienza delle molteplici dimensioni della storia contemporanea di Bolzano e dell'Alto Adige, e ciò in un luogo particolarmente significativo, in passato spesso foriero di profondi conflitti identitari. Nel 2016 l'esposizione è stata premiata con un encomio speciale allo European Museum of the Year Award, con la motivazione che a Bolzano 'è stato reso nuovamente accessibile un monumento controverso, che a lungo è stato al centro di battaglie politiche, culturali e identitarie. Il progetto è un’iniziativa decisamente coraggiosa, che è stata realizzata in modo professionale promuovendo i valori dell'umanesimo, della tolleranza e della democrazia'”.

 

Un luogo gratuito e formativo, che “ha offerto agli alunni e studenti un'opportunità per esaminare criticamente il fascismo e il nazionalsocialismo, dando anche modo di acquisire alcuni fondamentali principi di educazione civica e politica”. Un luogo a cui nel capoluogo sono state accomunate altre iniziative sulla falsariga, dal Bassorilievo di Piffrader risemantizzato con la frase trilingue di Hannah Arendt alle pietre di inciampo in memoria degli ebrei bolzanini, fino all'installazione luminosa di fronte al campo di concentramento nazista di Bolzano.

 

Proprio in questo solco “l'esposizione permanente BZ '18-'45: un monumento, una città, due dittature costituisce per molti aspetti un punto di partenza ideale del percorso che unisce questi luoghi, proponendo un’adeguata contestualizzazione storica. Tale funzione rischia ora di andare perduta a causa della prolungata chiusura, inevitabile durante il lockdown pandemico ma ormai non più giustificabile. Si rimettono così in discussione gli sforzi fatti per promuovere una cultura della memoria critica, mentre altri musei e istituzioni culturali hanno riaperto da tempo, adottando le misure sanitarie necessarie a garantire la sicurezza dei visitatori”.

 

Luogo unico in Italia, luogo europeo non solo per i contenuti ma anche per la metodologia con cui ha ridato significato a un monumento costruito da una dittatura, è stato inserito nel prestigioso manuale “The Routledge Companion to Italian Fascist Architecture” (2020). Un fatto che, scrivono i firmatari dell'appello, rende ancora più urgente la riapertura.

 

L'appello alla nuova amministrazione si amplia quindi a qualcosa di più della semplice riapertura: “Riteniamo altresì che una rapida riapertura del percorso espositivo non sia sufficiente. Occorre che sia messo in campo uno sforzo di promozione commisurato alla rilevanza dell’esposizione, attraverso eventi tematici che ne diffondano ulteriormente i contenuti. BZ '18-'45 non deve in alcun modo condividere il triste destino del Museo civico, il cui patrimonio è sostanzialmente precluso alla cittadinanza e ai visitatori da troppi anni. Altre istituzioni museali significative della città come il Museo della Scuola e il Museo delle Semirurali sono addirittura del tutto sconosciute alla maggior parte della cittadinanza, e questo a prescindere dalla loro totale chiusura in seguito all’emergenza sanitaria. Alla nuova amministrazione comunale viene ora offerta l’occasione per dare prova di lungimiranza nel campo della politica culturale, rimettendo in funzione e potenziando ulteriormente il percorso espositivo BZ '18-'45 che costituisce un riferimento importante per tutto il territorio provinciale e anche oltre esso”.

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